La lettura della Sacra Scrittura, integrata dalla conoscenza del Catechismo della Chiesa Cattolica, deve tornare ad essere la base su cui fondare la vita spirituale e la preghiera dei fedeli, sul modello della Vergine Immacolata che “serbava le cose di Dio meditandole nel suo Cuore”.
Si legge nel Vangelo di san Luca: “Stolti e tardi di cuore nel credere alla parola dei profeti Non bisognava che il Cristo sopportasse queste sofferenze per entrare nella sua gloria? E cominciando da Mosè e da tutti i profeti spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a lui”(Lc 24,25-27). Queste parole, rivolte da Gesù ai discepoli di Emmaus, ci fanno comprendere come un altro dei fondamentali criteri di approccio alla Sacra Scrittura è tenere presente che tutta la Bibbia, in maniera più o meno velata, più o meno esplicita, parla in qualche modo di Gesù: in maniera figurativa, tipologica, allegorica o, più spesso, profetica. I Padri della Chiesa seguivano molto questo criterio, anche nell’esegesi di passi alquanto problematici e oscuri dell’Antico Testamento. Sul medesimo argomento Gesù torna in un altro testo, stavolta in chiave polemica con i farisei, riportato dall’evangelista san Giovanni: “Non crediate che sia io ad accusarvi davanti al Padre; c’è già chi vi accusa, Mosè, nel quale avete riposto la vostra speranza. Se credeste infatti a Mosè, credereste anche a me; perché di me egli ha scritto. Ma se non credete ai suoi scritti, come potrete credere alle mie parole?” (Gv 5,45-47). Gesù, evidentemente, parlando di Mosè come autore sacro, fa indubbiamente riferimento ai libri del Pentateuco - la “Legge” secondo la classificazione giudaica del canone - a lui tradizionalmente attribuiti. Per cogliere, tanto per fare un esempio, un luogo del Pentateuco dove si allude allegoricamente a Cristo, basta far riferimento a questo ulteriore passo paolino: “Non voglio infatti che ignoriate, o fratelli, che i nostri padri furono tutti sotto la nube, tutti attraversarono il mare, tutti furono battezzati in rapporto a Mosè nella nube e nel mare, tutti mangiarono lo stesso cibo spirituale, tutti bevvero la stessa bevanda spirituale: bevevano infatti da una roccia spirituale che li accompagnava, e quella roccia era il Cristo” (1Cor 10,1-4). San Paolo legge in modo allegorico-cristologico il miracolo dell’acqua sgorgata miracolosamente dalla roccia nell’episodio delle acque di Merìba, descritto sia nel libro dell’Esodo (Es 17,5-6) che in quello dei Numeri (Nm 20,7-11). Tale frequente riferimento cristologico nell’ermeneutica biblica (ovviamente cattolica) è da considerarsi assolutamente portante ed essenziale.
Per leggere la Bibbia con la Chiesa e nella Chiesa è inoltre assai importante una conoscenza almeno essenziale del catechismo della Chiesa cattolica. La lettura del testo del catechismo (nella sua.versione estesa), peraltro, oltre a formare i debiti canali per una corretta interpretazione dei testi consente anche di vedere come la Chiesa stessa ha letto molti passi biblici - che sono ampiamente citati nel Catechismo - e quindi farsi una prima generale ma comunque esaustiva idea di come essi siano alla base delle principali verità di fede che trovano nella Rivelazione pubblica la loro prima e più autorevole fonte. Si comprenderà meglio, alla luce di ciò, anche la differenza che intercorre tra lo stile della Rivelazione biblica (che è, peraltro, lo “stile di Dio”) e la sua trasmissione - ordinata e ragionevole - da parte della Chiesa, che svolge appunto il compito di trasformare in un insieme sintetico e sistematico ciò che Dio ha rivelato e che costituisce l’oggetto principale della fede divina e cattolica.
Abbiamo visto, infine, come sia desiderio della Chiesa che la lettura dei sacri testi torni ad essere la base della vita spirituale e della preghiera dei fedeli. Occorre tuttavia guardarsi da alcuni usi che appaiono impropri e, non di rado, anche forieri di qualche possibile e non lieve inconveniente. Con la Bibbia bisogna, infatti, imparare a pregare e a meditare, non cercare in essa, in maniera precipitosa e frettolosa, immediate soluzioni a problemi contingenti. Il fatto che alcuni grandi santi (sant’Antonio abate, san Francesco) attraverso la lettura (anche “casuale”) di qualche passo biblico abbiano letteralmente rivoluzionato la loro vita e preso scelte drastiche e definitive non significa - ipso facto - che nella Bibbia si trovino risposte immediate o soluzioni istantanee a qualsivoglia tipo di problema né autorizza ad accostarvisi in questo modo. Un approccio di questo genere - proprio di chi aprendo la Bibbia pretenderebbe di trovarvi immediate risposte - sarebbe oltre che riduttivo e inaccettabile da un punto di vista metodologico, anche pericoloso e capace di mortificare la potenzialità formativa, istruttiva e spirituale delle sacre pagine, che verrebbero trattate come una sorta di magico “juke-box” dove trovare repentinamente la soluzione ai più disparati casi e problemi esistenziali. Dio senz’altro parla attraverso la sua Parola scritta e cristallizzata nella Sacra Scrittura; ma nel silenzio e nella meditazione assidua e costante di essa, sullo stile di Maria che “serbava le cose di Dio” che le accadevano e “le meditava nel suo cuore” confrontandole con i divini insegnamenti dei testi sacri (cf Lc 2,19 e 2,51).
