Non dobbiamo cercare fuori di noi risposte alle domande che ci portiamo. Dio parla nel cuore e nella coscienza di chi vuole ascoltarlo
"Dio parla nel silenzio...". Ascoltai queste parole nel lontano 1991, durante una giornata mondiale della Gioventù, da un autorevole ed insigne principe della Chiesa, durante un incontro pieno di chiassosi e allegri giovani (come lo ero io), desiderosi di allegria e compagnia ed anche - certamente - di incontrare il Signore... Quelle parole mi sembrarono stridere con il clima tutt'altro che silenzioso in cui caddero, ma non le ho dimenticate mai.
Sembra a prima vista paradossale che si possa udire parlare nel silenzio: il silenzio è, per definizione, assenza di suoni e, quindi, di parole sensibilmente percepibili... eppure così disse un insigne Cardinale di santa Romana Chiesa... Ma il dubbio restava: come può Dio parlare nel silenzio?...
Molti anni dopo, la liturgia della Chiesa, quella dei tempi forti dell'Avvento e della Quaresima, venne a gettare qualche luce sulle emblematiche parole del caro porporato: "voce di uno che grida nel deserto: preparate la via del Signore". Queste parole risuonano nella liturgia della seconda domenica di Avvento e ci ricordano come, per ascoltare il Signore, occorre andare nel deserto, ossia fare silenzio nel proprio cuore... La Quaresima commemora i quaranta giorni di Gesù nel deserto e gli inni liturgici ci ricordano solennemente: "Nel segreto dell'anima, prostriamoci ed imploriamo la divina clemenza... sia sobria la lingua ed il cuore: fratelli, è tempo di ascoltare la voce dello Spirito".
In questa singolarissima e certamente indimenticabile Quaresima abbiamo conosciuto l'inedito fenomeno del "distanziamento sociale": una misura che ha certamente addolorato tutti, ci ha fatto conoscere una distanza lacerante, una situazione surreale, da cui in molti dobbiamo ancora riprenderci e che certamente solo con grande fatica riusciremo a metabolizzare. O forse no. "State a casa", "Stay home" è diventato l'assordante e martellante slogan che ci ha di fatto, volenti e nolenti, confinati nelle quattro mura delle nostre abitazioni. Ed ecco di nuovo, imperiose, risuonare le quattro parole del cardinale: "Dio parla nel silenzio...".
Oltre alla liturgia, ci viene in aiuto la Sacra Scrittura attraverso il profeta Osea: "La attirerò a me, la condurrò nel deserto e parlerò al suo cuore". Dobbiamo convincerci che ciò che Dio continuamente cerca di fare con ciascuno di noi è portarci a comprendere che Egli parla, ma parla davvero, in modo personale e intimo al cuore di ogni suo figlio e figlia; ma non con voce percepibile ai sensi, né in maniera immediatamente chiara e distinta; ci parla appunto "nel cuore", ossia dentro la nostra interiorità, dentro la nostra coscienza, dentro quella parte più profonda e intima di noi stessi dove si formano le nostre convinzioni, dove gioca l'inestricabile e complesso operare delle emozioni, dei sentimenti, delle passioni, delle ferite che ci portiamo dietro. Eppure è lì e solo lì che si può ascoltare "il voce di Dio" ("il", disse proprio così sempre quel caro cardinale - evidentemente non italiano - rivolgendosi a noi giovani per ricordarci che il senso di una giornata mondiale della Gioventù non è tanto o solo far baldoria e socializzare, ma anzitutto creare un ambiente capace di "ascoltare il voce di Dio"). Dentro questo mondo interiore, possiamo e dobbiamo imparare a discernere la voce di Dio, che comunemente (e giustamente) si identifica con la voce della nostra coscienza che parla in tutti i mortali, ma, disgraziatamente, da pochissimi è percepita, distinta e ascoltata. Eppure essa dovrebbe sempre essere seguita ed ascoltata, perfino nei casi - come insegna il santo dottore Tommaso d'Aquino - che suoi giudizi non fossero ineccepibili a causa di una sua non perfetta formazione.
Alcuni esempi ci aiuteranno a comprendere. Pensiamo alle scelte piccole e grandi, soprattutto a quelle già fatte, su cui è più facile portare l'attenzione. L'esperienza pastorale mi insegna che le persone che sono vissute "lontane da Dio" per tanti anni, quando tornano a Lui si addolorano per tanto tempo sprecato e per tante scelte sbagliate, lamentando che, purtroppo, non avevano cognizione di tante cose, non si rendevano conto di quel che facevano, c'erano tante vicissitudini che le avevano portate in certe direzioni. Tutto vero. Ma alcuni devono ammettere a se stessi: "però, in fondo in fondo, io lo sapevo che stavo agendo male". Sacrosantissima verità! Cosa c'è dietro questa frase? C'è la Voce di Dio che parlava al loro cuore, alla loro coscienza, in quel modo sempre delicato, mite, rispettoso con cui Essa si esprime e che, per essere colto, riconosciuto e ben accolto, ha bisogno di silenzio: gli si deve prestare attenzione. La voce del nostro cuore o della nostra coscienza o dell'Altissimo spesso ci suggerisce di fare o non fare quella cosa, oppure ci biasima o incoraggia dinanzi a quel che abbiamo già fatto.
Che succede però a noi? Succede che c'è la nostra volontà che si mette in testa questa o quella cosa e che comincia a cercare appigli e giustificazioni di ogni genere per farla tentando, come si dice nel parlare comune, di "tacitare la coscienza". Questo appiglio può essere di ogni genere: il fatto che una cosa la facciano tutti, il fatto che sia addirittura legalmente permessa, il fatto che sia stata approvata da questa o quella persona che si ritiene significativa, il fatto che sussistano tante presunte o apparenti buone ragioni per agire in questo o in quel modo, etc. Ma quando non è ciò che Dio vuole, nonostante tutte queste "conferme", la vocina, pur inascoltata e soffocata, ci avverte dell'errore.
Facciamo qualche esempio. La stragrande maggioranza delle persone oggi vivono la sessualità in modo assai disinvolto ("lo fanno tutti"). Conseguentemente la persona fa scelte libertarie e immorali su questo argomento, pensando e convincendosi "che non c'è nulla di male". Ma la coscienza rimorde. L'aborto è un diritto garantito dalla quasi totalità degli ordinamenti contemporanei ("la legge lo permette"). Una cara figliola che incontra una gravidanza indesiderata, pertanto, forte di questa conquista, va a praticare l'aborto volontario. Salvo poi portarsi un sordo e lancinante rimorso vita natural durante. Ho un dubbio e vado a chiedere consiglio. Cerco la persona autorevole, il super direttore spirituale, il "sacerdote o la persona carismatica", il movimento ecclesiale carismatico, etc ("ricerca di approvazioni significative, che sottoscrivano quello che voglio"). Ossia delego ad altri la risoluzione di quel dubbio e mi affido ciecamente a ciò che mi verrà detto, "scaricando" su altri la responsabilità delle mie azioni. Eppure, nonostante il "super parere" di tale presunta "super persona" o "super movimento", la coscienza non mi lascia in pace. Oppure penso di fare una cosa e comincio a convincermi che sia buona, con mille motivazioni apparentemente ineccepibili ("presunte o apparenti buone ragioni"): faccio quella cosa e non sono sereno e tranquillo.
Gli esempi potrebbero moltiplicarsi e anche circostanziarsi all'infinito. Dunque, qual è il problema reale che li accomuna tutti? Semplice: ho ascoltato tutto e tutti, meno l'Unico che dovrei interpellare dentro il mio cuore, ossia: Dio. Che parla nel silenzio. E di cui dobbiamo imparare ad ascoltare la voce. Come riconoscerla? Generalmente la spia inconfondibile di ciò che viene da Dio è ciò che porta pace e serenità profonda, assenza di agitazione e turbamento, insieme ad una certa interiore letizia (il cui contrario è l'angoscia e la mestizia) e amore, ossia crescita nell'amore verso Dio e verso il prossimo. Ogni volta che qualche pensiero, parola o azione che pensiamo di fare non ha queste caratteristiche e non ci porta in queste direzioni, stiamo quasi certamente dinanzi alla nostra povera volontà umana: se la asseconderemo pur con tutte le svariate giustificazioni che abbiamo visto avremo un solo riscontro al nostro agire, ossia staremo male. Imparare a discernere le nostre reazioni è dunque parte essenziale del cammino di rientro in noi stessi e nel proprio cuore, per imparare a discernere ed ascoltare voce di Dio.
C'è un passo del Deuteronomio assai significativo per concludere queste riflessioni. “Ricordati di tutto il cammino che il Signore tuo Dio ti ha fatto percorrere in questi quarant’anni nel deserto, per umiliarti e metterti alla prova, per sapere quello che avevi nel cuore e se tu avresti osservato o no i suoi comandi” (Dt 8,2). Israele stette nel deserto per ben 40 anni, in una situazione del tutto atipica e inedita. Ci sarebbe voluto solo qualche mese per raggiungere la terra promessa dall'Egitto. Perché, dunque, tutto questo tempo nel deserto? "Per umiliarti, metterti alla prova e sapere quello che avevi nel cuore". Il deserto è momento in cui, nel silenzio, possiamo e dobbiamo conoscere quello che c'è, oggi, nel nostro cuore. A chi voglio dare ascolto? Verso dove voglio camminare? Chi voglio seguire? Mi interessa davvero incontrare finalmente quel Dio che forse non ho mai cercato e farmi, finalmente, ammaestrare da Lui per camminare su vie di vita, di gioia, di serenità, di pace, di amore? Saggio sarebbe a mio avviso iniziare a vivere questo tempo di "isolamento forzato" con questo spirito, non guardando alle indubbie limitazioni e sofferenze, ma riscoprendolo come possibile chance e opportunità di cambiare rotta. Perché se dopo questo tempo niente più sarà come prima, è assai importante che anzitutto io e te non siamo più gli stessi di prima, uscendo rinnovati e trasformati da questo severissimo banco di prova.
"Dio parla nel silenzio...". Nel cuore e nella coscienza. E a Lui solo dobbiamo dare ascolto. Non a noi stessi. Non ad altri. Non a suoi pur apparentemente autorevoli surrogati o, nella peggiore delle ipotesi, idoli. Solo così troveremo pace, sollievo e ristoro per le nostre anime. Solo così, meglio, cominceremo a vivere... veramente.
Tutti infatti muoiono... ma non tutti vivono veramente (Sir William Wallace)
"Dio parla nel silenzio...". Nel cuore e nella coscienza. E a Lui solo dobbiamo dare ascolto. Non a noi stessi. Non ad altri. Non a suoi pur apparentemente autorevoli surrogati o, nella peggiore delle ipotesi, idoli. Solo così troveremo pace, sollievo e ristoro per le nostre anime. Solo così, meglio, cominceremo a vivere... veramente.
Tutti infatti muoiono... ma non tutti vivono veramente (Sir William Wallace)
