Non erano certamente da sottovalutare le opinioni ereticali che consideravano nel mistero dell’Incarnazione una dualità di figli, oppure predicavano una “mescolanza o confusione” delle due nature di Cristo. Il Concilio di Calcedonia chiarì con precisione e fermezza la verità in cui credere
Riportiamo di seguito i punti salienti e principali del
Concilio di Calcedonia, prima di commentarli adeguatamente (Denz 300-302).
“[Questo concilio] si oppone a coloro che tentano di separare
in una dualità di figli il mistero della divina economia di salvezza; esclude
dall’ordine clericale quelli che osano affermare soggetta a sofferenza la
divinità dell’Unigenito; resiste a coloro che pensano a una mescolanza o
confusione delle due nature di Cristo; scaccia quelli che hanno la follia di
ritenere celeste, o di qualche altra sostanza, quella forma umana di servo che Egli assunse da noi; e scomunica, infine, coloro che favoleggiano di due nature
del Signore prima dell’unione, e di una sola dopo l’unione.
[Definizione] Seguendo i santi Padri, all’unanimità noi
insegniamo a confessare un solo e medesimo Figlio, il Signore nostro Gesù
Cristo, perfetto nella sua divinità e perfetto nella sua umanità, vero Dio e
vero uomo, [composto] di anima razionale e di corpo, consustanziale al Padre
per la divinità, e consustanziale a noi per l’umanità, simile in tutto a noi,
fuorché nel peccato [cf. Eb 4,15], generato dal Padre prima dei secoli secondo
la divinità, e in questi ultimi tempi per noi e per la nostra salvezza da Maria
Vergine e Madre di Dio, secondo l’umanità, uno e medesimo Cristo Signore
unigenito, da riconoscersi in due nature, senza confusione, immutabili,
indivise, inseparabili, non essendo venuta meno la differenza delle nature a
causa della loro unione, ma essendo stata, anzi, salvaguardata la proprietà di
ciascuna natura, e concorrendo a formare una sola persona e ipostasi; Egli non è
diviso o separato in due persone, ma è un unico e medesimo Figlio, unigenito, Dio, Verbo e Signore Gesù Cristo, come un tempo hanno
insegnato i profeti e poi lo stesso Gesù Cristo, e infine come ci ha trasmesso
il simbolo dei padri.
[Sanzione] Dopo che abbiamo stabilito tutto ciò con ogni
possibile diligenza, il santo Concilio ecumenico ha deciso che nessuno può
presentare, scrivere o comporre una formula di fede diversa, o credere e
insegnare in altro modo”.
Lo schema seguito è molto chiaro: una premessa con l’esplicitazione
delle dottrine eretiche che si intendeva condannare e una dichiarazione circa
la corretta e completa presentazione dottrinale del mistero dell’incarnazione.
Il Concilio si oppone anzitutto a chi cerca di separare in una
dualità di figli il mistero dell’incarnazione, con chiara allusione all’eresia
nestoriana, già condannata (come sappiamo) dal Concilio di Efeso del 431.
Condanna anche con dimissione dallo stato clericale (e divieto di accedervi a
chi non ne facesse parte) la dottrina di coloro che affermavano che in Gesù avesse
sofferto la Divinità (corrente ereticale che raggiunse l’apice nell’eresia del “Patripassianismo”,
propria di coloro che affermavano che tutta la Divinità, Padre compreso,
avrebbe sofferto durante la Passione di nostro Signore Gesù Cristo). Prende le
distanze da coloro (tra cui gli antichi apollinaristi) che parlavano di
mescolanze o confusioni delle due nature di Cristo, vanificando di fatto sia la
realtà dell’incarnazione che la divinità degli atti compiuti dal Verbo
incarnato. Taccia (assai giustamente e opportunamente) come folli coloro che
(in ambienti gnostici, i cosiddetti “valentiniani”) ritenevano “celeste” la
natura umana assunta dal Verbo, in nome delle loro pittoresche (per non dire
vaneggianti) teorie pseudo-esoteriche. Infine condanna Eutiche che, come
abbiamo avuto modo di notare, “favoleggiava” dell’esistenza di due nature prima
dell’unione ipostatica che però, dopo l’unione, a causa dell’estrema immensità e
trascendenza della natura divina sarebbero diventate una sola, perché quella
umana aveva fatto la fine di una goccia d’acqua in un oceano. Le successive
dichiarazioni dottrinali, tutte provenienti dal genio teologico di san Leone
Magno, sono un vero capolavoro, che chiarificano, per quanto è possibile, il
grande mistero dell’incarnazione circoscrivendo con estrema oculatezza e
precisione le corrette e adeguate coordinate entro cui leggerlo e comprenderlo.
Ce ne occuperemo dettagliatamente nel prossimo articolo.
