Stemma di don Leonardo Maria Pompei Don Leonardo Maria Pompei Sacerdote · Apostolato

Blog · 2019-09-16

Dio rivela se stesso e il mistero della sua Volontà

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Di fronte a una sempre più generale ignoranza di Dio, è importante comprendere quale sia la natura e l’oggetto della divina Rivelazione cristiana, la quale è avvenuta non solo a parole, ma anche con fatti ed eventi significativi da parte di Dio, raccolti poi nella Sacra Scrittura



La Dei verbum comincia anzitutto col descrivere, subito dopo il proemio, la natura e l’oggetto della divina rivelazione. Si tratta di parole splendide e preziose che è bene riportare in forma integrale limitandosi a qualche fugace commento, stante la bellezza e chiarezza di questa splendida pagina di Magistero ecclesiale:
“Piacque a Dio nella sua bontà e sapienza rivelare se stesso e far conoscere il mistero della sua volontà (cfr. Ef 1,9), mediante il quale gli uomini per mezzo di Cristo, Verbo fatto carne, hanno accesso al Padre nello Spirito Santo e sono resi partecipi della natura divina (cfr. Ef 2,18; 2 Pt 1,4). Con questa Rivelazione infatti Dio invisibile (cfr. Col 1,15; 1 Tm 1,17) per la ricchezza del suo amore parla agli uomini come ad amici (cfr. Es 33,11; Gv 15,14-15) e si intrattiene con essi (cfr. Bar 3,38), per invitarli e ammetterli alla comunione con sé. Questa economia della Rivelazione avviene con eventi e parole tra loro intimamente connessi, in modo che le opere, compiute da Dio nella storia della salvezza, manifestano e rafforzano la dottrina e le realtà significate dalle parole, mentre le parole proclamano le opere e illuminano il mistero in esse contenuto. La profonda verità, sia su su Dio sia sulla salvezza dell’uomo, per mezzo di questa Rivelazione risplende a noi in Cristo, il quale è nello stesso tempo il mediatore e la pienezza dell’intera la Rivelazione” (DV 2).
Cos’è dunque la Divina Rivelazione? Nient’altro che la decisione di Dio, motivata dalla sua immensa bontà, di far conoscere agli uomini chi Lui è e il mistero della sua volontà. Chi Lui è sappiamo - dalla Rivelazione medesima - essere niente altro che mistero di amore e “il mistero della sua volontà” altro non è che l’intenzione di rendere gli uomini partecipi della sua stessa eterna e infinita felicità. Ciò lo realizza comunicando loro per grazia la sua stessa natura divina, che dona ad essi per partecipazione ed invitandoli ad intessere con Sé una relazione di amore e di amicizia, di cui Lui stesso gode, come appare evidente dal suo trattarli come amici, dal suo parlar loro con amore e dal suo intrattenersi volentieri con essi. Sarebbe assai bello se i fedeli meditassero bene su queste parole e, dopo averle ben comprese e cominciato a viverle sul serio nella propria vita - imparando a dedicare spazio, tempo ed energie a conoscere le molte cose che Dio vorrebbe dire a cuori che trova quasi sempre occupati in ben altre faccende - ne rendessero credibile ed entusiasta testimonianza a tutti, contagiando con la gioia di tale scoperta anche i cuori di chi pensa che Dio - ammesso e non concesso che esista - sia uno strano essere che se ne sta lassù per i fatti suoi o tutt’al più - qualora qualche volta si affacciasse sul mondo e le sorti degli uomini - lo farebbe solo per affliggerli con qualche punizione o stressarli con divieti, proibizioni e precetti. Dietro le erronee immagini e percezioni di Dio c’è quasi sempre una praticamente totale assenza di formazione e quindi di adeguata conoscenza di Dio. Ecco perché era estremamente importante spiegare la natura e l’oggetto della divina rivelazione in questo modo ad un tempo semplicissimo ma anche assai profondo e vero.
Questa rivelazione è avvenuta non solo a parole, quasi fosse semplicemente un insieme di nozioni o informazioni (peraltro tutt’altro che evidenti) da immagazzinare nel serbatoio della memoria per farne - al massimo - oggetto di discertazioni, ragionamenti o - peggio - difficili astrazioni o sterili elucubrazioni. La rivelazione avviene attraverso una del tutto singolare economia, che prevede quel singolare stile di rivelarsi e rivelare non solo a parole, ma con fatti e gesti significativi. Si pensi, solo per fare qualche esempio, all’Esodo o alla stessa Passione di Gesù. L’Esodo rivela l’amore e la potenza salvifica di un Dio che libera i suoi amati figli dall’oppressione della schiavitù e, mantenendo ben antiche promesse, li porta nella terra dove scorre latte e miele. La passione e la morte di Gesù è l’apice massimo di rivelazione del mistero infinito dell’amore di Dio. Eppure, durante essa, Gesù parlò pochissimo. I racconti della Passione, comuni a tutti e quattro gli evangelisti, sono una sequenza di fatti significativi, anzi assai significativi, dietro i quali occorre leggere e decodificare il mistero dell’infinita carità divina, manifestantesi nell’amore di Colui che ha preso su di Sé tutti i mali per darci in cambio ogni bene. Le parole della Rivelazione, a loro volta, sono esplicazioni e illuminazioni del corretto senso in cui intendere i fatti e gli eventi salvifici, unitamente al mistero in essi contenuto. Tutto questo è stato mirabilmente sintetizzato nell’incarnazione del Verbo, in cui l’eterna Parola del Padre si fece carne e uomo come noi. Con questo Egli divenne ad un tempo rivelatore di Dio e dell’uomo a se stesso, nonché vertice e pienezza dell’intera rivelazione oltre che mediatore e banditore supremo di essa. Dinanzi a tale bellezza, come non rimanere “affascinati” dal mondo della rivelazione divina, il cui fulgore risplende anzitutto in tutte le Sacre Scritture? Invito più bello e accattivante ad inoltrarsi in queste sante fonti di sapienza e di santità non si poteva offrire. A noi accoglierlo e iniziare a bere, a larghissimi sorsi, alle inesauribili sorgenti della vita e della salvezza.

Articolo di Don Leonardo Maria Pompei — Blog.