Stemma di don Leonardo Maria Pompei Don Leonardo Maria Pompei Sacerdote · Apostolato

Audio · Radio San Giuseppe

San Giuseppe patrono della buona morte 7

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Ave Maria a tutti ascoltatori carissimi, siamo per una nuova puntata di questo ciclo di Catechesi su Radio San Giuseppe e questa sera, se il Signore ci aiuta, anche attraverso l'intercessione del Più Santo dei Santi, termineremo la seconda parte del testo che stiamo seguendo, un testo davvero straordinario che anche per me è stata fonte continua e bella di ulteriori informazioni e rivelazioni oltre a quelle poche che per la verità conoscevo di questo grandissimo santo, cosa di cui ovviamente sono grato. La seconda parte in cui abbiamo visto alcune particolarità di San Giuseppe, se ricordate, abbiamo visto un pochino di storia, alcuni privilegi di San Giuseppe e nell'ultima puntata che ci ha lasciato in diretta durante...

l'ottava dell'assunzione, se non ricordo male, o addirittura forse anche prima, ne abbiamo saltate un paio per ragioni inerenti ai vari spostamenti di tutti estivi, con il tema sorprendente della presunta, dobbiamo dire così ovviamente, assunzione al cielo di San Giuseppe in corpo ed anima. Ne abbiamo spiegato, ovviamente seguendo il testo, le motivazioni che ci hanno spiegato, che sostengono questa ipotesi teologica ed anche gli autori, alcuni pezzi da novanta della spiritualità e della sciatica cristiana che hanno difeso e sostenuto questa dottrina.

Oggi termineremo questa parte dove considereremo San Giuseppe come patrono dei moribondi, perché è molto importante anche questa dimensione e vedremo anche i fondamenti teologici di questo particolare titolo, tra i molti, che ha questo straordinario santo. Vedremo come San Giuseppe è patrono della buona morte e vedremo poi infine qualche ulteriore considerazione sulla sua...

straordinaria santità. Quindi vedremo ancora come e in che senso San Giuseppe può essere considerato il più santo dei santi. Poi dalla prossima volta, a Dio piacendo, sperando che questa sera riusciamo ad esaurire, si aprirà la terza parte del testo dove vedremo cosa i papi hanno scritto su San Giuseppe, alcuni fenomeni mistici legati alla figura di San Giuseppe, cioè alcune apparizioni e anche alcuni miracoli attribuiti nel corso della storia all'intercessione di San Giuseppe. Fino poi a aggiungere ad alcune considerazioni e parole e dottrine di alcuni santi su San Giuseppe e poi ad alcuni aspetti del culto, anzitutto i santuari dedicati al santo e poi alcune forme di devozione.

A San Giuseppe, già note alla radio, quindi penso che faremo una puntata abbastanza veloce, tipo la corona delle sette gioie di San Giuseppe, le litanie di San Giuseppe, i sette dolori di San Giuseppe, il sacromanto di San Giuseppe e la preghiera molto importante, che spero tutti più o meno conosciate, che è a Teo Beato Giuseppe, di cui sarebbe preferibilmente raccomandabile, ove possibile.

La recita quotidiana, una preghiera molto forte, indulgenziata, tra l'altro, molto potente e sicuramente molto cara e molto gradita a San Giuseppe. Veniamo subito al tema di questa sera. C'è un bellissimo passo del libro dell'Apocalisse che parla della beatitudine, della morte dei fedeli al Signore. Cito Apocalisse 14, si dice lo Spirito, riposeranno dalle loro fatiche perché le loro opere li seguono.

Una cosa molto bella. Sappiamo tutti quanti, io ho avuto modo più di qualche volta di occuparmi di questo tema, che sorella morte corporale, così la chiamava il Santo di Assisi, è l'unico evento futuro e certo della nostra esistenza, dell'esistenza di ogni uomo. Cioè, io non posso essere sicuro neanche di quello che farò tra cinque minuti. Presumo che tra cinque minuti stia continuando questa catechesi, per non farla troppo breve. Spero che tra una mezz'oretta sia terminata, per non farla troppo lunga. Però, da qui a cinque minuti, perdonatemi adesso non vorrei sembrare crudo, potrebbe venirmi un infarto, o potrebbe venirmi un colpo, perdonatemi.

Io tra cinque minuti potrei, anziché continuare la catechesi su San Giuseppe, essermi trovato davanti al Padre Eterno nel giudizio particolare. Quindi, anche un fatto così ovvio e così scontato come il fatto di terminare un'azione che uno ha cominciato, non possiamo darlo per certo e per scontato. Ma che ci sarà un momento futuro in cui io morirò, è certo.

Non posso neanche dare per scontato che tra una settimana ci sarà un momento futuro. Se Dio vorrà, se Antonio riterrà utile la mia collaborazione, ci rincontreremo. Se Dio non vorrà e non riterrà utile questa cosa, questo non accadrà. Quindi, capite, questo vale per la vita di ogni uomo. Eppure, molti uomini sono così sciocchi da pensare poco a questo evento futuro, è certo.

Che arriverà. E che noi sappiamo dalla rivelazione essere un evento che non dobbiamo, come dire, temere in maniera assurda o angosciata, ma che al tempo stesso dobbiamo in qualche modo preparare. Noi non possiamo aggiungere a questo evento impreparati. E certamente non pensare ad una cosa, per la verità, a sport...

E' un evento che, da non praticare, ma purtroppo molto comune tra i mortali, non aiuta affatto a risolvere un problema. Ma lo lascia lì, e lo lascia lì con tutto il suo carico di potenziale angoscia che questo problema porta con sé. Io ho vissuto, per esperienza chiaramente non personale, perché nessuno può raccontare come ha vissuto la propria morte, però ho la prova di partita a miglior vita di entrambi i miei genitori. E certamente il Signore mi ha aiutato a viverla in un'ottica di serenità, di fede, di obbedienza alla volontà di Dio, di ringraziamento per quello che il Signore mi aveva dato attraverso questi genitori, così come sono stati, e anche di affidamento della loro anima al Signore, di preghiera molto alla loro anima. Ciò nonostante, io posso testimoniare che Sorella Morte ha una sua grave rigidità, ha una sua grave potenza distruttiva, perché comunque i tuoi sensi vedono un cadavere, i tuoi sensi vedono una bara, i tuoi sensi vedono una lapide su cui è la scelta, ma c'è il silenzio assoluto e l'oblio di tante realtà. Ecco perché molte persone che non ci pensano alla morte vanno inesorabilmente a autocondannarsi, a morire disperati, a meno che la morte non li cogli in maniera improvvisa. Ma se ti cogli in maniera improvvisa, forse non sperimenti la disperazione sulla terra, però tutti i proceduti nel corso della storia pregavano sempre il Signore, quando ci credevano, dico io, salvaci dalla morte improvvisa, perché la morte improvvisa non è certamente da ospicare, perché non è detto che la morte mi trovi preparato. Ci sono tante parabole del Vangelo di Nostro Signore, pensiamo a quella delle dieci vergini, per esempio, o a quella dell'amministratore disonesto che si mette a mangiare, bere, ubriacarsi e poi il padrone di casa arriva, quando meno rispetta, oppure a quell'altra parabola del banchetto nuziale, quello che stava senza la veste nuziale viene cacciato fuori e non entra nel banchetto. Sono tutte quante parabolette che ci fanno comprendere come sì, certamente Dio ci vuole tutti con sé, ma non è detto che siamo pronti ad andare con Lui. Quindi sì, si può morire disperati, è come c'è stato un noto personaggio pubblico che...

chiaramente io non voglio nominare, ne non voglio neanche infierire, perché poi dinanzi a Sorella Morte cessano anche tante contese e liti, no? Però è dire che si tratta di una persona straordinariamente intelligente che mi venga a riproporre nel ventunesimo secolo quella grossa sciocchezza che disse a suo tempo Epicuro per esorcizzare il problema della morte non esorcizzandolo.

E Epicuro diceva che la morte non è un problema, perché quando io ci sono la morte non c'è. E quando c'è la morte non ci sono io. Solo che c'è un piccolo problemino caro Epicuro e cara e anima e famosa che ripeteva queste cose anche poco prima di passare a miglior vita. Per noi uomini non è così, perché è così per gli animali. Ecco, io ho avuto recentemente problemi abbastanza seri con la salute del mio carico, per esempio la mia agnolino e vedendolo soffrire tanto, adesso grazie a Dio pare che si stia rimettendo, pensavo, speriamo che non sarà necessario sopprimerlo, però perché questo? Perché per un cane la sofferenza è il male assoluto, ma lui non sa che dovrà morire, per cui per un cane veramente morire è un fatto completamente ignoto, per cui quando arriverà la morte lui cesserà di essere e se la morte è in dolore non se ne è neanche accorto, ha finito la sua vita terrena che è l'unica che ha, ma Rex non sa il mio cagnolino che un giorno dovrà morire e non lo sa neanche se si vede davanti i cadaveri di altri cani, lui non è capace di fare un ragionamento tipo vedo il cadavere di un cane e un giorno toccherà me, siamo capaci soltanto noi, per cui per gli animali è vero quello che dice Picuro, cioè che quando loro ci sono la morte non c'è e non sanno che ci sono, non sanno che ci sarà però oltre che non c'è e quando la morte ci sarà loro non ci sono più ed è realmente così per gli animali, ma per noi no, figli e fratelli carissimi che siete in ascolto, quindi o tu ti ci pensi e ti prepari e adesso vedremo come è morto San Giuseppe, fa in modo di poter morire come è morto lui, oppure la morte sarà un problema, è un problema grosso, grosso, grosso, grosso.

Purtroppo per il ministero, non chiamiamolo lavoro, un po' particolare che faccio, voi sapete con sacerdoti inevitabilmente si trova spesso e volentieri incontro in faccia alla morte, io per la verità non ho mai visto morire nessuno, ho visto le persone che stanno per morire, anche molto molto vicine, anche mezz'ora o l'ora prima dell'ultimo respiro e ho visto le persone morte, ma alla morte proprio di una persona, cioè all'ultimo respiro non ho mai assistito.

Però quello che ho potuto vedere soprattutto del prima di alcuni casi è sufficiente per fare una considerazione, quanto è differente morire con Dio nel cuore, quindi stando in grazia di Dio e stando bene, e quanto è differente invece morire senza Dio nel cuore, c'è una grandissima differenza.

Allora, tutta questa premessa... Per dire che c'è una grandissima differenza tra il morire in disperati o il morire in pace con Dio. Ora, la tradizione, ne abbiamo già accennato precedentemente, ci narra che San Giuseppe è morto prima dell'inizio della vita pubblica di Gesù, vedremo adesso alcune fonti, chiaramente che vengono dalla mistica, ma sono due fonti oltremodo attendibili, perché si tratta di due venerabili, anzi la prima è già diventata peata, quindi doppiamente.

La seconda è ovviamente attendibile, e ho già detto in altre circostanze che gli scritti dei venerabili, pur ovviamente non avendo un riconoscimento ufficiale della Chiesa, sono però vagliati dalla Chiesa, perché non si può diventare venerabili se una volta esaminati gli scritti, in quegli scritti non si sia riscontrato nulla di contrario alla sana dottrina.

Questo non vuol dire che tutte le cose che stanno scritte negli scritti sono dogmi di fede o sono sicuramente attendibili. 100%, però c'è comunque già un primo screening, una sorta di prima scrematura, non indifferente. La tradizione secondo cui Giuseppe morì santamente tra le braccia di Gesù e di Maria è confermata da entrambi questi scritti.

Il primo è la testimonianza della beata, appunto beata, non soltanto venerabile, Anna Caterina Emmerich. Che a riguardo scrive, qui cito testualmente, quando Giuseppe morì c'era Maria seduta alla testata del letto e lo teneva tra le braccia, mentre Gesù era vicino al suo petto, vidi la stanza piena di splendore e di angeli, Giuseppe con le mani giunte sul petto venne avvolto in teli bianchi, collocato in una cassa stretta e deposto in una bella caverna sepolcrale che un buon uomo gli aveva regalato.

Oltre a Gesù e Maria? Poche persone accompagnarono il feretro, persone umane, il feretro che vidi invece tra grandi splendori e angeli. Quindi chiaramente, supposta per vera l'ipotesi che abbiamo visto nella puntata precedente, dentro questo sepolcro San Giuseppe si è rimasto fino alla risurrezione di Gesù.

Perché dopo la risurrezione di Gesù sarebbe stato tra quei risorti di cui ci parla nel Vangelo, che hanno per grazia particolare di Dio i più santi che sono esistiti nell'antichità dell'Antico Testamento, in primis ovviamente San Giuseppe, ricevuto un anticipo di ciò che sarà di tutti gli uomini alla fine del mondo.

Questo per ricordare anche ciò che abbiamo visto nella puntata precedente. C'è un'altra testimonianza, che è quella delle venerabili Maria di Gesù di Agreda. Non so se su queste frequenze web l'ho già raccomandato, però io straraccomando la lettura della mistica città di Dio. Della venerabile Maria di Gesù di Agreda.

Perché insieme a un altro testo di un'altra mistica, stavolta italiano, tra l'altro curato da un grande mariologo, che è Gabriele Roschini, mariologo di fama internazionale, che rimase profondamente colpito dalla mariologia emergente dagli scritti di questa mistica, che è Maria Valtorta, che io personalmente stimo non poco.

Secondo me, mistica città di Dio e la Madonna negli scritti di Maria Valtorta, di Gabriele Maria Roschini, sono i testi in assoluto più importanti per farsi un'idea viva di ciò che la Madonna realmente era. Ci sono dei best seller che sono assolutamente dispensabili per le anni mariane, come le glorie di Maria di Sant'Alfonso, gli scritti di San Luigi Maria Monforto, il trattato della vera devozione, il segreto di Maria.

E' molto. Molti altri scritti, ci sono gli scritti del padre Manelli di Casa Mariana, gli scritti del padre Lagazzini, sempre editi da Casa Mariana, gli scritti di San Massimiliano Maria Colbe, che chiaramente devono essere un po' presi qua e là, perché lui non ha scritto niente di sistematico, però da un punto di vista di quelle che potremmo chiamare le mariologie vive, secondo me questi due testi sono assolutamente insuperabili e tra l'altro complementari gli uni con gli altri.

Negli scritti nella mistica città di Dio di Maria da Greta emerge una Madonna divina, veramente proprio divina, ma pienamente umana. Mentre al mio modestissimo avviso, negli scritti di Maria Valtorta emerge una Madonna molto umana, in senso buono, ma umanamente divina. Se volessimo fare uno slogan...

Nella mistica di Maria Valtorta c'è una Madonna divinamente umana, e negli scritti di Maria Valtorta c'è una Madonna umanamente divina. Questo è il mio modestissimo e personalissimo, quindi opinabilissimo, parere. Detto questo, perdonatemi, però così facciamo sempre anche un po' di formazione e informazione, e veniamo alla citazione di questo stralcio che riguarda la morte di San Giuseppe.

Cito... Dice... Dice... Dice... Dice... Dice... Tra le braccia di Gesù spirò il santo e felicissimo Giuseppe, e Gesù gli chiuse gli occhi. Pensate che bella cosa! E... Nello stesso tempo... Una moltitudine di angeli che assistevano col loro re e la loro leggina intonarono dolci cantici di lode, con voci celestiali e melodiosi.

Essi portarono la sua anima al limbo dei padri e dei profeti, dove causò nuova gioia quella incalcolabile redenzione. A rischio, carissimi ascoltatori, di dover rimandare alla prossima puntata. L'ultimo paragrafo di questa seconda parte, che è quello che ribadisce la straordinaria santità di San Giuseppe, io vorrei fermarmi un istante su questa citazione della venerabile Maria di Gesù da Greta, non soltanto per evidenziare alcuni aspetti del transito unico di San Giuseppe, ma anche per...

Per... Per... Per... Evidenziare, diciamo così, alcuni aspetti che sono tipici del fenomeno morte in quanto tale. Ci avviciniamo lentamente verso l'autunno, personalmente uno dei periodi dell'anno a me più cari, e non è troppo lontano il mese di novembre, quindi facciamo finta che a due mesi dal 2 di novembre possiamo fare una piccolissima riflessione su questo buon punto.

Allora, San Giuseppe è morto tra le braccia di Gesù, ci dice, e tra le braccia di Maria, tutte e due. Allora, noi dobbiamo chiedere al Signore, per avere una santa morte, che dobbiamo invocare da San Giuseppe, adesso poi lo vedremo al termine di questo paragrafo, la grazia di poter morire con i nomi di Gesù e di Maria sulle labbra.

Allora, noi non possiamo toccare e stare proprio tra le braccia di Gesù e della Madonna, ma ci possiamo gettare tra le braccia di Gesù e della Madonna. Per gettarci tra le braccia di Gesù e della Madonna non dobbiamo fare chissà che cosa, perché basta semplicemente un'invocazione mentale.

Non so se voi sapete, basta nominargli quei nomi, basta dire Gesù e Maria, e dicendo semplicemente, invocando questi nomi. Io sono già al mio fianco, e io sono già adagiato sul loro petto. Loro sono sempre in ascolto di noi. Quindi morire come tantissimi santi, con i nomi di Gesù e di Maria sulle labbra e nel cuore, perché può darsi anche che le nostre labbra non si possano muovere durante l'agonia, ma il pensiero speriamo di sì.

E io spero che con quello che ho accennato prima, voi siate così bravi e così... sapienti, da un punto di vista sopranaturale, da chiedere al Signore di poter darci la grazia di essere consapevoli quando arriverà il grande momento. E quando arriverà il grande momento, la più bella morte, è quella di poter dire, Signore, stai arrivando, ecco, c'hai davanti a te il più grande peccatore dell'universo, che ha cercato durante la vita, molto maldestramente e molto goffamente, di volerti un po' di bene, ti rendo l'anima che tu mi hai data, spero per la tua grazia che non sia completamente nuda, che ci abbia almeno qualcosa di buono, anche se molto imperfetto da presentarti, ti offro la mia vita che tu stesso mi hai dato e sono pronto, tranquillamente, a lasciare tutto quello che riguarda il pianeta Terra, ringraziandoli di averlo vissuto, senza dolore e senza rimpianti e anche affidandoli.

Sperando di poterli tutti quanti ritrovare un giorno nel tuo regno, invocando i nomi di Gesù di Maria, essendone la possibilità di poter ricevere il Santo Viatico, voi sapete che addirittura la Chiesa dice che è obbligatorio per i fedeli ricevere il Santo Viatico, ma non è possibile, non è possibile, non è possibile, non è possibile, non è possibile, non è possibile, non è possibile, non è possibile, non è possibile, non è possibile, non è possibile ricevere la comunione prima di morire, cioè la comunione il Viatico, che io vi posso dire, sono prete da nove anni, dire che su questo posso insomma poter affermare di aver dato una disponibilità assoluta, io ho sempre detto ai miei fedeli, per queste cose la notte il mio telefono sta sul comodino, è il telefono di casa, d'accordo, con suoneria attiva, solo una volta mi è successo che una persona mi ha chiamato alle 1.20 per ricevere tra l'altro l'estrema unzione, mi sembra che già non faceva più in tempo a ricevere il Viatico, il Viatico bisogna riceverlo, perché la Chiesa dice che la comunione che è raccomandata il più spesso possibile a tutti i fedeli, è però obbligatoria, almeno a Pasqua e in punto di morte nel Viatico, voi pensate a quanto male, a quante disgrazie che fanno tanti fedeli ovviamente, figli del nostro balordissimo, figli del nostro tempo, che in buona fede, per non far preoccupare l'anziano o il malato, che se vede il prete poi chissà che pensa, o non mi chiamano proprio, o mi chiamano qualche rara volta per dare l'olio santo quando l'anima è già inconsciente, per carità, l'olio santo quando l'anima è già inconsciente non date letto a qualche sciocco che dice bisogna darlo lo stesso, e anche le preghiere, non vi dico pare preghiere di raccomandazione dell'anima, l'ho fatta cinque volte, forse guardate, non voglio dire le bugie, forse dieci volte, non gliene importa più niente a nessuno, eppure si sanno delle storie edificantissime per queste cose qua, però il Viatico non c'è, quindi qui non si tratta soltanto del nome di Gesù sulle labbra, qui si tratta di avere Gesù nel cuore, Gesù non aveva ancora istituito l'eucaristia quando è morto San Giuseppe, quindi o gli stava vicino, o gli stava vicino, vicino, vicino, ma noi possiamo avere Gesù, proprio Gesù in persona nel cuore, per certi aspetti San Giuseppe ci perdonerà, più che San Giuseppe, perché San Giuseppe ce l'ha avuto vicino, è morto sul cuore, cioè San Giuseppe è morto sul cuore di Gesù, ma noi possiamo morire con Gesù nel cuore nostro, se facciamo la comunione, quindi io vi raccomando, avremo un rapporto assolutamente sereno con questa realtà, e anche quando capitassero i nostri cari, io quando vedo qualche genitore che si ammala, prendo subito i figli e dico mi raccomando, preparati, entra nell'ottica di idee e cerca di stare, cerca di fare il possibile, perché fino a quando c'è un caro vicino, stagli vicino, perché dopo ti verranno 30 mila rimpianti e tante altre questioni.

Nel tempo stesso preparati, comincia ad offrire il sacrificio della rinuncia a questa persona cara al Signore, cioè guai a noi se non ci pensiamo mai a queste cose, io penso che il rapporto con la morte sia uno dei punti fondamentali, dei punti cardine della nostra fede, uno non possiamo avere il terrore della morte, né possiamo fare gesti apotropaici, né possiamo fare gesti apotropici quando si nomina la morte, io prima ho detto se mi viene un infarto tra 5 minuti, io questa cosa la dico tranquillamente, non è che me lo auguro, ma se questo dovesse succedere, pazienza è successo, la morte arriva da un momento all'altro, speriamo che non è passato tra un po' di tempo dall'ultima confessione, senza fare gesti strani tipo totò o cose di questo, toccare ferri, cose, corni, non ha senso per noi figli di Dio, agire in questo modo, noi siamo figli di Dio, certamente c'è il giudizio particolare, il giudizio particolare che non ha l'esito scontato, però dobbiamo anche un minimo confidato, si parla sempre della Divina Misericordia, se Gesù ha promesso che basta che uno invoca il suo nome in punto di morte, perché voi sapete che nel rituale dei sacerdoti, per esempio anche l'unzione degli infermi, sarebbe da dare ordinariamente quando la persona è cosciente, perché per fargli compiere, se la persona per esempio non può parlare, il sacerdote, sta proprio nel rituale, può presentargli il crocifisso da baciare, perché se quello dà un bacio al crocifisso, se compie quel gesto, noi possiamo essere certi, moralmente certamente, perché poi è il giudizio ultimo, se sta fingendo o sta facendo lo tanto per far contento il prete, questo non possiamo sapere.

Però possiamo essere certi che per l'infinità della Divina Misericordia, quello non va dannato, ha la forza lunghissima purgatoria da affrontare, quindi se basta così poco, perché Dio ci vuole, salvi. Se io insomma ho vissuto una vita in cui, io penso alla mia, guardate i difetti che ha dato Leonardo, penso che sia più facile contare la sabbia del mare, però dentro questo libro c'è, cioè io un pochino ci provo, volendo un po' di bere al nostro Signore, io un pochino ci provo, almeno a sforzarmi, di provare a fare quello che capisco essere la sua volontà, può darsi anche che poi mi sbaglio, io non, sarebbe assurdo pensare con un suo figlio, anche se poi come prete e come parroco sarò bello che è spazzolato ed è giusto che sia così, però non si può pensare che il nostro Signore non, non ci sia, cioè sia spietato, implacabile, come una persona che almeno un po' ha cercato di volergli bene, ripeto, in maniera assolutamente grossolana e miserabile e tante altre cose insomma, no?

Ecco, poi l'anima di San Giuseppe stava presa dagli angeli e portata nel limbo, molta gente si chiede che cosa succede quando noi moriamo? Qualcosa lo sappiamo di cosa succede quando noi moriamo, succede che la nostra anima viene presa dal nostro angelo custode e viene immediatamente portata davanti al Padre Eterno per ricevere il giudizio particolare, questo succede perché qualcuno di voi conosce forse la strada per andare in paradiso, chi ci accompagna lì, ci accompagna il nostro angelo custode, a San Giuseppe la portano direttamente nel limbo e la portate in questo modo angeli in trionfo, perché insomma, San Giuseppe è andato nel limbo.

Soltanto perché non era stata compiuta la redenzione, sapete che prima della redenzione nessuno è entrato in paradiso, anche Elia ed Enoch, questi misteriosissimi personaggi biblici, misteriosissimi personaggi biblici, che sono stati rapiti e non si sa che fine hanno fatto, in loro non si è verificata la risurrezione della carne, questi non sono morti mai, ci dice la Sagra scrittura.

Due grandi figure misteriose, ma sicuramente non sono stati portati nel Cielo Empirio, cioè in quello che con questo nome si esprime tra virgolette il luogo, poi se è un luogo o non è un luogo, lasciamo perdere adesso questi discorsi, dove comunque si contempla l'essenza divina. Prima della redenzione questo non l'ha vissuto nessuno, perché c'era comunque da pagare il debito di Adamo, quindi San Giuseppe si è trovato nel limbo solo per questo motivo.

Qui sarebbe anche da aprire... ... io vorrei farlo però, quindi Antonio e gli ascoltatori mi perdoneranno il discorso è una volta avvenuta la risurrezione di Gesù, quindi una volta che questi santi padri sono andati in paradiso, alcuni solo con l'anima, altri a quanto sembra anche con il corpo, quindi è stato svuotato il limbo dei santi padri, il limbo non c'è più adesso.

... Sapete che ci sono state delle questioni negli anni scorsi, è uscito anche un documento della Commissione Teologica Internazionale senza Pontificia della Città, che sembra essere possibilista su un'eventuale non esistenza del cosiddetto limbo dei bambini, però numero uno sembra essere possibilista, non ha certamente affermato esplicitamente la non esistenza, bisogna leggere il documento.

Che poi sia stata la vulgata mediatica? Non mediatica, il limbo non esiste più, possiamo stare tutti tranquilli. Questo non è assolutamente vero, bisogna leggerlo. Uno. Secondo. Un documento di una Pontificia della Commissione Teologica Internazionale non ha nessun valore magisteriale.

D'accordo? Quindi se anche avessero detto, come non hanno detto, che il limbo non esiste, questa affermazione non ha, da un punto di vista dogmatico, nessuna rilevanza magisteriale. Perché quell'organismo non è un organismo di magistero, è un organismo politico. È un consultivo, d'accordo, che la Santa Sede adopera per certe questioni, ma senza farne automaticamente i propri responsi.

Questo è il numero due. Numero tre, e qui perdonatemi che ci ho fatto dei corsi, anche se non esiste un dogma di fede sull'esistenza del limbo, quindi è argomento di libera discussione, a differenza del Purgatorio, del Paradiso e dell'Inferno, che sono tutti dogmi di fede, ci sono però delle affermazioni molto forti, alcune anatomiche.

Sono tematizzate di alcuni concili che, senza nominare il limbo esplicitamente, fanno però comprendere che per coloro che non sono stati battezzati, esiste un luogo o uno stato, chiamatelo come volete, dove si soffre come unica pena l'avvivazione della visione di Dio. Ed è esattamente ciò che la tradizione ha chiamato limbo.

Adesso io non ho qui pronte tutte quante recitazioni, però se qualche ascoltatore vi è interessato, lo faccia sapere Antonio, Antonio è un numero comune, che io la sentirei. La settimana prossima gli cito tutti quanti i concili, e li cito testualmente, sono già pronti perché sono pronti dei corsi, quindi devo soltanto aprire il file e leggerlo, riguardo questo argomento.

Questo è molto importante, perché se muore un bambino prima del battesimo, cosa faccio? Se ho un aborto spontaneo, cosa faccio? E' andato diretto in Paradiso questo bambino? C'è una pia pratica, che io ho sempre fatto, e che ho sempre raccomandato di fare, a tutte quante le persone, che è il battesimo dei bambini non nati, che dove possibile si fa, in maniera molto semplice, si fa celebrare una messa, dove partecipano i genitori, e quel bambino che loro avrebbero portato al fonte battesimale, lo portano, diciamo così, spiritualmente a Dio, chiedendo a Dio che su di lui scendano le grazie e gli effetti del sacramento del battesimo.

E a mio modestissimo parere, con questo gesto, si può avere senza dubbio la certezza, che da subito il bambino stia in Paradiso. Eventualmente questi argomenti li riprenderemo. Ora, avendo avuto una morte così eccellente, quindi sul petto di Gesù e della Madonna, come anche noi però possiamo avere, evidentemente i papi, e in particolare Papa Benedetto XV, con una pronuncia datata al 25 luglio 1920, ha nominato San Giuseppe avvocato e protettore degli agonizzanti.

Cito anche qui le sue testuali parole. Avendo la sede apostolica approvato diversi modi di onorare il Santo Patriarca, si celebrino con tutta la solennità possibile i mercoledì, questo lo vedremo poi, penso che gli ascoltatori sappiano che il mercoledì è il giorno dedicato a San Giuseppe, e il mese a lui dedicato.

Anche questo penso che lo sappiate, che è il mese di marzo. In tutte ed in ciascuna delle diocesi, a istanza dei Vescovi. Ma principalmente, poiché è singolare protettore dei moribondi, siccome alla sua morte erano presenti lo stesso Gesù e Maria, parole di un Papa, queste sono parole pesanti, incoraggino i venerabili fratelli, quelle pie associazioni che furono, fondate per pregare San Giuseppe in foro dei moribondi, come quella della buona morte, la confraternita della buona morte, queste cose qui oggi molti cristiani non sanno neanche che esistevano, e quella del transito di San Giuseppe, affinché egli aiuti con tutta la sua autorità gli agonizzanti.

Ecco perché nelle pie giaculatorie, carissimi ascoltatori, ce n'è una, Gesù, Giuseppe e Maria, aspiri in pace con voi la nimmamia, assistetemi nell'ultima agonia, c'è anche il nome di San Giuseppe, e non è un caso, la morte di Gesù è la morte più santa di tutte, la Madonna, come sappiamo dall'assunta, ebbe un beatissimo e placidissimo transito, non una morte in senso stretto a quanto sembra, che chiuse gli occhi in estasi, e quando lì riaprì gli angeli avevano già portato il suo corpo in paradiso, quindi senza passare, senza passare per il travaglio violento, di sorella morte corporale.

Questo sembra, anche se relativamente a questo punto non siamo coperti dal dogma di fede, perché Pio XII volutamente glissò su questo punto, cioè sulla modalità concreta della fine della vita di Maria, affermando però che al termine della vita terrena fu portata in cielo in corpo ed anima.

Però c'è anche la morte appunto di San Giuseppe, che è stata una morte santissima, e una morte santissima non solo, oserei aggiungere, perché circondata dall'affetto e dalla presenza di Gesù e Maria, ma anche perché coronata del fascio di opere sante compiute durante la sua esistenza terrena.

Pio XI, nelle litanie di San Giuseppe, che avremo modo di vedere, e che furono ufficialmente approvate il 31 marzo del 1935, lo acclama come patrono dei moribondi, ora pronobis. E nel Catechismo della Chiesa Cattolica, oltre che ad essere esortati ad affidarci a Maria Santissima, perché interceda nell'ora della nostra morte, come del resto le diciamo ogni volta che recitiamo l'Ave Maria, c'è l'esortazione anche ad affidarsi a San Giuseppe come patrono della buona morte.

Questo lo trovate nel numero 1014 del Catechismo della Chiesa Cattolica. Ora c'è un'ultima, penso che stiamo andando verso la conclusione, quindi confermo quello che ho detto precedentemente, che per dare anche sempre un pochino un taglio pastorale, catechetico, in queste nostre conversazioni, la prossima volta chiuderemo la seconda parte di questo capitolo, sperando che Antonio non abbia troppa fretta di esaurirlo e che non mi tiri le orecchie.

Volevo citare un episodio molto edificante, raccontato dalla Venerabile Anna di Sant'Agostino, una carmenitana scalza molto devota a San Giuseppe, vi ricordate come tutti i carmenitani, mi sembra che ne abbiamo già avuto modo di parlare in qualche incontro precedente, circa la straordinaria devozione di Santa Teresa e di San Giovanni della Croce a San Giuseppe, a cui affidarono la riforma, che poi riuscirono tra tante tribolazioni ad effettuare, dell'ordine carmenitano.

Allora, era molto devota a San Giuseppe, questa carmenitana scalza, e quando arrivò l'ora della sua agonia, vennero a portarla in cielo Gesù, San Giuseppe e Santa Teresa, Davila. Ora, cito testualmente, vedendo la sua cella trasformata in un cielo, diede segni di gioia straordinaria.

A un certo punto esclamò tre volte, i miei genitori, riferendosi a San Giuseppe e a Santa Teresa. Una carmenitana di grandi virtù, che abitava in un convento diverso, mentre stava pregando per l'inferma, la vide salire in cielo tra San Giuseppe e Santa Teresa, seguita da un gran numero di angeli e di santi, che componevano il corteo trionfale.

Così San Giuseppe onora nell'ora della morte, coloro che lo onorano in vita, e gli chiedono la grazia di una buona morte. Addirittura, accompagnata in cielo, oltre che dall'angelo custode, che non l'hanno vista, da Santa Teresa e da San Giuseppe. Infine, San Vincenzo Ferrero, un altro grande santo, un classico, diciamo così, dei santi della tradizione cristiana, che questo ha vissuto nel basso medioevo, dal 1350 al 1419, mentre predicava un giorno l'omenia della festa di Natale, raccontò quanto segue.

Un mercante di Valencia, in Spagna, invitava a casa sua, tutti gli anni, nel giorno di Natale, un povero anziano e una donna col suo bambino piccolo. Stopera di misericordia corporale. E perché faceva questo? Perché gli raffiguravano la Vergine col bambino Gesù e Giuseppe. Cosa è successo?

Alla sua morte gli apparirono la Vergine, con il bambino e San Giuseppe, e gli dissero «Per averci tu ricevuto nella tua casa, noi ti riceveremo nella nostra». Questi due ultimi, diciamo così, graziosi episodi ci fanno ulteriormente comprendere quanto è importante la devozione a San Giuseppe, perché ci accompagni a vivere una buona e santa morte.

Io mi fermerei.

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