Le grandi domande esistenziali antropologiche
Le prime grandi domande antropologiche riguardano l’origine
dell’uomo (da dove viene) e la sua essenza (chi è). La Rivelazione offre delle
risposte molto precise a tali domande, risposte che il Magistero autentico
della Chiesa, nel corso dei secoli e sotto le provocazioni incalzanti di varie
e opposte eresie, ha ampiamente contribuito a focalizzare e precisare, di modo
che il “patrimonio antropologico” di cui dispone la dottrina cattolica brilla
per puntualità e chiarezza ed è assolutamente in grado, purché sia conosciuto,
di fronteggiare gli errori di ieri, di oggi e di sempre.
Circa l’origine dell’uomo, il libro della Genesi parla molto
chiaramente: il primo uomo è stato creato da Dio, prendendo dalla terra la sua
parte materiale ed infondendovi direttamente lo spirito o anima razionale (cf
Gen 2,7). La prima donna fu “tratta dall’uomo”, e quindi a lui legata per
vincolo di generazione diretta (Gen 2,21-22). La creazione tutta – e dell’uomo
in particolare – fu opera perfetta (avvenuta in "sette giorni" e “cosa “molto
buona”, come si legge in Gen 1,31), ma successivamente fu rovinata e degradata
dal peccato originale commesso dall’uomo su proposta della donna e istigazione
dell’antico serpente (Gen 3). Questo peccato provocò i primi grandi disordini e
il primo fratricidio di Caino nei confronti di Abele (Gen 4,8) e una successiva
massiccia e spaventosa degradazione del genere umano, fino a far “pentire” Dio
di aver creato l’uomo (Gen 6,6). Il Signore, tuttavia, anziché far perire
l’intera creazione e, in essa, il suo capolavoro, fatto a sua immagine e
somiglianza, preferì preservarne una parte eletta (tra cui Noè e i suoi tre
figli con relative mogli) per concedere un nuovo inizio all’umanità (Gen 6-9).
Infine la superbia prevaricatrice dell’uomo, dopo la consolidazione e la proliferazione
dei discendenti di Noè scampati dal diluvio (Gen 10), causò la dispersione e la
divisione del genere umano in lingue e razze distinte, come ci insegna l’episodio
della torre di Babele (Gen 11). Dopo di che, intorno al 1850 a.C., Dio inizia
la storia della salvezza con Abramo (Gen 12), da cui prenderà
origine il popolo dell’Antica Alleanza (gli Ebrei) e da cui nascerà il
Salvatore di tutti destinato ad allargare ad ogni uomo di ogni razza, di ogni
luogo e di ogni tempo la sua azione salvifica universale. Questa, in brevissima
sintesi, la dottrina biblica sull’origine e il mistero dell’uomo.
Volendo sintetizzare i punti essenziali possiamo dire che:
l’universo è una realtà perfetta (questo significa creazione in sette giorni)
creata da Dio; l’uomo, anch’esso creato da Dio, è il capolavoro e il vertice
della creazione; dal primo uomo discende la totalità del genere umano; i primi
uomini hanno commesso un grave peccato che comporta delle conseguenze
disastrose su loro, i loro discendenti e sull’intera creazione; da questo
peccato parte un processo di progressiva “involuzione” degradante dell’uomo che
solo la mano provvidente di Dio riesce ad arrestare, concedendo una sorta di
“seconda possibilità” all’umanità.
A proposito della creazione dell’uomo è bene porsi in ascolto dalle affermazioni dogmatiche del
Concilio Lateranense IV (del 1215) che afferma testualmente: “Crediamo
fermamente e confessiamo che il solo unico e vero Dio […] con la sua
onnipotente virtù, insieme, all’inizio del tempo, ha creato dal nulla, l’una e l’altra creatura,
quella spirituale e quella materiale, cioè gli angeli e il mondo, e poi l’uomo,
in certo modo partecipe di entrambe, composto di anima e corpo. Il diavolo,
infatti, e gli altri demoni sono stati creati buoni per natura, ma sono
diventati malvagi da se stessi. E l’uomo ha peccato per suggestione del
diavolo” (Denz. 800).
Un altro importantissimo testo magisteriale, assai più recente, è del
venerabile papa Pio XII, in cui si condanna l’errore (oggi molto diffuso
soprattutto grazie alle tesi darwiniste) del poligenismo, ossia l’idea che il genere umano possa derivare non
da un solo progenitore (Adamo) ma da più ceppi di discendenza. Nell’Humani generis, il Sommo Pontefice, dopo
aver in certo modo “aperto” allo studio dei sani dati oggettivi provenienti
dalla scienza autentica, ammonisce in questo modo
teologi e fedeli: “Alcuni agiscono come se fosse già dimostrata con totale
certezza l’origine del corpo umano dalla materia organica preesistente,
valendosi di dati indiziali finora raccolti e di ragionamenti basati sui
medesimi indizi; e ciò come se nelle fonti della divina Rivelazione non vi
fosse nulla che esiga, in questa materia, la più grande moderazione e cautela.
Però quando si tratti dell’altra ipotesi, cioè del poligenismo, allora i figli della Chiesa non godono affatto della
medesima libertà. I fedeli non possono
abbracciare quell’opinione i cui assertori insegnano che dopo Adamo sono
esistiti qui sulla terra veri uomini che non hanno avuto origine, per
generazione naturale, dal medesimo come progenitore di tutti gli uomini,
oppure che Adamo rappresenta l’insieme di molti progenitori; non appare in
nessun modo come queste affermazioni si possano accordare con quanto le fonti
della Rivelazione e gli atti del Magistero della Chiesa ci insegnano circa il
peccato originale, che proviene da un
peccato veramente commesso da Adamo individualmente e personalmente e che,
trasmesso a tutti per generazione, è inerente a ciascun uomo come suo proprio”.
Dunque il Pontefice esorta ad essere anzitutto cauti nell’accogliere dei dati come “scientifici” di per sé non formalmente e direttamente contrari alla
Rivelazione (anche se problematici), verificando soprattutto se possano dirsi realmente "scientifici" (ossia osservabili, dimostrabili e riproducibili) o si tratti semplicemente di teorie; ma ammonisce
dal rigettare risolutamente quei dati che contrastano con la discendenza del
genere umano dall’unico capostipite, dal momento che la dottrina del peccato
originale, costituisce il cuore e il perno assolutamente fondante di tutta
l’antropologia e la soteriologia cattolica. Se questa cade, cade
con lei gran parte della dottrina sull’uomo, su Cristo, sulla Chiesa, sui
sacramenti e sui novissimi. E con lei gran parte della nostra santa e divina
fede cattolica.