In forza della sua Fede, ogni cattolico può essere certo di trovarsi nell'unica Chiesa fondata da Cristo e che qualunque cosa dovesse accadere, l'unità, l'unicità e l'integrità della Chiesa non verranno mai meno. Ciò comporta la garanzia di avere sempre a disposizione la pienezza dei mezzi salvifici, unita alla determinazione di non muovere mai un passo senza la Chiesa o fuori di essa.
Il testo Dominus Iesus non dà adito ad alcuna interpretazione ambigua o oscura, perché è stato concepito e redatto proprio per chiarire definitivamente alcuni punti non sempre ritenuti pacifici e acclarati. Viene anzitutto perentoriamente e risolutamente affermato il fatto che esiste una ed una sola Chiesa di Cristo e che ciò costituisce una verità di fede che deve essere fermamente creduta. La Chiesa è una sola; non ce ne sono altre e non è nemmeno possibile formarne altre. Se si studia la storia della Chiesa non si farà difficoltà ad accorgersi come moltissime volte i grandi sconvolgimenti che hanno portato a fratture, scismi, divisioni ed eresie sono sorti da pretesti apparentemente (o talora anche realmente) giusti: il rilassamento della vita nella Chiesa, lo scandalo dato da alcuni membri della Chiesa, l’opinabilità di alcune prese di posizione che oggi chiameremmo pastorali, etc. Ciò ha causato l’insorgere di diatribe e contese, la cui non possibilità di immediata o pacifica soluzione, ha fatto balenare al “riformatore” di turno l’idea che l’unica soluzione possibile fosse andarsene dalla Chiesa per farne una più bella, più giusta, più santa, meno corrotta e così via. Se la verità di fede circa l’unicità della Chiesa fosse stata meglio considerata, le prospettive (e, soprattutto, le soluzioni) sarebbero state assai differenti. Nella Chiesa tutti conoscono la vicenda di san Francesco d’Assisi e anche del suo contemporaneo san Domenico di Guzman. Il merito di questi due grandissimi santi fu quello di cogliere la situazione di spaventosa decadenza morale diffusa all’interno della Chiesa del loro tempo e di cercare di porvi rimedio; ma anziché avventurarsi nei meandri di una polemica violenta e altezzosa (pur se avente qualche fondamento reale), come fecero vari ordini mendicanti ereticali loro contemporanei (quali i catari, i valdesi e gli albigesi), preferirono optare per una “denuncia della vita santa”, proponendo un nuovo radicalismo evangelico (che era evidentemente un’accusa silenziosa ma assai eloquente della corruzione allora dilagante) senza però mai attaccare violentemente o presumere di sottrarsi all’obbedienza delle legittime autorità della Chiesa. Questo comportamento è sempre doveroso ed è stato osservato anche da quei grandi santi (si pensi ad una santa Caterina da Siena, ad un san Pier Damiani, ad un san Bernardino) che pure si sentirono in dovere di denunciare, sempre nel rispetto dell’onore e della buona fama delle persone, ossia stigmatizzando il peccato o lo scandalo ma non il peccatore, situazioni di grave scandalo e incoerenza presenti all’interno del corpo ecclesiale. Valutate sempre con attenzione le conseguenze degli atti e le circostanze, ciò può essere in certi casi opportuno o persino doveroso, tenendo sempre presente il bene della Chiesa e preferendo in ogni caso la denuncia da farsi alla legittima autorità ecclesiastica competente, evitando, fin dove possibile, di evitare ulteriori lacerazioni e tensioni ecclesiali. La scelta profetica ed evangelica dei due grandi santi del secolo d’oro della Chiesa (il XIII) è stata in ogni caso certamente benedetta dal Signore, che ha concesso una grande fioritura apostolica dell’ordine dei domenicani e dei francescani, tuttora esistenti, floridi, vivi ed operanti, che hanno dato alla Chiesa fior di santi e sante (ed anche qualche Dottore). Le sette ereticali mendicanti, per contro, sono tutte estinte e la “chiesa” nata dall’opera di uno di essi (quella valdese) sopravvive stentatamente con pochi membri.
In forza del principio dell’unicità della Chiesa, ogni fedele cattolico dovrebbe dunque fare proprie queste focali considerazioni: si vive nella Chiesa, si cammina nella Chiesa, si soffre e talora si piange nella Chiesa e per la Chiesa, si continua ad amare e a difendere la Chiesa, si prega per la Chiesa, si offre la testimonianza di una vita santa nella Chiesa, si obbedisce alla Chiesa e alle sue autorità, si resta fedeli e ancorati alla sana dottrina della Chiesa e, quando lo si ritenesse in coscienza necessario, ci si prende il compito e la responsabilità di agire per fermare, in modo evangelicamente corretto e sempre nella comunione ecclesiale, il dilagare di iniquità, scandali e abusi. Questo non solo perché esiste una sola Chiesa come esiste un solo Cristo, ma anche in forza delle promesse del Signore di non abbandonare mai la sua Chiesa: “le porte degli inferi non prevarranno” (Mt 16,18) e “io sono con voi tutti i giorni fino alla fine del mondo” (Mt 28,20) sono promesse di nostro Signore Gesù Cristo e le sue promesse non possono fallire, né è pensabile che Egli possa mentire. Quindi camminare sempre “cum Ecclesia” e “sub Ecclesia”, in forza dell’autentica fede divina e cattolica e delle promesse indefettibili del suo Capo e Signore. Gesù ha anche promesso di inviare sulla Chiesa lo Spirito Santo, aggiungendo che esso avrebbe insegnato agli apostoli ogni cosa, conducendoli alla conoscenza della verità tutta intera (cf Gv 15,26; 16,7; 16,13). In forza di tale promessa possiamo essere assolutamente certi - ed anche questa è verità di fede - che qualunque cosa dovesse accadere non solo l’unità e l’unicità ma anche l’integrità della Chiesa - ossia la pienezza dei mezzi di santificazione e la fedeltà alla verità, oltre che il legame con i Dodici attraverso la successione apostolica - non verrà mai meno.
A proposito di quest’ultima - la successione apostolica - la Dominus Iesus precisa che in forza di essa sussiste una vera e reale continuità storica tra la Chiesa fondata da Cristo e la Chiesa cattolica. I vescovi, infatti, succedono come collegio ai Dodici e il Papa succede a Pietro con un’ininterrotta successione che permette di risalire dal Pontefice regnante al pescatore di Galilea con una perfetta continuità. Simile processo può essere fatto con le sedi apostoliche di primordiale costituzione, grazie agli “elenchi” diffusi fin dai primi secoli nella Chiesa (di cui già parlava ampiamente sant’Ireneo + 203) che contenevano appunto i nomi dei vari vescovi succedutisi nelle loro sedi fino a risalire ad uno dei Dodici Apostoli oppure un vescovo insediato da uno di loro o dall’apostolo san Paolo.
In forza di queste - si badi - verità di fede cattolica, un figlio e membro della Chiesa cattolica può avere la certezza di trovarsi nell’unica Chiesa fondata da Cristo. Come sappiamo questo non significa garanzia assoluta di salvezza, perché occorre santificarsi nella Chiesa e grazie alla Chiesa. Ma questo comporta la certezza di avere sempre a disposizione tutta la pienezza dei mezzi salvifici, unitamente alla risoluta determinazione di non muovere mai un passo senza la Chiesa o fuori della Chiesa o - cosa assai peggiore - contro la Chiesa.
