Audio · Radio San Giuseppe
Stare con Gesù
Trascrizione
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Gentilissimi ascoltatori di Radio San Giuseppe, ben ritrovati a tutti sulle frequenze della nostra cara web radio. Si avvicina il Natale, carissimi ascoltatori, siamo già arrivati al 15 di dicembre, domani inizia la novena di Natale, è il tempo di preparazione immediata per questa festa meravigliosa, festa molto mariana e festa molto giuseppina, perché i testimoni del Natale privilegiati sono stati chiaramente la Madonna e San Giuseppe, e la meditazione di oggi sicuramente ci aiuterà a cominciare ad entrare nel clima preparatorio in senso stretto del Natale, perché il titolo della meditazione di oggi è la continua compagnia che ebbe il Santo Patriarca con Gesù.
Io l'ho detto in qualche recente mio intervento, mi sembra un rosario meditato dei giorni scorsi, che se uno ci pensa Gesù ha vissuto 33 anni sulla terra, ma di questi 33, 30 ne ha passati in vita nascosta, con San Giuseppe e con la Madonna, quasi a farci comprendere, la cosa principale che lui ha fatto su questa terra, di fatto da un punto di vista di tempo impiegato, non è stata altro che stare, vivere con Giuseppe e Maria.
Che cosa hanno fatto? Sappiamo, l'abbiamo visto in tante meditazioni in quei 30 anni, è un grande mistero che la Santissima Trinità... ha voluto in qualche modo celare, no? Però, di fatto, sono stati 30 anni insieme. Cosa ci fa comprendere questo? Ci fa comprendere indirettamente, poi lo riprenderemo, dopo aver letto la meditazione di Sant'Alfonso, che stare con Gesù è la prima cosa, per tutti, per tutti, qualunque sia il nostro...
compito, la nostra missione sulla terra, il nostro ruolo, la nostra vocazione... cioè stare con Gesù non è compito esclusivo delle monache di clausura, d'accordo, o dei monaci, benedettini, ma è il cuore della vita di ogni cristiano, cioè la tua vita cristiana vale tanto quanto sei capace di stare con Gesù, intrattenerti con Lui, ecco, e proprio intrattenerti, anche proprio fisicamente, perché il modo con cui noi possiamo imparare, imparte, ecco, condividere quello che ha vissuto lo San Giuseppe, non è altro che quando stiamo in adorazione davanti a Gesù Caristia, sia che sia esposto, sia che stia chiuso nel tabernacolo, ecco, stando vicino a Lui, ascoltando Lui, come dire, lasciandosi toccare, divinizzare dalla Sua presenza.
Come diceva il Santo Curato d'Arz, raccontava di quel suo parrocchiano, che trovava tutti i giorni una persona molto umile, molto semplice, in adorazione del Santissimo Sacramento, ginocchiato nella sua chiesetta, e un giorno gli ha detto, scusa, ma tu che stai a fare qua? Che preghiere fai? Dice, preghiere? Nessuna. Gesù è lì, è nell'Eucaristia. Io lo guardo, Lui mi guarda, questo basta.
Ecco, questo anonimo contadino di Arz, all'alfabeta, ha fatto grandissima lezione di spiritualità e di teologia. Lui, inconsapevolmente, insomma, appunto affermando che semplicemente lo stare con Gesù è la forma più alta, oltre che di preghiera, di vita interiore, è la cosa più importante, che deve caratterizzare la nostra vita cristiana, nel senso che anche se uno non riesce a dire preghiere, pregare non vuol dire necessariamente dire preghiere, perché anche quando noi magari ci sentiamo vuoti, ci sentiamo inquieti, incapaci di dire le parole, e stiamo davanti al tabernacolo, chiaramente volendo stare con Lui, con l'intenzione e con la fede di stare alla Sua presenza, già quest'atto è ultrasantificante, molto più di quanto noi pensiamo.
Reggo rapidamente la brevissima del resto di amministrazione di Sant'Alfonso su questo tema, e poi riprendiamo queste considerazioni arricchite alla luce di quello che ascolteremo. «Venit cumeis et venit Nazareth, et erat subditus illis», quindi discese con loro e venne a Nazareth ed era loro sottomesso, questo è il modo con cui Luca rapidamente racconta il ritorno di Gesù con Giuseppe e Maria a Nazareth, dopo l'episodio che abbiamo visto nell'ultima meditazione, due lunedì fa, dello smarrimento di Gesù al Tempio.
Gesù dopo essere stato ritrovato nel Tempio da Maria e da Giuseppe, ritornò con essi al loro casa di Nazareth e visse con Giuseppe fino alla morte di Lui, ubbidendogli come suo padre. Consideriamo qui la santa vita che quindi condusse San Giuseppe con la compagnia di Gesù e di Maria.
In quella famiglia non vi era altro a fare se non della maggior gloria di Dio. Non vi erano altri pensieri e desideri che di piacere non avessero. Non vi erano altri discorsi che dell'amore che gli uomini debbono a Dio e che Dio porta agli uomini, specialmente nell'aver mandato al mondo il suo unigenito a patire e a finire la vita sua in un mare di dolore e di disprezzi per la salvezza del genere umano.
Ah, con quante lacrime dovevano Maria e Giuseppe, già ben intesi dalle divine scritture, parlare alla presenza di Gesù della penosa passione di Lui. Con quante tenerezza dovevano andare discorrendo, secondo quello che dice il profeta Isaia, che il loro diletto doveva essere l'uomo dei dolori e dei disprezzi, che dovevano i nemici talmente deformarlo che più non fosse conosciuto bello qual era, che talmente dovevano con i flageli lacerargli e pestargli le carni, che doveva comparire come un lebroso, tutto pieno di piaghe e di ferite, che il loro amato pegno doveva tutto soffrire, che il loro amato figlio doveva tutto soffrire con pazienza, senza neppure aprire la bocca e lamentarsi di tanti strazi, e come un agnello farsi condurre alla morte, e finalmente, appesa ad un legno infame in mezzo a due ladri, doveva a forza dei tormenti finire la vita.
Ora considerate gli affetti di dolore e di amore che in tali colloqui dovevano destarsi nel cuore di Giuseppe. Preghiera. O Santo mio Patriarca, per quelle lacrime che spargesti nel contemplare la futura passione del tuo Gesù, impetrami una continua memoria e tenerezza dei dolori del mio Redentore, per quella santa fiamma d'amore che in tali colloqui e pensieri si accendeva nel tuo cuore, o tienimi una scintilla all'anima.
O Maria, che con i suoi peccati ha avuto gran parte nel far patire Gesù, e voi, o Maria, per quanto soffriste in Gerusalemme alla vista dei tormenti e della morte del vostro caro figlio, impetratemi un gran dolore dei miei peccati, e voi, o mio dolce Gesù, che per amore mio avete tanto patito e siete morto, fate che io non mi scordi mai di un tanto amore.
Mio Salvatore, la vostra morte è la speranza mia. Io credo che siete morto per me, io spero dei vostri meriti e la mia salute. Io vi amo con tutto il cuore, vi amo più di ogni cosa, vi amo più di me stesso. Vi amo e per vostro amore sono pronto a soffrire ogni pena. Mi dispiace più di ogni male d'aver disgustato voi, sommo bene.
Altro non desidero chiamarvi e darvi gusto. Aiutatemi, signor mio, non permettete che io mi abbia mai più a separare da voi. Questo è il testo della bellissima meditazione, come accennavo, di Sant'Alfonso, che vedete non è altro che una rappresentazione chiaramente immaginaria di alcuni possibili.
Quindi, colloqui a tu per tu, verificatisi nella santa famiglia, in modo particolare considerazioni su quella che sarebbe stata la passione di Gesù, con conseguenti lacrime versate, lacrime di compassione, lacrime di amore da coloro che erano i suoi genitori sulla terra, cioè San Giuseppe e la Madonna.
Ora, è un esempio questo, certamente verosimile, è oltremodo possibile che ci siano stati colloqui di questo genere, no? Ma tornando allo stare con Gesù, è fondamentalissimo che noi impariamo a dialogare anche a cuore a cuore, gentilissimi ascoltatori, con Gesù e Eucaristia, nelle nostre orazioni davanti al tabernacolo.
Io ritengo che sia sommamente da evitare, non lo ritengo io, lo ritengo diciamo così sulla scia e sull'onda degli insegnamenti di tutti praticamente gli autorevoli maestri di spirito, di ridurre la nostra preghiera soltanto ad una recita di preghiera. Attenzione, la recita delle preghiere è importantissima, non date retta a chi troppo frettolosamente, disprezza o relega la preghiera vocale, come hanno fatto tra l'altro anche alcuni eretici nel corso della storia della Chiesa, penso per esempio, ma non solo a loro, ai guetisti, che sono poi stati puntualmente stigmatizzati dal Magistero della Chiesa.
Anche Santa Teresa Davida, che è un grande maestra di spirito e, come penso sappiate, protagonista diretta di innumerevoli esperienze mistiche, diceva che anche chi ha i rapimenti e anche chi ha la visione intellettuale della Santissima Trinità non deve lasciare né l'orazione vocale né la meditazione.
Quindi ciò detto, però, può succedere che si dicano tante preghiere e però se io mi trovo a cuore a cuore con Gesù Eucaristia non so che dirgli. Ci sono, diciamo così, due momenti fondamentali in cui noi possiamo e dobbiamo, stare con Gesù. Quali sono? Uno, quando riceviamo nella comunione.
Quando riceviamo nella comunione Gesù entra realmente a casa nostra. Quindi non siamo noi che entriamo a casa sua, ma è lui che entra a casa nostra. Oppure, quando noi entriamo a casa sua, cioè quando noi entriamo in Chiesa, in una Chiesa dove è custodito soprattutto il Santissimo Sacramento dell'Eucaristia.
Quindi ci sono due possibilità, o Gesù che entra a casa nostra, oppure noi che entriamo a casa sua. Quindi le due forme, diciamo così, per antonomasia, dove possiamo incontrarlo. Certamente che Gesù, in quanto Dio, adesso non voglio fare il catechismo, no? Dio è in Cielo intero in ogni luogo, quindi è presente tutto e dappertutto, d'accordo?
Però, come insegna la Chiesa, se leggete anche i documenti del Concilio Vaticano II, tipo la Sacrosanctum Concilium, la presenza di Gesù nell'Eucaristia non è una presenza che dice che è presente solo lì e altrove non c'è, ma è la presenza per antonomasia, diciamo così, no? È la forma massima, diciamo così, di presenza, perché appunto è reale, sostanziale e personale di Gesù che noi possiamo avere sulla Terra.
Nel Catechismo Splendido di San Pio X si diceva che dove si trova adesso Gesù? Gesù si trova seduto alla testa del Padre, ma si trova anche in tutti i tabernacoli del mondo, e in quanto Dio si trova in Cielo intero in ogni luogo. Allora, il frutto di questa meditazione è, allora, se Gesù è stato per tutto questo tempo con Giuseppe e Maria, se Giuseppe e Maria si erano abituati alla sua presenza e si erano abituati a fare elevati, diciamo così, discorsi, questa è una contemplazione un po' mistica, no?
A parlare della passione o a piangere per la passione, ecco. quando io faccio la comunione, per esempio, sono capace di dirgli qualcosa a Gesù? Oppure, fatta la comunione, appena il sacerdote dà la benedizione, via, facciamo il fuggi-fuggi, e ci urta pure a rimanere come doveroso, tra l'altro, durante il canto finale.
Allora, se voi vi informate, insomma, sulla letteratura attendibile, la presenza di Gesù nell'ostia consacrata è legata alla sussistenza delle specie, e, diciamo così, da quando noi facciamo la comunione, mediamente, prima, diciamo così, che l'ostia sia assimilata, quindi anche quando viene sciolta come doveroso in bocca perché l'ostia è consacrata, per raccomando, non si mastica, perché non è una caramella, o una gomma, oppure un cibo comune, rimane dentro di noi per circa una quindicina di minuti, per cui se tu, finita la messa, te ne vai subito, oltre che a fare grave riverenza, perché tu c'hai Gesù nel cuore, e non sai neanche cosa dirgli, facendolo per questo, lo fai anche da un punto di vista oggettivo, perché ti porti a spasso il nostro Signore, cioè l'angelo custode che ti sta vicino, che sta adorando Gesù, e tu te lo porti a spasso.
Allora, però, molte cose si fanno senza pensarci, e la meditazione, una piccola catechesi, serve proprio ad aiutarci a pensarci, quindi se qualcuno tra gli ascoltatori, in diretta o in differenza, è in vita di questo intervento, sta in questa situazione, si corregga, e magari non si rendeva neanche conto di quello che stava facendo, però, voi immaginate, noi abbiamo Gesù nel cuore, ma gli vuoi dire qualcosa?
Sei capace di parlargli di qualcosa, di ringraziarlo, di rivolgerlo a lui, di lodarlo, di benedirlo, di pensare alla sua passione, di dire ti ringrazio Signore, che ti sei fatto uomo per me, hai sofferto per me, che ti sei inventato la santa missa, che mi hai fatto partecipare, che ora sei dentro il mio cuore, sei nella mia anima, ma chi sono io per ospitare il figlio di Dio fatto carne?
Fargli anche tutte le richieste che è necessario, le cose di cui abbiamo bisogno, ma soprattutto il ringraziamento, la lode e gli affetti, da effondere verso il nostro Signore. Lo facciamo questo qui, il frutto di questa meditazione è che, per un po' di tempo, prima che prendiate l'abitudine, voi andate a fare la comunione, date un'occhiata all'orologio, dopodiché mettete il cronometro, prima di uscire dalla chiesa, aspettate che sia passato un pochino di tempo, io qui sono anni che sto cercando ai fedeli di educarli in questo, e vedo che dopo la santa messa, nei giorni feriali, sono pochissime le persone che escono senza fare il ringraziamento, e anche nei giorni festivi, si si ferma, stiamo con Gesù, non ci corre dietro nessuno.
L'altra cosa importantissima è l'abituarsi ad imparare a intrattenersi in colloqui con Gesù Eucharistico nel tabernacolo. Alcuni santi, anche molto giovani, hanno compiuto dei gesti graziosi, eroici, una volta trovarono San Domenico Savio, gli amici non sapevano che fine aveva fatto, a un certo punto te lo trovano inginocchiato sul primo gradino del sagrato della chiesa, che era chiusa.
Allora gli dicono, scusa un attimo, che stai a fare qua? La chiesa è chiusa, che fai? Sapete che risposto? Eh, la chiesa è chiusa, io volevo andare un po' da Gesù. Sì, la chiesa è chiusa, ma ho pensato, vabbè, Gesù sta a 10 metri da me, il tabernacolo sta lì dietro, vorrà dire che anziché una sola porta, quindi la porticina del tabernacolo, per oggi ce ne saranno due, ma tanto Gesù è lì e io volevo stare un pochino con lui.
Esempio questo che ci fa, come dire, tutti quanti un po' rabbrividire e forse anche vergognare, no? Però da questo, magari uno passa davanti a una chiesa e non fa manco il segno della croce, oggi quasi nessuno passando davanti alla chiesa fa almeno il segno della croce, quindi ricordando la presenza di Gesù, no?
Oppure se non ha fretta, se non c'è niente da fare, se passi davanti alla chiesa, entra un attimo, anche soltanto per fare un atto d'amore, anche soltanto per dire Gesù ti amo, anche soltanto per dire Gesù grazie, sono venuto a darti un bacetto spirituale, ecco, e uno glielo manda, come fanno i bambini, gli manda un bacetto così al volo e poi va via, ma questo è un gesto supersantificante, graditissimo al Signore.
Gesù sta lì per stare con noi, no? Quanto sta abbandonato e trascurato in tantissime chiese. È vero che i fedeli dicono che tantissimi, i fedeli dicono che tante chiese sono chiuse, ma entro certi limiti, perché dalle parti mia chiesa è sempre aperta, ma sì, ogni tanto c'è qualcuno, ma non c'è quello che ci dovrebbe stare una chiesa sempre aperta, perché una chiesa sempre aperta non dovrebbe mai succedere che quando io entro non trovo nessuno, e invece spesso e volentieri quando entro non trovo nessuno, d'accordo?
Nonostante che la chiesa sia volutamente lasciata tutto il giorno aperto per permettere ai fedeli a qualunque ora di poter intrattenersi in preghiera, no? Un'ultima cosa, ci sono fedeli, non pochi, che magari arrivano anche a 30, 40, 50 anni, che non hanno mai partecipato, mai, a un'adorazione eucaristica quando Gesù viene esposto, guidata o anche semplicemente, avete visto, in alcune chiese c'è l'adorazione perpetua, in altre, io qui riesco a farlo una volta al mese, c'è l'adorazione per tutto il giorno, no?
Quindi si lascia esposto all'eucaristia, e... Ma quanti, sapendo una cosa di questo genere, vanno a fare una visita a Gesù Eucaristico? Pochi, pochi, perché non si afferra, o non si comprende, o neanche non si gusta, la bellezza e l'importanza dello stare con Gesù. Questo stare con Gesù, ricordiamolo sempre, precede ogni azione, perché noi non possiamo fare niente da noi stessi, come lui ci ha detto, senza di me non potete fare nulla, quindi se io non sto con Gesù, se io non mi faccio riempire della sua grazia, della sua presenza, è inutile che faccio, faccio, faccio, faccio, faccio, che fai?
È semplicemente un'azione scomposta e disordinata, molte volte, che produce pochissimi frutti, perché è priva di quella fusione con la grazia che dà tono, importanza, valore e anche merito, agli occhi di Dio, a tutte le nostre missioni. Ecco, con la preparazione per il Natale, prendersi come...
un piccolo fioretto, se uno facesse una visita al giorno in Gesù Eucharistia, sarebbe una grandissima novena di preparazione al Natale, magari passando davanti alla chiesa, ecco, propongo la prima volta che lo faccio, questo piccolo proposito quotidiano, affacciamoci un attimo a fare una visita a Gesù, ringraziandolo della sua presenza continua in mezzo a noi, che è, come dire, il prolungamento continuo nel corso del tempo e della storia, della presenza che egli, attraverso l'Incarnazione, celebrata nel Natale, ha voluto intrattenere con gli uomini.
Vi lascio la mia benedizione, vi do appuntamento, se credete, alla prossima puntata. Ave Maria.