Stemma di don Leonardo Maria Pompei Don Leonardo Maria Pompei Sacerdote · Apostolato

Blog · 2016-05-09

La preghiera

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Cosa è. La sua efficacia. Le sue condizioni. Le specie della preghiera


Continuiamo ad analizzare le parti e gli atti della virtù di religione. Dopo aver esposto, precedentemente, il contenuto della devozione e dell’adorazione, dobbiamo ora occuparci della preghiera.
Della preghiera o orazione (da oris actio” = azione della bocca) sono state proposte varie definizioni nel corso della storia. Sant’Agostino la definiva molto semplicemente qualunque domanda formulata a Dio, mentre san Giovanni Damasceno preferiva specificare che si tratta dellarichiesta a Dio di cose convenientioppure, ampliando lo spettro di attenzione anche alla cosiddetta orazione mentale e alla contemplazione, definiva tale qualunqueelevazione della mente a Dio. Con la preghiera, in ogni caso, si attesta e si riconosce che ogni bene e beneficio (di grazia e di gloria) viene da Dio e a Lui va dunque umilmente chiesto. La preghiera ha una quadriforme efficacia: impetratoria, satisfattoria e meritoria (sotto il duplice profilo dell’accrescimento della grazia e del conseguimento e aumento della gloria). Ogni preghiera debitamente rivolta ha Dio ha anzitutto sempre un’efficacia impetratoria, cioè ottiene da Dio quel che si chiede, secondo la promessa di Gesù (“chiedete e vi sarà dato”, Mt 7,7); e quando Dio non può concedere esattamente quello che gli si chiede (perché, nella sua onnisciente perfezione, vede che sarebbe male per il richiedente), sempre comunque concede qualche altra grazia a chi gli ha rivolto la preghiera. Ogni preghiera ha sempre anche un’efficacia satisfattoria, cioè espia i residui di pena contratti con i peccati commessi e purifica l’anima dalle loro macchie e scorie. Questi primi due aspetti della preghiera possono essere dal fedele liberamente donati ad altri: si possono, per esempio, chiedere grazie per altre persone, così come offrire preghiere come suffragi per le anime del Purgatorio. La duplice efficacia meritoria della preghiera, invece, è strettamente personale e non può in nessun modo essere comunicata o ceduta ad altri. Si tratta del fatto che ogni preghiera ben fatta, essendo un’opera non solo buona, ma molto buona in quanto espressione della virtù di religione, è meritoria e quindi da un lato fa aumentare e crescere la presenza della Grazia santificante in noi (grazia che, come è noto, si perde col peccato mortale, diminuisce col peccato veniale, si intiepidisce con le imperfezioni volontarie o consentite, cresce con ogni opera buona compiuta), dall’altro ci procura superiori gradi di gloria in cielo. Anche la gloria del Paradiso, infatti, non è certamente uguale per tutti. Il nostro godimento di Dio, la nostra conoscenza di Lui, la nostra familiarità con i beati saranno tanto più piene e intense quanto maggiori saranno i meriti accumulati in terra. Questo ha sempre insegnato la Chiesa e questa è stata la costante e immutata lezione dei santi. La preghiera più perfetta è indubbiamente il Padre Nostro, le cui sette petizioni racchiudono tutto ciò che è necessario e importante per la vita della nostra anima e, subordinatamente, anche per quella temporale. Assai debitamente sant’Agostino amava precisare che possiamo rivolgerci a Dio anche con altre parole, ma non possiamo e non dobbiamo chiedere “altro” rispetto al Padre Nostro, che è dunque preghiera “normativa e normante” per eccellenza. San Tommaso d’Aquino afferma inoltre che esistono quattro condizioni assolutamente necessarie perché la preghiera sia sempre esaudita: chiedere per sé (perché non sappiamo le condizioni in cui si trovano gli altri e, quindi, se Dio sia ben disposto o no ad accogliere quella preghiera), cose necessarie alla salvezza (le uniche che Dio sempre prontamente concede, a differenza delle richieste di grazie temporali), e farlo con pietà (non in modo indegno di Dio e della sua maestà, ovvero con devozione interiore e compostezza esteriore) e con perseveranza (non sporadicamente o saltuariamente, dato che Gesù ha raccomandato di pregare con insistenza e perseveranza). Le specie della preghiera sono quattro come si evince dal testo di 1 Tm 2,1 (“Ti raccomando dunque, prima di tutto, che si facciano domande, suppliche, preghiere e ringraziamenti per tutti gli uomini”): domanda, supplica o ossecrazione, preghiera, e ringraziamento. La forma più alta di preghiera è il ringraziamento, la cui vetta più alta in assoluto è la lode. Si loda Dio con le labbra non per manifestargli la nostra alta opinione di Lui (che Lui, che scruta i cuori, evidentemente conosce) ma per eccitare gli affetti alla lode di Lui e testimoniare anche ad altri la Sua eccellenza, attestando gioiosamente in questo modo che Egli ha fatto bene tutte le cose non solo in generale, ma anche in particolare nella vita e nell’esistenza di chi sa lodarlo in ogni luogo e in ogni tempo.

Articolo di Don Leonardo Maria Pompei — Blog.