Stemma di don Leonardo Maria Pompei Don Leonardo Maria Pompei Sacerdote · Apostolato

Blog · 2024-04-06

Battesimo e confermazione: la dottrina del Concilio di Firenze (1438-1445)

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BATTESIMO E CONFERMAZIONE 
NEL CONCILIO DI FIRENZE



Papa Innocenzo III, grande Pontefice, oltre che sul sacramento del Battesimo intervenne anche a difesa della presenza reale di Gesù nell’eucaristia, utilizzando per la prima volta il termine “transustanziare” ed affermando che le parole “mistero della fede” pronunciate dal sacerdote nella consacrazione non devono intendersi nel senso che alluderebbero ad una sorta di mistero rievocato in modo simbolico, ma si dicono “perché ciò che ivi si crede è differente da ciò che si vede e ciò che si vede è differente da ciò che si crede. Infatti si vede l’apparenza del pane e del vino e si crede la realtà della carne e del sangue di Cristo” (Denz 782). Gli stessi concetti furono ribaditi, contro gli Albigesi e i Catari dal Concilio Lateranense IV (1215), che nuovamente intervenne affermando la realtà della transustanziazione del pane e del vino eucaristici nel vero corpo e sangue di Cristo. Anche il Concilio di Costanza (1414-1418) si preoccupò di condannare le posizioni dell’eretico Wyclif che erano vere anticipazioni di quelle luterane, minimizzando e alterando la radiosa dottrina cattolica sull’eucaristia.
Fu però il Concilio di Firenze (1438-1445) a dare una compiuta ed esaustiva dottrina sui sette sacramenti, un secolo prima delle ulteriori importanti definizioni in chiave antiluterana del Concilio di Trento (1545-1563).
Viene anzitutto definito il settenario dei sacramenti della nuova alleanza e precisata la differenza tra i sacramenti istituiti da Cristo e quelli della Legge antica: “I sacramenti della nuova legge sono sette: Battesimo, Confermazione, Eucaristia, Penitenza, Estrema Unzione, Ordine e Matrimonio. Essi sono molto differenti dai sacramenti della legge antica, quelli infatti non producevano la grazia ma indicavano solo che questa sarebbe stata data per la passione di Cristo. I nostri invece contengono in sè la grazia e la comunicano a chi li riceve degnamente. Di essi, i primi 5 sono ordinati alla perfezione individuale di ciascuno, i due ultimi, al governo e alla moltiplicazione di tutta la Chiesa” (Denz 1310). In queste parole è sintetizzata tutta l’importanza straordinaria e unica dei sacramenti: contengono la grazia e realmente la comunicano a chi li riceve con le debite disposizioni. Sono dunque il cuore assolutamente necessario e insostituibile della vita e del cristiano. Sono sette e tutti parimenti necessari per i fini particolari che realizzano. Non uno di più e non uno di meno.
Subito dopo, il Concilio specifica sinteticamente gli effetti che produce ciascun sacramento: “Col battesimo, infatti, noi rinasciamo spiritualmente. La confermazione aumenta in noi la grazia e ci fortifica nella fede. Rinati e fortificati, siamo nutriti col cibo della divina eucarestia. E se col peccato ci ammaliamo nell'anima, con la penitenza veniamo spiritualmente guariti. Spiritualmente - e, se giova all'anima, anche corporalmente - ci guarisce l'estrema unzione. Con l'ordine la Chiesa è governata e moltiplicata spiritualmente; col matrimonio cresce materialmente” (Denz 1311).
Si specifica, inoltre che ogni sacramento presenta tre elementi costitutivi: la materia (o segno sensibile), la forma (formula con cui il sacramento deve essere amministrato) e il ministro abilitato a celebrarlo. “Tutti questi sacramenti constano di tre elementi: cose come materia, parole come forma, la persona del ministro che conferisce il sacramento, con l'intenzione di fare quello che fa la Chiesa. Se manca uno di questi elementi, il sacramento non si compie” (Denz 1312).
Il Concilio di Firenze pone anche la distinzione tra sacramenti che non si possono mai ripetere perché lasciano un carattere indelebile (Battesimo, Cresima e Ordine Sacro) e sacramenti ripetibili: “Tra questi sacramenti, ve ne sono tre: battesimo, cresima e ordine, che imprimono indelebilmente nell'anima il carattere, ossia un segno spirituale che distingue dagli altri. Perciò non si ripetono nella stessa persona. Gli altri quattro non imprimono il carattere e possono ripetersi” (Denz. 1313). Il carattere del sacramento del Battesimo è quello di cristiano, della cresima di soldato di Cristo, dell’ordine di ministro di Cristo.
Sono quindi fissate in maniera chiara, egregia e sintetica tutte le basi dottrinali e dogmatiche per la retta comprensione dell’insegnamento autentico della Chiesa sui sacramenti.
Dunque, dice  il Concilio, “primo di tutti i sacramenti è il battesimo, porta d’ingresso alla vita spirituale; per mezzo di esso diventiamo membra del Cristo e del Corpo della Chiesa […]. Materia di questo sacramento è l’acqua pura e naturale, non importa se calda o fredda. La forma sono le parole: ‘Io ti battezzo nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo’ […]. Ministro di questo sacramento è il sacerdote, cui, per ufficio, compete battezzare; ma in caso di necessità può amministrare il battesimo non solo un sacerdote o un diacono, ma anche un laico, una donna e persino un pagano o un eretico, purché usi la forma della Chiesa e intenda fare ciò che fa la Chiesa. Effetto di questo sacramento è la remissione di ogni colpa originale e attuale e di ogni pena relativa. Non si deve, quindi, imporre ai battezzati nessuna penitenza per i peccati precedenti al battesimo e quelli che muoiono prima di commettere qualche colpa sono subito accolti nel regno dei cieli e ammessi alla visione di Dio” (Denz 1314-1316).
Dal tenore di quanto appena citato, si comprende anzitutto l’indispensabilità di questo sacramento alla salvezza dell’anima, cosa che giustifica il fatto che ministro straordinario di questo sacramento possa essere addirittura un pagano. In caso di necessità, infatti, basta versare un po’ d’acqua sul capo di una creatura, pronunciando la formula sopra riportata con l’intenzione di “fare ciò che fa la Chiesa” (formula tecnica che indica semplicemente la necessaria presenza, nel ministro, della volontà di amministrare il battesimo così come viene conferito dalla Chiesa, escludendo, per esempio, l’intenzione di farlo per scherzo o per far diventare il battezzato membro di una chiesa non cattolica), che tutti gli effetti del battesimo si producono. La seconda cosa da notare è che solo con questo sacramento vengono rimessi non solo tutti i peccati (originale e, se presenti, attuali, cioè quelli commessi con coscienza e volontà) ma anche tutte le pene dovute per i peccati, di modo che non è necessaria alcuna penitenza da parte del battezzato. Questo rilievo è di estrema importanza perché molti attaccano il sacramento della confessione dicendo che è assurdo dare una penitenza se c’è il perdono dei peccati, anche perché Gesù Cristo ha già sufficientemente pagato per tutti. L’obiezione non è del tutto peregrina, ma vi si risponde proprio comprendendo bene l’insegnamento sul Battesimo. Dice infatti san Tommaso che nostro Signore una sola volta è morto in croce per i peccati. Quindi una sola volta i meriti infiniti del suo sacrificio vengono comunicati in pienezza e totalità, ovvero per la remissione di tutti i peccati e di tutte le pene. Ma siccome Cristo risuscitato dai morti non muore più, se il battezzato commette nuovi peccati, la volontà divina consente di ricorrere al valore infinito del sacrificio di Cristo solo per rimettere le colpe (qualunque colpa, fosse anche gravissima, purché la si confessi con sincero pentimento), ma non le pene dovute al peccato. Conseguentemente il penitente dovrà cooperare con il suo sforzo personale a purificarsi dalle scorie del peccato e a pagare i debiti pendenti con la divina giustizia. Ed ecco perché gli si impone una proporzionata e salutare soddisfazione sacramentale.
“Il secondo sacramento è la confermazione, la cui materia è il crisma, benedetto dal vescovo, composto di olio, ad indicare lo splendore della coscienza e di aroma, ad indicare il profumo della buona fama […]. Ministro ordinario è il vescovo. E mentre per le altre unzioni basta un semplice sacerdote, questa può conferirla solo il vescovo, perché solo degli apostoli, di cui i vescovi fanno le veci, si legge che davano lo Spirito Santo con l’imposizione delle mani […]. E la confermazione, nella Chiesa, tiene proprio il luogo di quell’imposizione delle mani [di cui in At 8,14-17]. […] Effetto di questo sacramento è che il cristiano possa coraggiosamente confessare il nome di Cristo; infatti per mezzo suo viene conferito lo Spirito Santo per rendere forti, come agli apostoli il giorno di Pentecoste. Perciò il confermando viene unto sulla fronte, dove alberga il senso di vergogna, perché non arrossisca nel confessare il nome di Cristo e soprattutto la sua croce, che, secondo l’Apostolo, è scandalo per i Giudei e stoltezza per i pagani, per cui viene segnato col segno della croce” [Denz. 1317-1319].
Abbiamo omesso di riportare la forma della confermazione in quanto recentemente è stata modificata nell’ambito dell’ultima riforma liturgica. E’ importante, tuttavia, anzitutto comprendere l’importanza del fatto che il ministro ordinario sia il vescovo, in quanto questo sacramento segna la piena incorporazione alla Chiesa di Cristo fondata sulle colonne dei dodici apostoli ed anche la ricezione di quell’effusione dello Spirito Santo che avviene – in forma sacramentale, come sigillo del battesimo già ricevuto – soltanto attraverso l’imposizione delle mani di chi possiede la pienezza del sacerdozio ministeriale, ossia appunto il vescovo. È bello anche notare come con questo sacramento il cristiano sia abilitato alla confessione del nome di Cristo: essa va fatta anzitutto emanando il “profumo” delle virtù, ma anche con la professione pubblica della propria appartenenza a Cristo e alla Chiesa, senza alcuna vergogna, ma anzi con vera fortezza e sana fierezza. Basterebbe questo per comprendere quanto ci sia da preoccuparsi del fatto che qualcuno, negli ultimi tempi, notando come moltissimi ragazzi lasciano la chiesa e la frequenza ai sacramenti proprio dopo aver ricevuto la Cresima, lo abbia ironicamente definito “sacramento dell’addio”. È infatti a dir poco grottesco che proprio nel momento in cui si diventa capaci di professare Cristo, si smetta addirittura di frequentare Lui (nei sacramenti) e la comunità dei suoi discepoli che è la Chiesa! Un dato, questo, di cui dolersi non poco e su cui riflettere e pregare, ma che ci fa amaramente comprendere quanto grande sia al giorno d’oggi, lo smarrimento della rette fede e la perdita di percezione della grandezza e serietà dei sacramenti.


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