Stemma di don Leonardo Maria Pompei Don Leonardo Maria Pompei Sacerdote · Apostolato

Blog · 2015-05-30

Credo la risurrezione della carne: la dignità del corpo

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I "novissimi hominis" e i "novissimi mundi"



Ci occupiamo in questo articolo di un importantissimo tema, trattandolo, come di consueto, alla luce del Magistero autentico della Chiesa:  l’escatologia  (“discorso  sulle  ultime  cose”),  ossia  la dottrina sulle cose che ci attendono dopo la vita terrena e dopo la consumazione di questo mondo. E’un capitolo molto ampio, conosciuto con il termine tradizionale (di derivazione latina) di “novissimi”(“cose ultime”) e che nei manuali tradizionali di dogmatica era distinto  in  due parti:  i  “novissimi hominis”, consistenti in ciò che attende ogni singolo uomo al termine della vita terrena e distinti in morte,  giudizio,  Inferno  e  Paradiso,  con  i  necessari  corollari  di  Purgatorio  e  Limbo;  i “novissimi mundi”, ossia ciò che attende tutta l’umanità alla fine della storia: la Parusia (il ritorno di Gesù nella gloria), la risurrezione dei morti o della carne, il giudizio universale, l’eterna condanna o glorificazione dell’umanità ricostituita nella pienezza del suo essere, l’eterno  regno  nella  gloria  della  Nuova  Gerusalemme  per  i  beati  pienamente  partecipi della vittoria di Cristo sul peccato e sulla morte. L’ordine che seguirò in questo argomento è fondamentalmente quello cronologico. Questo criterio è a mio parere molto importante, perché ci fa comprendere come anche il male (in questo caso l’eresia) concorra, grazie alla divina onnipotenza, al bene. Sono state, infatti, le eresie ad occasionare i momenti di riflessione ecclesiale su importanti temi dogmatici e quindi ad offrire alla Chiesa la possibilità di puntualizzare, specificare e definire la sana dottrina cattolica condannando gli errori e le eresie. Su questo tema specifico ha causato molti danni una trasposizione impropria di alcune idee del platonismo in ambito cristiano. L’operazione, che ha visto in Origene uno dei più importanti  (anche  se  non  l’unico)  fautori,  ha  causato  una  non  corretta  comprensione dell’importanza  della  “carne”nell’opera  della  salvezza  (in  Occidente  si  svilupperà,  in reazione, l’adagio: “caro cardo salutis”, “la carne è il cardine della salvezza”) ed una non sufficiente comprensione della malvagità irreversibile degli spiriti cattivi e decaduti, che non  può essere  conciliabile  con  la  visione  ottimistica  e  spiritualistica  di  certe  idee platoniche e neoplatoniche. I  primi  due  grandi  errori  che  la  Chiesa  dovette  fronteggiare  sono  una  concezione “spiritualista”della  risurrezione  ma,  soprattutto,  il  grande  errore  origeniano dell’apocatastasi. La prima dottrina affermava che la risurrezione sarebbe avvenuta in una sorta di “carne aerea”, che non poteva avere in nessun modo nulla a che fare con la carne che abbiamo avuto in questa vita, in quanto essa - idea tipicamente platonica - sarebbe irreversibilmente  cattiva  e  segnata  dal  male.  L’altra  dottrina  affermava,  interpretando (come sempre) malauguratamente e sciaguratamente un difficile passaggio paolino sulla ricapitolazione finale di tutte le cose in Cristo (1Cor 15,23-25), che alla fine tutti, anche i demoni e i dannati, si sarebbero pentiti e sarebbero stati accolti nella nuova Gerusalemme, negando  in  questo  modo  l’eternità dell’Inferno  e  l’irreversibilità della  ribellione  degli angeli cattivi. La Chiesa reagì risolutamente a questi gravissimi errori. Contro l’apocatastasi il primo atto ufficiale porta la firma dell’imperatore Giustiniano (non stupisca ciò, se si considera che a quei  tempi  gli  imperatori  -  tutti  cristiani  -  addirittura  poterono  convocare  qualche Concilio!!!)  e  fu  successivamente  ratificato  dal  secondo,  terzo  e  quarto  Concilio  di Costantinopoli (553, 680 e 869) nonché dal secondo Concilio di Nicea (787). Ecco il testo:
“Se qualcuno dice o sostiene che il castigo dei demoni e degli empi è limitato nel tempo, e che esso in un momento stabilito avrà fine, ritenendo che possa avvenire per i demoni o per gli empi una restituzione alla condizione precedente [apocatastasi], sia anatema”(Denz 411). Contro la prima delle dottrine sopra menzionate tuonò risolutamente l’undicesimo Sinodo di Toledo del 675, con queste parole: “confessiamo che sull’esempio del nostro Capo Gesù Cristo avverrà un’autentica risurrezione della carne di tutti i morti. E crediamo che risorgeremo non in una carne aerea o in qualsivoglia altra (come vaneggiano alcuni), ma in questa stessa carne nella quale viviamo, esistiamo e ci muoviamo. Costituito il modello di questa santa resurrezione, lo stesso Signore e Salvatore nostro, salendo al cielo, tornò alla casa del Padre, dalla quale mai, con la sua divinità, si era allontanato”. 
Risorgeremo dunque con la nostra carne, la vera carne che abbiamo avuto in questa vita. E la  sentenza  che  riceveremo  subito,  nel  giudizio  particolare,  è irriformabile.  Se  è di dannazione, la carne seguirà l’anima nell’eterna condanna. Senza nessuna possibilità di cambiamento. Nè di fine. Come disse il Vate: “lasciate ogni speranza voi ch’entrate”. E come ha sempre insegnato santa Madre Chiesa.

Articolo di Don Leonardo Maria Pompei — Blog.