BATTESIMO E CONFERMAZIONE
NEL CONCILIO DI FIRENZE
Papa Innocenzo III, grande Pontefice, oltre
che sul sacramento del Battesimo intervenne anche a difesa della presenza reale
di Gesù nell’eucaristia, utilizzando per la prima volta il termine “transustanziare” ed affermando che le
parole “mistero della fede” pronunciate dal sacerdote nella consacrazione non
devono intendersi nel senso che alluderebbero ad una sorta di mistero rievocato
in modo simbolico, ma si dicono “perché ciò che ivi si crede è differente da ciò che si vede e ciò che si vede è differente da ciò che si crede. Infatti si
vede l’apparenza del pane e del vino e si crede la realtà della carne e del
sangue di Cristo” (Denz 782). Gli stessi concetti furono ribaditi, contro gli
Albigesi e i Catari dal Concilio Lateranense IV (1215), che nuovamente
intervenne affermando la realtà della transustanziazione del pane e del vino
eucaristici nel vero corpo e sangue di Cristo. Anche il Concilio di Costanza
(1414-1418) si preoccupò di condannare le posizioni dell’eretico Wyclif che
erano vere anticipazioni di quelle luterane, minimizzando e alterando la
radiosa dottrina cattolica sull’eucaristia.
Fu però il
Concilio di Firenze (1438-1445) a dare una compiuta ed esaustiva dottrina sui
sette sacramenti, un secolo prima delle ulteriori importanti definizioni in
chiave antiluterana del Concilio di Trento (1545-1563).
Viene anzitutto definito il settenario dei
sacramenti della nuova alleanza e precisata la differenza tra i sacramenti
istituiti da Cristo e quelli della Legge antica: “I sacramenti della nuova legge sono
sette: Battesimo, Confermazione, Eucaristia, Penitenza, Estrema Unzione, Ordine
e Matrimonio. Essi sono molto differenti dai sacramenti della legge antica,
quelli infatti non producevano la grazia ma indicavano solo che questa sarebbe
stata data per la passione di Cristo. I nostri invece contengono in sè la grazia e la comunicano a chi li riceve degnamente.
Di essi, i primi 5 sono ordinati alla perfezione individuale di ciascuno, i due
ultimi, al governo e alla moltiplicazione di tutta la Chiesa” (Denz 1310). In
queste parole è sintetizzata tutta l’importanza straordinaria e unica dei
sacramenti: contengono la grazia e realmente la comunicano a chi li riceve con
le debite disposizioni. Sono dunque il cuore assolutamente necessario e
insostituibile della vita e del cristiano. Sono sette e tutti parimenti
necessari per i fini particolari che realizzano. Non uno di più e non uno di
meno.
Subito dopo, il
Concilio specifica sinteticamente gli effetti che produce ciascun sacramento: “Col battesimo, infatti, noi rinasciamo
spiritualmente. La confermazione aumenta in noi la grazia e ci fortifica nella
fede. Rinati e fortificati, siamo nutriti col cibo della divina eucarestia. E
se col peccato ci ammaliamo nell'anima, con la penitenza veniamo spiritualmente
guariti. Spiritualmente - e, se giova all'anima, anche corporalmente - ci
guarisce l'estrema unzione. Con l'ordine la Chiesa è governata e moltiplicata
spiritualmente; col matrimonio cresce materialmente” (Denz 1311).
Si specifica, inoltre che ogni sacramento
presenta tre elementi costitutivi: la materia (o segno sensibile), la forma
(formula con cui il sacramento deve essere amministrato) e il ministro
abilitato a celebrarlo. “Tutti questi sacramenti constano di tre elementi: cose
come materia, parole come forma, la persona del ministro che conferisce il
sacramento, con l'intenzione di fare quello che fa la Chiesa. Se manca uno di
questi elementi, il sacramento non si compie” (Denz 1312).
Il Concilio di Firenze pone anche la
distinzione tra sacramenti che non si possono mai ripetere perché lasciano un carattere indelebile (Battesimo, Cresima
e Ordine Sacro) e sacramenti ripetibili: “Tra questi sacramenti, ve ne sono
tre: battesimo, cresima e ordine, che imprimono indelebilmente nell'anima il
carattere, ossia un segno spirituale che distingue dagli altri. Perciò non si
ripetono nella stessa persona. Gli altri quattro non imprimono il carattere e
possono ripetersi” (Denz. 1313). Il carattere del sacramento del Battesimo è
quello di cristiano, della cresima di
soldato di Cristo, dell’ordine di ministro di Cristo.
Sono quindi fissate in maniera chiara, egregia e
sintetica tutte le basi dottrinali e dogmatiche per la retta comprensione
dell’insegnamento autentico della Chiesa sui sacramenti.Dunque, dice il Concilio, “primo di tutti i sacramenti è il battesimo, porta d’ingresso alla vita spirituale; per mezzo di esso diventiamo membra del Cristo e del Corpo della Chiesa […]. Materia di questo sacramento è l’acqua pura e naturale, non importa se calda o fredda. La forma sono le parole: ‘Io ti battezzo nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo’ […]. Ministro di questo sacramento è il sacerdote, cui, per ufficio, compete battezzare; ma in caso di necessità può amministrare il battesimo non solo un sacerdote o un diacono, ma anche un laico, una donna e persino un pagano o un eretico, purché usi la forma della Chiesa e intenda fare ciò che fa la Chiesa. Effetto di questo sacramento è la remissione di ogni colpa originale e attuale e di ogni pena relativa. Non si deve, quindi, imporre ai battezzati nessuna penitenza per i peccati precedenti al battesimo e quelli che muoiono prima di commettere qualche colpa sono subito accolti nel regno dei cieli e ammessi alla visione di Dio” (Denz 1314-1316).
Dal tenore di quanto appena citato, si
comprende anzitutto l’indispensabilità di questo sacramento alla salvezza
dell’anima, cosa che giustifica il fatto che ministro straordinario di questo
sacramento possa essere addirittura un pagano. In caso di necessità, infatti,
basta versare un po’ d’acqua sul capo di una creatura, pronunciando la formula
sopra riportata con l’intenzione di “fare ciò che fa la Chiesa” (formula
tecnica che indica semplicemente la necessaria presenza, nel ministro, della
volontà di amministrare il battesimo così come viene conferito dalla Chiesa,
escludendo, per esempio, l’intenzione di farlo per scherzo o per far diventare
il battezzato membro di una chiesa non cattolica), che tutti gli effetti del
battesimo si producono. La seconda cosa da notare è che solo con questo
sacramento vengono rimessi non solo tutti
i peccati (originale e, se presenti, attuali, cioè quelli commessi con
coscienza e volontà) ma anche tutte le pene
dovute per i peccati, di modo che non è necessaria alcuna penitenza da parte
del battezzato. Questo rilievo è di estrema importanza perché molti attaccano
il sacramento della confessione dicendo che è assurdo dare una penitenza se c’è
il perdono dei peccati, anche perché Gesù Cristo ha già sufficientemente pagato
per tutti. L’obiezione non è del tutto peregrina, ma vi si risponde proprio
comprendendo bene l’insegnamento sul Battesimo. Dice infatti san Tommaso che
nostro Signore una sola volta è morto
in croce per i peccati. Quindi una sola
volta i meriti infiniti del suo sacrificio vengono comunicati in pienezza e
totalità, ovvero per la remissione di tutti
i peccati e di tutte le pene. Ma
siccome Cristo risuscitato dai morti non muore più, se il battezzato commette
nuovi peccati, la volontà divina consente di ricorrere al valore infinito del
sacrificio di Cristo solo per
rimettere le colpe (qualunque colpa,
fosse anche gravissima, purché la si confessi con sincero pentimento), ma non le pene dovute al peccato. Conseguentemente
il penitente dovrà cooperare con il suo sforzo personale a purificarsi dalle
scorie del peccato e a pagare i debiti pendenti con la divina giustizia. Ed
ecco perché gli si impone una proporzionata e salutare soddisfazione
sacramentale.
“Il secondo sacramento è la confermazione,
la cui materia è il crisma, benedetto dal vescovo, composto di olio, ad
indicare lo splendore della coscienza e di aroma, ad indicare il profumo della
buona fama […]. Ministro ordinario è il vescovo. E mentre per le altre unzioni
basta un semplice sacerdote, questa può conferirla solo il vescovo, perché solo
degli apostoli, di cui i vescovi fanno le veci, si legge che davano lo Spirito
Santo con l’imposizione delle mani […]. E la confermazione, nella Chiesa, tiene
proprio il luogo di quell’imposizione delle mani [di cui in At 8,14-17]. […] Effetto di questo sacramento è che il
cristiano possa coraggiosamente confessare il nome di Cristo; infatti per mezzo
suo viene conferito lo Spirito Santo per rendere forti, come agli apostoli il
giorno di Pentecoste. Perciò il confermando viene unto sulla fronte, dove
alberga il senso di vergogna, perché non arrossisca nel confessare il nome di
Cristo e soprattutto la sua croce, che, secondo l’Apostolo, è scandalo per i
Giudei e stoltezza per i pagani, per cui viene segnato col segno della croce”
[Denz. 1317-1319].
Abbiamo omesso di riportare la forma della
confermazione in quanto recentemente è stata modificata nell’ambito dell’ultima
riforma liturgica. E’ importante, tuttavia, anzitutto comprendere l’importanza
del fatto che il ministro ordinario sia il vescovo, in quanto questo sacramento
segna la piena incorporazione alla Chiesa di Cristo fondata sulle colonne dei
dodici apostoli ed anche la ricezione di quell’effusione dello Spirito Santo
che avviene – in forma sacramentale, come sigillo del battesimo già ricevuto – soltanto
attraverso l’imposizione delle mani di chi possiede la pienezza del sacerdozio
ministeriale, ossia appunto il vescovo. È bello anche notare come con questo
sacramento il cristiano sia abilitato alla confessione del nome di Cristo: essa
va fatta anzitutto emanando il “profumo” delle virtù, ma anche con la
professione pubblica della propria appartenenza a Cristo e alla Chiesa, senza
alcuna vergogna, ma anzi con vera fortezza e sana fierezza. Basterebbe questo
per comprendere quanto ci sia da preoccuparsi del fatto che qualcuno, negli
ultimi tempi, notando come moltissimi ragazzi lasciano la chiesa e la frequenza
ai sacramenti proprio dopo aver ricevuto la Cresima, lo abbia ironicamente
definito “sacramento dell’addio”. È infatti a dir poco grottesco che proprio
nel momento in cui si diventa capaci di professare Cristo, si smetta
addirittura di frequentare Lui (nei sacramenti) e la comunità dei suoi
discepoli che è la Chiesa! Un dato, questo, di cui dolersi non poco e su cui
riflettere e pregare, ma che ci fa amaramente comprendere quanto grande sia al
giorno d’oggi, lo smarrimento della rette fede e la perdita di percezione della
grandezza e serietà dei sacramenti.
