Stemma di don Leonardo Maria Pompei Don Leonardo Maria Pompei Sacerdote · Apostolato

Blog · 2017-10-23

L'inestimabile condiscendenza del nostro Salvatore

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Gli ultimi due canoni presi in esame pongono in evidenza e condannano le dottrine di Teodoro di Mopsuestia e la "lettera di Ibas" che, con apparenze di rispetto verso la divinità di Dio, negano quel mistero insondabile e ammirabile di amore che lo ha spinto a farsi veramente uomo.


È particolarmente importante, in conclusione della lunga trattazione della dottrina cristologica del secondo Concilio di Costantinopoli, omessi alcuni canoni di non particolare rilevanza, soffermarsi sul dodicesimo ed il quattordicesimo - peraltro molto chiari di per se stessi e bisognosi di ben scarno commento - perché presentano due posizioni eretiche nel dettaglio, permettendo al lettore di farsi una chiara idea del contesto storico-culturale in cui la Chiesa di allora versava e anche la sottile perversione delle eresie, elemento assai utile per comprendere quanto l’ideatore primo di esse - ossia l’antico avversario - sia furbo, tendenzioso e abilmente astuto.
12) «Se qualcuno difende l’empio Teodoro di Mopsuestia che dice: altro è il Verbo di Dio e altro il Cristo che, sottoposto alle passioni dell'anima e ai desideri della carne, si è liberato a poco a poco dai sentimenti inferiori; che, divenuto migliore col progredire delle opere e perfetto nella vita, è stato battezzato come semplice uomo, nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, e, attraverso il battesimo, ha ricevuto la grazia dello Spirito Santo ed è stato stimato degno dell’adozione [divina]; che, a somiglianza di una immagine dell’imperatore, viene adorato nella persona del Dio Verbo, e dopo la risurrezione e divenuto immutabile nei suoi pensieri e del tutto impeccabile [sia anatema].
L’empio Teodoro ha anche detto che l’unione del Verbo di Dio con il Cristo è simile all’unione dell’uomo e della donna di cui parla l’Apostolo: «I due formeranno una carne sola» [Ef 5,31]. Tra altre innumerevoli bestemmie, egli ha osato dire che dopo la risurrezione quando il Signore soffiò sui suoi discepoli dicendo: «Ricevete lo Spirito Santo» [Gv 20,22], non diede ad essi lo Spirito Santo, ma soffiò solo simbolicamente. Egli ha detto anche che la confessione di Tommaso, quando, palpate le mani e il costato del Signore dopo la risurrezione, esclamò: «Mio Signore e mio Dio» [Gv 20,28] non è stata pronunciata da Tommaso nei riguardi di Cristo, ma che, nel suo stupore per il miracolo della risurrezione, Tommaso ha glorificato Dio che aveva risuscitato Cristo. E, ciò che è peggio, nel suo commento agli Atti degli apostoli, lo stesso Teodoro, paragonando il Cristo a Platone, a Mani, ad Epicuro, a Marcione, afferma che, come ciascuno di questi, trovata una propria dottrina, fece sì che i suoi discepoli si chiamassero platonici, manichei, epicurei, marcioniti, allo stesso modo avendo trovato il Cristo una dottrina, è da Lui che i cristiani hanno preso il loro nome. Se dunque qualcuno difende l’empio Teodoro citato più sopra e i suoi scritti sacrileghi nei quali ha riversato le bestemmie già ricordate e altre innumerevoli contro il grande Dio e salvatore Gesù Cristo e se non condanna lui e i suoi malvagi scritti, e quelli che lo accettano o lo scagionano, o affermano che ha esposto rettamente la dottrina, o quelli che hanno scritto a favore suo e dei suoi empi scritti, quelli ancora che la pensano o la pensavano un tempo come lui e perseverarono in tale eresia fino alla morte, sia anatema».
14) «Se qualcuno difende la lettera che si dice essere stata scritta da Ibas al persiano Mari, dove si nega che il Dio Verbo, incarnatosi nella santa Madre di Dio e sempre vergine Maria, si sia fatto uomo; dove si afferma che da Essa è nato un semplice uomo, che viene chiamato tempio, in modo che altro sia il Dio Verbo, altro l'uomo; dove si accusa San Cirillo, il quale ha predicato la vera fede cristiana, di essere eretico e di avere scritto come l'empio Apollinare; dove si rimprovera al primo santo concilio di Efeso di avere, senza sufficiente esame e discussione, condannato Nestorio [sia anatema]; questa stessa empia lettera definisce i dodici anatematismi di San Cirillo empi e contrari alla retta fede e prende le difese di Teodoro e di Nestorio come dei loro scritti e dottrine sacrileghe.
Se, quindi, qualcuno difende questa lettera empia e non condanna né la stessa, né quanti la difendono dicendo che almeno in parte è ortodossa; e non condanna né quelli che hanno scritto e scrivono in suo favore o a favore delle empietà che essa contiene, né quelli che tentano di giustificarla con tutte le sue empietà in nome dei santi padri e del santo concilio di Calcedonia, rimanendo fermi in queste idee fino alla morte, costui sia anatema».
Ciò che accomuna queste posizioni eretiche è una parvenza di rispetto e riverenza per la divinità, a cui sembrerebbe disdicevole attribuire le infermità dell’umanità, con tutto ciò che esse comportano fino alle estreme conseguenze della sofferenza e della morte di Croce. Ma la sottile astuzia e inganno è negare quel grandissimo e adorabile mistero che ha spinto Dio a farsi veramente uomo: l’infinito amore per noi, la Sua ineffabile e inestimabile condiscendenza, la disarmante e sconcertante compassione con cui ha voluto condividere in tutto, eccetto il peccato, la nostra condizione umana, per distruggere quanto l’aveva deturpata e rovinata e renderci nuovamente la dignità e la condizione di figli di Dio, liberati dal peccato e divinizzati dalla Grazia santificante.

Articolo di Don Leonardo Maria Pompei — Blog.