"La preghiera nell'Antico Testamento culmina nella vicenda affascinante di Abramo, l'uomo dell'obbedienza a Dio e l'uomo che conobbe cosa significa ascoltare la sua voce nel silenzio della preghiera"
Il primo capitolo del Catechismo della Chiesa Cattolica dedicato alla preghiera si intitola “La rivelazione della preghiera” ed è uno splendido excursus di alcuni passaggi essenziali e fondamentali della rivelazione biblica vetero e neotestamentaria che tratteggiano le caratteristiche peculiari della preghiera, per sfociare poi nella preghiera della Chiesa che raccoglie in sé tutte le note caratteristiche della preghiera biblica, in particolare quella dei Salmi e quella del Signore Gesù. La rivelazione della preghiera, dunque, si esplicita in tre distinti articoli, che cercheremo di analizzare nel dettaglio: il primo dedicato alla preghiera nell’Antico Testamento e focalizzato su alcune importanti ed emblematiche figure bibliche veterotestamentarie che sono state paradigmatiche e significative in relazione alla preghiera (CCC 2568-2597); il secondo incentrato su Gesù presentato come Uomo di preghiera, Maestro di preghiera e, in quanto Dio, destinatario della nostra preghiera, con un significativo finale riferimento alla preghiera della sempre Vergine Maria che è la Donna della preghiera per antonomasia (CCC 2598-2622); il terzo ed ultimo dedicato alla preghiera nella vita della Chiesa ed alle forme principali in cui essa si esplica (CCC 2623-2649).
La preghiera emerge come realtà profonda ed essenziale già agli albori della creazione. I primi capitoli del libro della Genesi, infatti, presentano le significative figure di Abele, di Enoch e di Noè che offrono tratti distinti della preghiera le cui qualità essenziali, peraltro, si ritrovano nei “giusti di tutte le religioni” (CCC 2569): l’offerta a Dio delle primizie da parte di Abele e degli olocausti sull’altare da parte di Noè dopo il diluvio e l’invocazione del nome di Dio da parte del misterioso personaggio Enoch. Tale invocazione della divinità nonché l’offerta di sacrifici ad essa è tratto caratteristico e comune di ogni espressione di religiosità conosciuta. A partire da Abramo, tuttavia, la preghiera biblica comincia ad assumere dei tratti caratteristici e peculiari, che iniziano a contraddistinguerla come particolare e specifica. La vicenda di Abramo, nostro padre della fede, presenta una profonda e articolata immagine della preghiera biblica incentrata anzitutto sui tratti dell’ascolto e del silenzio, che sono connotazioni assolutamente fondamentali della preghiera e sulle quali, ad onor del vero, specialmente nei tanti tumulti e nel fracasso di oggi, sovente si presta e si bada assai poco. Pregare non è, come avrebbe anche raccomandato Gesù (cf Mt 6,7), una proliferazione incontrollata ed esorbitante di parole rivolte a Dio, ma, prima di tutto, anzitutto e soprattutto, silenzio e ascolto della sua voce che parla nel cuore e quindi può (e deve) essere ascoltata. Abramo ascoltò moltissime volte la voce di Dio che gli chiedeva cose assai impegnative e a cui sempre obbedì: dal partire dalla sua terra per ignota destinazione, al credere all’assolutamente incredibile (avere una discendenza da un figlio che sarebbe dovuto nascere da una moglie sterile e avanti negli anni), al sacrificio inaudito e incomprensibile di sacrificare proprio quel figlio miracolosamente e provvidenzialmente nato in adempimento delle divine promesse. In tutte queste circostanze Abramo obbedì alla voce di Dio, si abbandonò con fiducia ai suoi disegni, si conformò con spirito di fiducia e abbandono ai suoi voleri. Questa avvincente e straordinaria esperienza di fede e preghiera autentica - che passò anche per il misterioso episodio dell’accoglienza dei tre personaggi celesti alla quercia di Mamre (Gen 18), nei quali non pochi padri della Chiesa videro una misteriosa prefigurazione allegorica della Santissima Trinità - mostra da subito nella Rivelazione la caratteristica più peculiare della preghiera biblica e, quindi, cristiana: imparare ad ascoltare profondamente Dio e la sua voce per potersi pienamente conformare ai suoi disegni, ai suoi desideri e ai suoi voleri. Operazione che si compie nel silenzio di una preghiera profondamente orientata all’ascolto. Non dunque un piegare Dio ai desideri e voleri umani, ma un cammino di progressiva scoperta, conoscenza e adesione a quelli divini.
