Stemma di don Leonardo Maria Pompei Don Leonardo Maria Pompei Sacerdote · Apostolato

Blog · 2018-03-06

Cosa è davvero la Chiesa?

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Cosa s'intende quando la domenica nel Simbolo della Fede si afferma: "Credo la Chiesa"? Ogni fedele esprime con queste parole la propria adesione di fede ad un "mistero", cioè ad una realtà di origine soprannaturale che non si esaurisce nell'istruzione - Chiesa, ma la comprende e la trascende. 


La prima cosa da fare per cogliere l’essenza profonda della Chiesa è riflettere sul fatto che, prima di ogni altra cosa, essa è anzitutto uno dei misteri della fede. “Credo la Chiesa” è articolo di fede sia dell’antico simbolo apostolico che del simbolo di Nicea - Costantinopoli, adoperato come simbolo della fede nelle liturgie domenicali e festive della Chiesa latina. Dire “credo la Chiesa” non equivale a “credere nella Chiesa”, secondo l’accezione che a questa espressione si dà in alcuni (a dir la verità assai spesso superficiali) discorsi dell’uomo della strada: “credo in Gesù Cristo, ma non credo nella Chiesa”. In questo contesto, infatti, il valore semantico dell’espressione rimanda alla fiducia che mancherebbe nei confronti dell’istituzione - Chiesa, che è certamente posizione e opinione legittima, ma non ha nulla a che fare con la Chiesa in quanto mistero di fede. Dire “credo la Chiesa”, vuol dire esprimere consapevolezza che essa, pur essendo evidentemente anche un’istituzione visibile, con le sue leggi, le sue strutture, le sue gerarchie e organizzazioni, non si riduce ad essere una tra le tante istituzioni umane. Oggetto di fede, infatti, non sono le cose umane, la cui esistenza è evidente e la cui comprensione oggetto di studio delle scienze umane (prima fra tutte la sociologia), ma quelle che hanno origine soprannaturale, ossia i “misteri”. Il termine “mistero” non significa, come a volte si pensa, “cosa evanescente, nebulosa, incomprensibile o strana”, ma semplicemente “realtà di origine soprannaturale”, che può essere conosciuta adeguatamente solo attraverso la fede teologale, senza però mai arrivare a comprenderla totalmente e in ogni suo aspetto. Per tutte le “verità di fede” (o “misteri della fede”, termine che può considerarsi tranquillamente equivalente) vale, infatti, l’adagio di sant’Agostino: “si comprehendis, non est Deus” (“se lo comprendi, non è Dio”). Una verità di fede, infatti, può essere accolta solo con un atto di fede soprannaturale e conosciuta attraverso l’esercizio dell’intelletto illuminato dalla fede stessa, senza riuscire tuttavia ad esaurirne la portata né a dire la parola “fine” sul discorso ad essa inerente. 
Il Concilio Vaticano II ha, assai opportunamente, voluto evidenziare anzitutto e soprattutto questa dimensione essenzialmente misterica della Chiesa, a fronte di una pregressa concentrazione della dottrina sui suoi aspetti visibili, gerarchici e sacramentali, dovuta alla necessità contingente (certamente assai rilevante) di contrastare alcuni errori dottrinali (molti dei quali originati dal Protestantesimo) che contestavano strutture, gerarchie e sacramenti di essa. Queste importantissime e certamente costitutive realtà della Chiesa sono state ricomprese e ricollocate dentro una visione squisitamente soprannaturale del mistero della Chiesa. La costituzione Lumen gentium ha voluto manifestare questa decisa opzione sia nella struttura dei suoi otto capitoli, sia nel titolo del primo di essi dedicato appunto al “mistero della Chiesa”. La struttura della Lumen gentium, infatti, è basata sull’origine divina della Chiesa e sul suo pieno e definitivo compimento solo nel ritorno a quella Fonte da cui è sgorgata prima della creazione del mondo ed a cui tornerà perfettamente e totalmente solo alla fine del mondo (struttura “exitus-redditus”, “uscita-ritorno”).
La Chiesa, pensata da Dio prima della creazione ed in essa già prefigurata, fu preparata nel popolo dell’antica alleanza, è stata definitivamente fondata da Cristo, manifestata nel giorno di Pentecoste e cammina nella storia come autentico popolo di Dio, che ha una struttura gerarchica ed una varietà di membri (clero, laici e religiosi) tutti chiamati, ciascuno nella forma a lui propria e adatta, alla santità e ad una meta che è il cielo, dove l’attende il Suo Signore e la Sua Santissima Madre, la beata Vergine Maria, che della Chiesa è tipo, modello e immagine perfetta, oltre che membro eccellentissimo e sovreminente. Tale esemplificazione si specifica perfettamente nei titoli degli otto capitoli: il mistero della Chiesa (1), il popolo di Dio (2), la costituzione gerarchica della Chiesa (3), i laici (4), la chiamata universale alla santità (5), i religiosi (6), l’indole escatologica della Chiesa pellegrinante (7) e la Beata Vergine Maria nel mistero di Cristo e della Chiesa (8). 
Il proemio della costituzione, dal canto suo, in poche battute esemplifica una componente essenziale della “mistericità” (o sacramentalità) della Chiesa che è modellata sul mistero di Cristo: “La Chiesa è in Cristo come sacramento, ossia segno e strumento dell’intima unione con Dio e dell’unità di tutto il genere umano” (LG 1). Come in Cristo si è divinamente realizzata l’unione fra l’umano e il divino e la sua umanità visibile fu strumento per la redenzione dell’umanità, così la Chiesa, che ha un’origine divina e invisibile, ha però una struttura visibile che è il segno e lo strumento (sensibile) dell’intima unione con Dio e dell’unità del genera. Ha cioè il compito primario di portare l’umanità a vivere in unione e comunione con Dio e tutti gli uomini in una perfetta comunione fra di loro. Come l’umanità di Cristo realizzò questo grazie alla Divinità che in essa operava, così la Chiesa realizza questo disegno per lo Spirito Santo che la anima e grazie alle sue strutture e dimensioni visibili, nello stesso modo con cui un singolo sacramento realizza e produce la grazia invisibile che contiene attraverso gli elementi sensibili da cui è veicolato. Con il che si vuol significare che non è possibile in alcun modo ricevere da Dio grazia e salvezza senza passare (almeno in qualche modo) attraverso la mediazione reale della Chiesa. Questo è il primo e capitale punto fermo da tenere ben presente nell’introdurre e calibrare il discorso sulla Chiesa.

Articolo di Don Leonardo Maria Pompei — Blog.