Al Concistoro di giugno Leone XIV raddoppierà gli sforzi nella ribellione della Chiesa sinodale contro il Grande Mandato di Cristo
Di Radical Fidelity
Link all'articolo in originale (lingua inglese): https://open.substack.com/pub/radicalfidelity/p/at-june-consistory-leo-xiv-will-double?r=2asjpc&utm_medium=ios
I cattolici conservatori stile EWTN e la Trad Inc. devono star davvero piangendo nella loro minestra ora. O forse no, forse sono ancora troppo addormentati per vedere cosa sta succedendo.
L’imminente concistoro di giugno annunciato da Leone XIV ha ancora una volta chiarito che non ci sarà alcuna rottura con la traiettoria attuale anti-cattolica, modernista e sinodale, ma solo il suo consolidamento. L’intenzione esplicita di “rilanciare” Evangelii Gaudium come quadro guida per la missione della Chiesa sinodale, un documento che andrebbe usato come legna per il prossimo barbecue, segnala un continuo impegno allo stesso paradigma post-conciliare, segnato da ambiguità, sperimentazione pastorale e una persistente elusione delle crisi dottrinali e liturgiche che hanno devastato la vita cattolica.
Sì, gente, a giugno Prevost e la gerarchia eretica sinodale raddoppieranno sull’eresia del non-Concilio Vaticano II: che la Chiesa cattolica non debba chiamare i perduti al pentimento e alla conversione. Ridefinendo il “proselitismo” come qualcosa di negativo, Leone XIV istruirà ancora una volta i suoi scagnozzi e, implicitamente, i seguaci sinodali, a non disturbare coloro che sono nell’errore ma a permettere loro di andare all’Inferno in pace. La vera predicazione del Vangelo e il richiamo dei peccatori al pentimento e alla conversione sono qualcosa che ai cattolici non è affatto permesso fare, secondo le vipere sinodali. Dopo tutto, ogni antipapa dal 1962 ha chiarito, in un modo o nell’altro, esplicitamente o implicitamente, che nessuno ha bisogno di convertirsi a Gesù Cristo e alla Sua Chiesa cattolica, perché tutte le religioni conducono a Dio in ultima analisi. E Dio non voglia che il gruppo effeminato di codardi a Roma e i loro seguaci offendano gli aderenti e i leader di false religioni come il giudaismo, l’islam, l’induismo e simili. Come sappiamo, si va oltre il semplice non offendere i praticanti di queste false religioni, perché essi hanno effettivamente, come nel caso del “popolo eletto di Dio”, dettato all’anti-Chiesa modernista come dovrebbe praticare la sua religione per quasi 70 anni!
Ma c’è di più che terrà occupati i Trad Inc. e altri commentatori cattolici comatosi per le prossime settimane mentre cercano di giustificare l’agenda di Roma apostata per il concistoro con le loro solite acrobazie mentali. La liturgia è vistosamente assente, poiché è molto più importante “rilanciare” un documento eretico dell’eretico Francesco. Rispecchia il concistoro precedente di quest’anno, dove ci si aspettava che venisse affrontata la questione della Messa Latina Tradizionale (TLM), solo per essere silenziosamente rimossa dall’agenda all’ultimo momento. Ciò che a gennaio fu presentato come apertura alla discussione si è invece rivelato un’esclusione accuratamente gestita.
Nella lettera del “Papa” ai cardinali che annuncia il concistoro di giugno, c’è un rinnovato accento sul linguaggio della “missione”, eppure è una missione ridefinita. L’insistenza che l’evangelizzazione debba procedere “per attrazione piuttosto che per conquista”, unita a espliciti avvertimenti contro il “proselitismo”, è contro il Grande Mandato di Cristo e il mandato e lo scopo della Chiesa. Nessuno sosterrebbe che la vera Chiesa abbia sempre rifiutato la coercizione o l’inganno nella conversione, ma il sospetto totale lanciato sul “proselitismo” dalla Chiesa sinodale va ben oltre questo. Mina, si oppone e si ribella all’essenza stessa del mandato dato da Gesù Cristo stesso alla Chiesa.
Il comando di Cristo nel Suo Grande Mandato è inequivocabile: insegnare a tutte le nazioni, battezzare e portare le anime alla pienezza della verità. Ciò comporta necessariamente persuasione, proclamazione e un esplicito invito alla conversione. Deve essere chiaro a tutte le pecore che seguono ancora la Chiesa sinodale verso la perdizione, che la ragione per cui essa si oppone al “proselitismo” in termini così ampi e indefiniti è che non crede più nella necessità della conversione. Se non vedi alcun problema in questo, posso solo presumere che tu sia d’accordo perché tu stesso non vuoi essere messo di fronte alla tua vita peccaminosa. La Chiesa sinodale è la casa perfetta per coloro che vogliono essere confermati nel peccato finché la loro coscienza non sia cauterizzata al punto della dannazione. Poiché la Chiesa sinodale rifiuta di cercare convertiti e rifiuta di chiamare l’errore col suo nome, tranne quando è per compiacere la feccia satanica che governa il mondo, non è più apostolica in alcun modo, forma o maniera.
Il proposto spostamento verso “l’attrazione” come modello primario riduce l’evangelizzazione a testimonianza passiva, come se la verità della Fede non dovesse essere predicata, difesa e ribadita. Eppure la Scrittura stessa insegna che “la fede viene dall’ascolto”, e l’ascolto richiede un insegnamento chiaro, non solo “presenza” o “accompagnamento”. L’attuale quadro sostituisce l’urgenza della salvezza che affronta il mondo con il linguaggio del dialogo, dell’equilibrio e del processo, lasciando l’impressione che l’adesione alla Fede cattolica non sia più strettamente necessaria.
Nel frattempo, l’appello a “riformare l’iniziazione cristiana” e a rimodellare la comunicazione ecclesiale nega il fatto che il vero problema risieda nella confusione dottrinale e nella disintegrazione liturgica, ed è un altro esempio dell’insufficiente adattamento dei sinodalisti alle moderne aspettative.
Tutti questi elementi indicano il vero problema. Il concistoro sarà solo un altro esercizio nel rafforzare un paradigma che ha coinciso con divergenza dottrinale, decadimento morale e collasso liturgico. Ormai ogni cattolico dovrebbe sapere che termini come “rinnovamento” e “missione” sono vuoti quanto frasi che affermano che “tutti sono benvenuti”, e che la vera agenda è la ostinata, ribelle continuità di un programma che non è riuscito a preservare l’unità nella fede o nella pratica.
In breve, è l’ulteriore promozione e galvanizzazione di una falsa religione anti-Cristo avanzata illegittimamente nel nome del cattolicesimo da una covata di serpenti usurpatori.
Per coloro che hanno finito le pastiglie per dormire, ecco la lettera per intero:
Ecco la traduzione di quest’ultima parte, che conclude la lettera:
Eminenza Reverendissima:
In questo santo tempo di Pasqua, desidero porgerLe i miei cordiali e fraterni saluti, affinché la pace del Signore risorto possa sostenere e rinnovare il nostro mondo sofferente.
Colgo volentieri questa occasione per rinnovare la mia gratitudine per la Sua partecipazione al Concistoro dello scorso gennaio. Ho apprezzato molto il lavoro svolto nei gruppi, che ha permesso uno scambio libero, concreto e spiritualmente fecondo, così come la qualità dei Suoi contributi all’assemblea. Le riflessioni raccolte costituiscono un prezioso patrimonio, che desidero continuare a custodire e alimentare attraverso il discernimento ecclesiale.
Nel mio intervento conclusivo di quell’incontro, ho già messo in evidenza alcuni elementi emersi dai gruppi dedicati alla sinodalità. Desidero ora soffermarmi in particolare su quanto maturato nei gruppi in relazione alla Evangelii gaudium, specialmente riguardo alla missione e alla trasmissione della fede.
I loro contributi dimostrano chiaramente come questa Esortazione continui a rappresentare un punto di riferimento decisivo: non si limita a introdurre nuovi contenuti, ma piuttosto ricentra tutto sul kerygma come cuore dell’identità cristiana ed ecclesiale. È stata riconosciuta come una vera “boccata d’aria fresca”, capace di avviare processi di conversione pastorale e missionaria, piuttosto che produrre riforme strutturali immediate, guidando così profondamente il cammino della Chiesa.
Hanno sottolineato come questa prospettiva interpelli la Chiesa a ogni livello. A livello personale, chiama ogni battezzato a rinnovare il proprio incontro con Cristo, passando da una fede meramente ricevuta a una fede veramente vissuta e sperimentata. Questo cammino coinvolge anche la qualità stessa della vita spirituale, il primato della preghiera, la testimonianza che precede le parole e la coerenza tra fede e vita. A livello comunitario, incoraggia il passaggio da un approccio pastorale focalizzato sulla conservazione a uno che sia missionario, in cui le comunità diventino soggetti vivi di annuncio: comunità accoglienti, capaci di usare un linguaggio comprensibile, attente alla qualità delle relazioni e in grado di offrire spazi di ascolto, accompagnamento e guarigione. A livello diocesano, emerge chiaramente la responsabilità dei pastori di sostenere con decisione l’audacia missionaria, assicurando che non sia ostacolata o soffocata da un’eccessiva organizzazione, e favorendo un discernimento che aiuti a riconoscere ciò che è essenziale.
Da tutto questo emerge una comprensione profondamente unitaria della missione: una missione cristocentrica e kerigmatica, nata dall’incontro con Cristo capace di trasformare la vita, e diffusa per attrazione piuttosto che per conquista. È una missione olistica, che unisce l’annuncio esplicito, la testimonianza, l’impegno e il dialogo, senza cedere alla tentazione del proselitismo o a una logica di mera conservazione o di espansione istituzionale. Anche quando si riconosce come minoranza, la Chiesa è chiamata a vivere senza complesso di inferiorità, come un piccolo gregge portatore di speranza per tutti, ricordando che l’obiettivo della missione non è la propria sopravvivenza, ma la comunicazione dell’amore con cui Dio ama il mondo.
Tra le indicazioni specifiche che sono emerse, alcune meritano di essere accolte e ulteriormente approfondite: la necessità di rilanciare l’Evangelii gaudium per verificare onestamente cosa, nel corso degli anni, sia stato davvero accolto e cosa, al contrario, rimanga sconosciuto o non applicato; in particolare, si deve prestare attenzione alla necessaria riforma degli itinerari di iniziazione cristiana; l’opportunità di valorizzare anche le visite apostoliche e pastorali come autentiche occasioni kerigmatiche e opportunità di crescita nella qualità delle relazioni; così come la necessità di riconsiderare l’efficacia della comunicazione ecclesiale, anche a livello della Santa Sede, in una chiave più chiaramente missionaria.
Con sentita gratitudine, rinnovo il mio apprezzamento per il Suo servizio e per il Suo contributo alla vita della Chiesa. Seguirà una comunicazione più dettagliata riguardo al prossimo Concistoro, che si terrà il 26 e 27 giugno, per sostenere adeguatamente la Sua preparazione.
Nel Signore risorto, fonte della nostra speranza, voglia accettare i miei più cordiali auguri pasquali.
Con fraterna stima, in Cristo.
Dal Vaticano, 12 aprile 2026
LEONE PP. XIV
