Introduzione alla lettera della CDF "Samaritanus Bonus" sulla cura delle persone nelle fasi critiche e terminali della vita
Il ventidue Settembre 2020 è stata pubblicata la splendida lettera della Congregazione per la Dottrina della fede “Samaritanus bonus”, approvata dal Sommo Pontefice (con l’ordine di pubblicarla) il 25 Giugno 2020. La lettera ha come oggetto un breve ma chiaro ed esaustivo excursus sulla posizione ufficiale della Chiesa e del suo Magistero riguardo la cura dovuta alle persone nelle fasi critiche e terminali della vita, con un occhio di particolare attenzione alle grandi, attualissime e scottanti questioni etiche connesse a questa delicata tematica quali l’eutanasia, l’accanimento terapeutico, il suicidio assistito, le cure palliative, le terapie analgesiche, la possibilità dell’obiezione di coscienza per medici ed operatori sanitari cattolici.
“Rispetta, difendi, ama e servi la vita, ogni vita umana!”. Questa frase, tolta dall’enciclica Evangelium vitae di san Giovanni Paolo II (EV, 407) ed espressamente citata nel paragrafo conclusivo del documento in esame, ne racchiude perfettamente la sintesi, nonché la posizione della Chiesa al riguardo della cura dovuta alla vita umana. Come si afferma nell’introduzione, era urgente ribadire con chiarezza alcuni punti focali su questi argomenti a causa del “rischio incombente nei paesi dove si stanno approvando leggi che legittimano forme di suicidio assistito ed eutanasia” (SB, introduzione) ed anche a causa del rumore mediatico suscitato da alcuni recenti fatti di cronaca che hanno provocato l’insorgere di nuove e forti pressioni al riguardo. Intento del documento è favorire la “necessaria unità di dottrina e prassi”, ribadendo “il messaggio del Vangelo e le sue espressioni come fondamenti dottrinali proposti dal Magistero”, nonché “fornire orientamenti pastorali precisi e concreti” per gestire le complesse situazioni relativae all’accompagnamento dei fedeli che si trovano nel dolore o nella fase terminale della malattia.
La parabola evangelica del Buon Samaritano è ad un tempo l’icona biblica e il punto di riferimento per l’esposizione di quel che pensa la Chiesa a proposito dell’atteggiamento da tenere verso quella particolare e delicata forma di povertà che è la malattia. “Guarire se possibile, aver cura sempre” (Anche questa frase è presa da san Giovanni Paolo, precisamente dal suo discorso del 20 Marzo 2004, n.7) è lo slogan che sintetizza l’atteggiamento che bisogna avere nei confronti del malato. Il malato non deve mai essere considerato un problema, ma un’immagine del nostro Signore Crocifisso che chiede non solo cure mediche, ma soprattutto la grande cura della compassione e dell’amore che tutti, anche gli operatori sanitari, sono chiamati ad offrirgli, tenendo inoltre presente che la stessa medicina è e deve essere sempre al servizio della persona e della vita, mai della morte. “La vita umana è infatti un bene altissimo […], un dono sacro ed inviolabile […], è sempre un bene […] e la Chiesa afferma il senso positivo della vita umana come un valore già percepibile dalla retta ragione, che la luce della fede conferma e valorizza nella sua inalienabile dignità” (SB, III).
Molto interessante è la disanima degli “ostacoli culturali che oscurano il valore sacro di ogni vita umana” (SB, IV), individuati in tre nodi critici: il concetto ambiguo ed equivoco di “qualità della vita”, secondo cui una vita ridotta in certe condizioni non meriterebbe di essere vissuta; un’erronea comprensione del concetto di compassione, secondo il quale sarebbe un atto di pietà e di misericordia aiutare una persona a smettere di soffrire; infine un individualismo crescente e dilagante che vede il malato terminale come un problema e un peso per la società, idea - questa - derivante da quella “cultura dello scarto” più volte evidenziata dal Sommo Pontefice Francesco, nonché da quel neopelagianesimo ed individualismo di cui il medesimo ha parlato sia nell’esortazione apostolica Gaudete ed exsultate (GE 36-64) che nella lettera enciclica Laudato si’ (LS, 162).
Finalmente la Lettera passa a precisare i punti fermi del Magistero della Chiesa sulle tematiche del fine vita, che sono sintetizzate in dodici punti, i cui tratti salienti si possono sintetizzare come segue. Anzitutto un fermo “no” all’eutanasia e al suicidio assistito, con la forte affermazione che è “insegnamento definitivo della Chiesa il fatto che l’eutanasia è un crimine contro la vita umana, in quanto provoca la morte di un essere umano innocente”. Essendo inoltre “atto intrinsecamente malvagio, in qualsiasi occasione e circostanza” va assolutamente esclusa “qualsiasi cooperazione formale o materiale immediata ad un tale atto, in quanto peccato grave contro la vita umana”. Infine “essendo un atto omicida, nessun fine può legittimarlo e non può tollerarsi alcuna forma di complicità o cooperazione attiva o passiva e coloro che approvano leggi sull’eutanasia e il suicidio assistito si rendono complici del grave peccato che altri eseguiranno”, nonché “altresì colpevoli del peccato di scandalo” per aver contribuito con tali leggi a “deformare la coscienza, anche dei fedeli” (SB, V, 1). Si deve anche escludere ogni forma di accanimento terapeutico, intendendo con ciò “l’uso di mezzi straordinari e/o sproporzionati che produrrebbero solo un prolungamento precario e penoso della vita”, ma senza però cessare di somministrare né le cure normali ordinariamente dovute né (tanto meno) l’alimentazione e l’idratazione, la cui interruzione configurerebbe un atto eutanasico (ibidem, V, 2-3). Sono moralmente lecite le cure palliative, a condizione però che non divengano (come purtroppo appare da alcune recenti normative quali il “Palliative Care Act e il “End-of-Life-Law”) “azioni od omissioni dirette a procurare la morte” (ibidem, V, 4). Discorso del tutto analogo vale per la somministrazione di farmaci analgesici (ibidem, V, 7). Evidenziata l’importanza fondamentale della vicinanza e dell’amore della famiglia e il ruolo degli Hospice (ibidem, V, 5), si affronta il delicato caso delle malattie mortali dei neonati e dei bambini, raccomandando che li si accompagni (nei modi precisati) fino al compimento della morte naturale ed ammonendo dall’astenersi da ogni forma di terapia o diagnosi prenatale che vada a risolversi in una sorta di nemmeno troppo velato aborto eugenetico (ibidem, V, 6). Molto importante è anche quanto si afferma a proposito del cosiddetto “stato vegetativo” o di “minima coscienza”: “È sempre del tutto fuorviante pensare che lo stato vegetativo e lo stato di minima coscienza, in soggetti che respirano autonomamente, siano segno che il malato abbia cessato di essere persona umana con tutta la dignità che gli è propria”. Pertanto "il paziente in questi stati ha diritto all’alimentazione e all’idratazione; alimentazione e idratazione per via artificiale sono in linea di principio misure ordinarie” (ibidem, V, 8). Ribadito inoltre, il diritto e il dovere di medici e operatori cattolici all’obiezione di coscienza, fino al punto che “dove questa non fosse riconosciuta, si può arrivare alla situazione di dover disobbedire alla legge, per non aggiungere ingiustizia ad ingiustizia” (ibidem, V, 9), si conclude con alcune considerazioni pastorali, compresa la delicatissima tematica della possibilità di dare l’assoluzione e il viatico a chi abbia chiesto e scelto l’eutanasia o il suicidio assistito solo “nel momento in cui la sua disposizione a compiere dei passi concreti permetta al ministro di concludere che il penitente ha modificato la sua decisione” (ibidem, V, 11). Il cuore e il fulcro di tutto l’insegnamento della Chiesa è l’autentica carità, la cui prima forma di esercizio è il servizio alla verità. Noi crediamo nel Signore che è definito dalla Sacra Scrittura “l’amante della vita” (Sap 11,26) ed abbiamo la vocazione intrinseca all’amore e alla cura dell’altro, che si esplica nello stargli accanto ed accompagnarlo anche e soprattutto nei momenti drammatici dell’incalzare del dolore e del sopraggiungere di sorella morte corporale. Ricordando che a Dio solo spetta stabilire quando una vita inizia e quando finisce. E che i cristiani - sempre e comunque - rispettano la vita, difendono la vita, amano la vita e servono la vita: ogni vita umana.
