Stemma di don Leonardo Maria Pompei Don Leonardo Maria Pompei Sacerdote · Apostolato

Blog · 2017-07-13

La Dottrina cattolica su Cristo

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LA VOCE DI EFESO

Con i seguenti 12 punti il Concilio di Efeso definisce in modo puntuale la corretta dottrina cristologica, confutando le sentenze di Nestorio il quale sosteneva che in Gesù ci fossero due persone (una umana e una divina) unite tra loro da un vincolo di tipo "morale" e non "di natura"



Come annunciato nell’articolo precedente, vediamo ora gli anatematismi del Concilio di Efeso contro Nestorio, che furono redatti da san Cirillo di Alessandria e già approvati come allegato della terza lettera di san Cirillo a Nestorio dal locale Sinodo di Alessandria (Denz 252-263). Ne daremo l’elenco completo, riservandocene il commento al prossimo numero. Si ricordi bene lo sfondo dell’eresia nestoriana e della conseguente polemica apologetica di san Cirillo. Nestorio negava che Cristo fosse una sola ed unica Persona di dignità divina con due nature (divina e umana), negando di fatto che l’unione della natura  umana com quelle divina del Verbo fosse di tipo “ipostatico” (cioè nel soggetto della Seconda Persona della Santissima Trinità), ma pensando piuttosto a due distinti soggetti (il Verbo di Dio e la persona umana Cristo) uniti tra loro da vincoli morali, o di autorità o di potenza per volontà del Verbo eterno.

  1. Se qualcuno non confessa che l’Emmanuele è Dio nel vero senso della parola, e che perciò la santa Vergine è Madre di Dio perché ha generato secondo la carne il Verbo che è da Dio, sia anatema.
  2. Se qualcuno non confessa che il Verbo del Padre ha assunto in unità di sostanza l’umana carne, che egli è un solo Cristo con la propria carne e senza dubbio è Dio, sia anatema.
  3. Se qualcuno dopo l’unione divide nell’unico Cristo le due sostanze congiungendole con un semplice rapporto di dignità, cioè di autorità e potenza, e non piuttosto con un’unione di natura, sia anatema.
  4. Se qualcuno attribuisce a due persone o a due sostanze le espressioni contenute sia nei Vangeli sia nelle lettere degli apostoli, o dette dai santi sul Cristo, o da lui di se stesso, e alcune le attribuisce all’uomo, considerato distinto dal Verbo di Dio, altre invece come degne di Dio, al solo Verbo di Dio Padre, sia anatema.
  5. Se qualcuno osa dire che il Cristo è un uomo portatore di Dio, e non piuttosto veramente Dio come Figlio unico per natura, e partecipò a nostra somiglianza della carne e del sangue, sia anatema.
  6. Se qualcuno osa dire che il Verbo di Dio Padre è Dio o Signore del Cristo, e non confessa piuttosto che egli è Dio e uomo nello stesso tempo, secondo le Scritture, sia anatema.
  7. Se qualcuno afferma che Gesù, come uomo, è stato mosso nel suo agire dal Verbo di Dio e che gli è stata attribuita la dignità di Unigenito, come ad uno diverso da lui, sia anatema.
  8. Se qualcuno osa dire che l’uomo assunto (dal Verbo) deve essere “con-adorato” col Verbo di Dio, “con-glorificato” e “con-chiamato” Dio come si fa di uno con un altro (infatti l’aggiunta della sillaba «con» fa pensare questo) e non onora, piuttosto, con un’unica adorazione l’Emmanuele, e non gli attribuisce una unica lode, sia anatema.
  9. Se qualcuno dice che l’unico Signore Gesù Cristo è stato glorificato dallo Spirito, che egli si serve della potenza che gli viene (dallo Spirito) come di una forza a lui estranea, e che ha ricevuto da lui il potere contro gli spiriti immondi e quello di operare i prodigi divini tra gli uomini, e non dice  piuttosto che lo Spirito per il quale ha operato questi segni è il suo proprio, sia anatema.
  10. La divina Scrittura dice che il Cristo è divenuto «apostolo e sommo sacerdote della fede che noi professiamo» [cf Eb 3,1], e che si è offerto per noi in odore di soavità a Dio Padre [Ef 5,2]. Perciò se qualcuno dice che nostro pontefice e apostolo non è lo stesso Verbo di Dio, quando si fece carne e uomo come noi, ma l’uomo nato da donna quasi fosse altro da lui; o se qualcuno dice che ha offerto il sacrificio anche per sé, e non solamente per noi (infatti non ha bisogno di sacrificio chi non conosce il peccato), sia anatema.
  11. Se qualcuno non confessa che la carne del Signore è vivificante in quanto è la carne propria dello stesso Verbo del Padre, ma (pretende che sia) di un altro diverso e unito a lui solo per la dignità, o per aver ricevuto solo la divina abitazione; se, dunque, non confessa che essa sia vivificante, come abbiamo detto, perché propria del Verbo di Dio che può vivificare ogni cosa, sia anatema.
  12. Se qualcuno non confessa che il Verbo di Dio ha sofferto nella carne, è stato crocifisso nella carne, ha assaporato la morte nella carne, ed è divenuto il primogenito dei morti, perché come Dio è vita e dà la vita, sia anatema.

Articolo di Don Leonardo Maria Pompei — Blog.