Stemma di don Leonardo Maria Pompei Don Leonardo Maria Pompei Sacerdote · Apostolato

Blog · 2017-09-19

Vero Dio e vero Uomo

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Non erano certamente da sottovalutare le opinioni ereticali che consideravano nel mistero dell’Incarnazione una dualità di figli, oppure predicavano una “mescolanza o confusione” delle due nature di Cristo. Il Concilio di Calcedonia chiarì con precisione e fermezza la verità in cui credere



Riportiamo di seguito i punti salienti e principali del Concilio di Calcedonia, prima di commentarli adeguatamente (Denz 300-302).
“[Questo concilio] si oppone a coloro che tentano di separare in una dualità di figli il mistero della divina economia di salvezza; esclude dall’ordine clericale quelli che osano affermare soggetta a sofferenza la divinità dell’Unigenito; resiste a coloro che pensano a una mescolanza o confusione delle due nature di Cristo; scaccia quelli che hanno la follia di ritenere celeste, o di qualche altra sostanza, quella forma umana di servo che Egli assunse da noi; e scomunica, infine, coloro che favoleggiano di due nature del Signore prima dell’unione, e di una sola dopo l’unione.
[Definizione] Seguendo i santi Padri, all’unanimità noi insegniamo a confessare un solo e medesimo Figlio, il Signore nostro Gesù Cristo, perfetto nella sua divinità e perfetto nella sua umanità, vero Dio e vero uomo, [composto] di anima razionale e di corpo, consustanziale al Padre per la divinità, e consustanziale a noi per l’umanità, simile in tutto a noi, fuorché nel peccato [cf. Eb 4,15], generato dal Padre prima dei secoli secondo la divinità, e in questi ultimi tempi per noi e per la nostra salvezza da Maria Vergine e Madre di Dio, secondo l’umanità, uno e medesimo Cristo Signore unigenito, da riconoscersi in due nature, senza confusione, immutabili, indivise, inseparabili, non essendo venuta meno la differenza delle nature a causa della loro unione, ma essendo stata, anzi, salvaguardata la proprietà di ciascuna natura, e concorrendo a formare una sola persona e ipostasi; Egli non è diviso o separato in due persone, ma è un unico e medesimo Figlio, unigenito, Dio, Verbo e Signore Gesù Cristo, come un tempo hanno insegnato i profeti e poi lo stesso Gesù Cristo, e infine come ci ha trasmesso il simbolo dei padri.
[Sanzione] Dopo che abbiamo stabilito tutto ciò con ogni possibile diligenza, il santo Concilio ecumenico ha deciso che nessuno può presentare, scrivere o comporre una formula di fede diversa, o credere e insegnare in altro modo”.
Lo schema seguito è molto chiaro: una premessa con l’esplicitazione delle dottrine eretiche che si intendeva condannare e una dichiarazione circa la corretta e completa presentazione dottrinale del mistero dell’incarnazione.

Il Concilio si oppone anzitutto a chi cerca di separare in una dualità di figli il mistero dell’incarnazione, con chiara allusione all’eresia nestoriana, già condannata (come sappiamo) dal Concilio di Efeso del 431. Condanna anche con dimissione dallo stato clericale (e divieto di accedervi a chi non ne facesse parte) la dottrina di coloro che affermavano che in Gesù avesse sofferto la Divinità (corrente ereticale che raggiunse l’apice nell’eresia del “Patripassianismo”, propria di coloro che affermavano che tutta la Divinità, Padre compreso, avrebbe sofferto durante la Passione di nostro Signore Gesù Cristo). Prende le distanze da coloro (tra cui gli antichi apollinaristi) che parlavano di mescolanze o confusioni delle due nature di Cristo, vanificando di fatto sia la realtà dell’incarnazione che la divinità degli atti compiuti dal Verbo incarnato. Taccia (assai giustamente e opportunamente) come folli coloro che (in ambienti gnostici, i cosiddetti “valentiniani”) ritenevano “celeste” la natura umana assunta dal Verbo, in nome delle loro pittoresche (per non dire vaneggianti) teorie pseudo-esoteriche. Infine condanna Eutiche che, come abbiamo avuto modo di notare, “favoleggiava” dell’esistenza di due nature prima dell’unione ipostatica che però, dopo l’unione, a causa dell’estrema immensità e trascendenza della natura divina sarebbero diventate una sola, perché quella umana aveva fatto la fine di una goccia d’acqua in un oceano. Le successive dichiarazioni dottrinali, tutte provenienti dal genio teologico di san Leone Magno, sono un vero capolavoro, che chiarificano, per quanto è possibile, il grande mistero dell’incarnazione circoscrivendo con estrema oculatezza e precisione le corrette e adeguate coordinate entro cui leggerlo e comprenderlo. Ce ne occuperemo dettagliatamente nel prossimo articolo.

Articolo di Don Leonardo Maria Pompei — Blog.