Stemma di don Leonardo Maria Pompei Don Leonardo Maria Pompei Sacerdote · Apostolato

Blog · 2021-01-20

La dignità del corpo umano, tempio dello Spirito Santo

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Insieme alla castità, le altre virtù complementari ordinate alla regolazione dei piaceri veneri sono la verginità e la pudicizia. Si fa sempre più urgente la necessità di riscoprire la dignità del corpo umano quale tempio dello Spirito Santo per apprezzare e praticare tali pregiate virtù


Distinta dalla castità, che coinvolge a differente titolo tutti i fedeli di Cristo a qualunque condizione e stato di vita appartengono, è la verginità, che è uno stato di vita eccellente che coinvolge solo alcuni dei membri del popolo santo di Dio e rappresenta la forma più sublime di vita raggiungibile da un essere umano segnato dalla colpa d’origine. La verginità consiste nella rinuncia totale all’esercizio dell’attività sessuale, anche nelle sue forme buone o lecite, non certo per una sorta di idiosincrasia congenita verso questo mondo o, peggio, di malata “sessuofobia”, ma in nome di un amore più grande e perfetto, a detta di Gesù non da tutti comprensibile (cf Mt 19,11), che ha come destinatario diretto Dio come sommamente amato e che apre le braccia in un casto abbraccio potenzialmente capace di accogliere il mondo intero. L’amore verginale, da sempre considerato dalla Chiesa una forma più perfetta ed eccellente di amore (cf LG 42), è stato, non senza ragione, vissuto e praticato anzitutto da Gesù e Maria Santissima, nonché dal grande San Giuseppe, indubbiamente il più santo tra le creature appartenenti alla razza umana. A prescindere dalle possibili ulteriori e profonde motivazioni e implicazioni che tale scelta potrebbe rivelare, è indubbio che l’amore verginale libera l’amore umano di ogni minimo residuo - anche naturale e involontario - di egoismo (inesorabilmente insito, per forza di cose, in ogni atto sessuale, anche se buono e lecito), sublimando la capacità umana di amore ed elevandola ad un livello superiore (la vita verginale è chiamata, nella tradizione della Chiesa, “vita angelica”), al contrario dell’abbrutimento ed abbassamento in cui la lussuria sfrenata fa precipitare l’uomo, degradandolo non solo al livello degli animali bruti, ma talora addirittura al di sotto di esso. Si tratta di una vocazione sublime, che deve continuare ad essere ritenuta in altissima considerazione nella vita della Chiesa e che deve essere custodita e preservata educando senza paura i giovani al valore della verginità, non avendo nessun timore di opporsi con forza, coraggio e sante motivazioni alla “sessolatria” dominante e ricordando che la verginità è custodia non solo di un’eventuale futura scelta di vita consacrata, ma anche della santità dei matrimoni, che hanno la pienezza della divina benedizione solo quando entrambi gli sposi, dominandosi, sanno portare all’altare il giglio della verginità, donando l’uno all’altra proprio questa perla preziosissima: l’illibatezza di un corpo inviolato, illibato, incontaminato, che da nessun altro sarà conosciuto se non da chi diventerà per sempre una cosa sola col coniuge. Cosa ci può essere di più bello, di più desiderabile, di più autentico di un tale (vero) amore? Che prima di dire il “sì” per sempre, ha saputo custodirlo con tanti “no”, anche a costo di non poche rinunce e sacrifici?

Diversa dalla verginità è la pudicizia, che consiste nella capacità di mantenere la decenza e il pudore in tutti gli atti della persona, non solo in quelli a contenuto direttamente sessuale, ma anche in tutti quelli che, in qualche modo evocano questo mondo. Il pudore spinge a trattare il proprio corpo con “santità e rispetto” (1Ts 4,4) e non come oggetto da ostentare per provocare, sedurre ed eccitare, come purtroppo ormai quasi dovunque vediamo accadere. Sia la donna che l’uomo hanno il dovere di non indurre le altre persone al peccato ostentando in maniera maliziosa il proprio corpo, evitando vesti indecenti o inappropriate, così come qualunque artificio che in qualche modo possa suscitare o risvegliare la concupiscenza nel prossimo. In questo campo ha grandissima importanza l’educazione, tanto più quanto maggiormente i costumi contemporanei sono scivolati verso un’immodestia pressoché generalizzata, che non poche volte scade in volgarità o addirittura oscenità, che a loro volta sono tanto più gravi quanto più disinvoltamente e provocatoriamente ostentate ai quattro venti. La Rivelazione, nel suo linguaggio parco e sobrio, è tuttavia quanto mai chiara: dopo la colpa d’origine l’uomo e la donna, accorgendosi di essere nudi e sapendo di non poter sopportare innocentemente tale vista, si coprirono. Il che significa che senza (ovviamente) cadere in fanatismi o esagerazioni, in inutili anacronismi o in estremismi controproducenti, è necessario riscoprire il rispetto del proprio e dell’altrui corpo, una sana e santa eleganza nel vestirsi, il sentirsi a proprio agio (da parte delle donne) nella loro sacrosanta e benedetta femminilità, il riscoprire la vera dignità del corpo umano, tempio dello Spirito Santo e abitazione terrena dell’anima immortale, destinato ad essere rivestito e coronato di gloria nella misura in cui in questa vita avrà concorso alla santità di ogni singola persona, sarà stato custodito con dignità e rispetto, sarà stato trampolino di elevazione, abbellimento e nobilitazione dell’uomo e non strumento per la sua degradazione, avvilimento e abbassamento.

Articolo di Don Leonardo Maria Pompei — Blog.