"Gesù pregava profondamente, spessissimo, in luoghi solitari, sprofondandosi nel Padre e trovano consolazione e sempre nuova forza per compiere la sua missione. E ovviamente pregava per tutti noi"
La parte centrale della sezione del Catechismo della Chiesa Cattolica dedicata alla presentazione del mistero nella preghiera nella Rivelazione pone al centro la figura di Gesù, nel suo triplice aspetto di uomo di preghiera e orazione, maestro della preghiera e destinatario (in quanto Dio) della preghiera dei cristiani.
Anche per ciò che concerne la preghiera di Gesù, immediatamente si evidenzia come la sua preghiera sgorgasse dal suo intimo, personale e unico rapporto con il Padre, che evidentemente, in Lui trovava e toccava vertici inediti e per noi certamente incomprensibili: “Il Figlio di Dio diventato Figlio della Vergine ha anche imparato a pregare secondo il suo cuore d’uomo. Egli apprende le formule di preghiera da sua Madre, che serbava e meditava nel suo cuore tutte le «grandi cose» fatte dall’Onnipotente. Egli prega nelle parole e nei ritmi di preghiera del suo popolo, nella sinagoga di Nazaret e al Tempio. Ma la sua preghiera sgorga da una sorgente ben più segreta, come lascia presagire già all’età di dodici anni: «Io devo occuparmi delle cose del Padre mio» (Lc 2,49). Qui comincia a rivelarsi la novità della preghiera nella pienezza dei tempi: la preghiera filiale, che il Padre aspettava dai suoi figli, viene finalmente vissuta dallo stesso Figlio unigenito nella sua umanità, con gli uomini e per gli uomini” (CCC 2599). La preghiera personale di Gesù, dunque, rappresenta il prototipo perfetto della preghiera che Dio si aspetta dai suoi figli e ad essa occorre dunque guardare come modello decisamente normativo.
Tra gli evangelisti, chi più di tutti sottolineò il mistero della preghiera di Gesù facendo ampio riferimenti ai numerosi e ben precisi momenti in cui Egli pregava, fu certamente san Luca, che fa comprendere come il senso profondo della preghiera del Signore - sovente ricorrente prima di ben determinate azioni salvifiche (per esempio la scelta degli apostoli o la preghiera nel Getsèmani) - era quello di ottenere che la sua volontà umana aderisse umilmente, fiduciosamente e pienamente alla volontà del Padre (cf CCC 2600).
La preghiera di Gesù era una preghiera profonda, vissuta in luoghi solitari, in disparte e assai spesso di notte. Si trattava di una completa e ardente immersione nel mistero di Dio, nei vortici di amore del Dio trino, era un momento in cui la sua Santissima Umanità trovava ristoro, conforto, gaudio, rigenerazione e forza per compiere la severa e austera missione di Maestro e Redentore. Nelle manifestazioni pubbliche di preghiera, Gesù era solito iniziare sempre con il ringraziamento o con la lode, per insegnare anche a tutti noi che ringraziamento e lode devono precedere ogni forma di richiesta e petizione e costituiscono, peraltro, la forma più alta, elevata e perfetta della preghiera cristiana. San Giovanni nel suo Vangelo riporta la personale preghiera rivolta da Gesù al Padre subito prima la risurrezione di Lazzaro, che fa comprendere più di qualcosa di ciò che Egli viveva nel suo unico rapporto col Padre (Cf Gv 12; CCC 2604). Prima della passione, sempre san Giovanni, ci descrive la splendida “preghiera sacerdotale” di Gesù (Gv 17), in cui Egli prega per la nascente Chiesa, perché siano preservati i suoi primi passi e perché il suo cammino storico di crescita, consolidamento ed espansione sia sempre vissuto nell’unità e nella carità. Gesù, infine, prega intensamente fino a sudare sangue, per prepararsi ad affrontare il gran combattimento della Passione e della Morte e le brevi - ma intense - ultime sette parole pronunciate dalla croce non sono altro che sublimi e profondissime preghiere che manifestano tutto il divino splendore del Suo Cuore che tanto ha amato il Padre compiendo in tutto e fino alla fine il suo Volere e tanto ha amato gli uomini fino a consumarsi totalmente per la loro salvezza e il loro riscatto. “La lettera agli Ebrei esprime in termini drammatici come la preghiera di Gesù operi la vittoria della salvezza: «Nei giorni della sua vita terrena egli offrì preghiere e suppliche con forti grida e lacrime a colui che poteva liberarlo da morte e fu esaudito per la sua pietà; pur essendo Figlio, imparò tuttavia l’obbedienza dalle cose che patì e, reso perfetto, divenne causa di salvezza eterna per tutti coloro che gli obbediscono» (Eb 5,7-9)” (CCC 2606).
