Stemma di don Leonardo Maria Pompei Don Leonardo Maria Pompei Sacerdote · Apostolato

Blog · 2024-01-02

La Giustizia: gratitudine e vendetta

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Come parti della virtù cardinale della giustizia sono da considerare la “gratitudine” e la “vendetta”. Per quest’ultima è necessario fare un discorso più articolato, data la delicatezza dell’argomento, per comprendere quando, come e per mezzo di chi diventa lecita o meno.



La gratitudine o riconoscenza consiste nellavolontà di ricompensare un altro ricordando le attenzioni della sua amicizia”. E’ dovuta anzitutto a Dio, poi ai genitori, a tutte le persone costituite in autorità ed infine a tutti i propri benefattori. La ricompensa del beneficio ricevuto è un obbligo morale del beneficato e si sostanzia anzitutto in affetti riconoscenti, poi nellaccettare il dono ricevuto con gioia ed infine nel ricompensare il benefattore possibilmente con qualcosa di più di quanto ricevuto. Il vizio opposto è l’ingratitudine, che nasce dal disprezzo dei benefici ricevuti ed è grave quando è rivolta a Dio. Può anche essere dovuta a negligenza (dimenticare i benefici ricevuti), ma non per questo si è scusati. Nostro Signore Gesù Cristo in persona ha avuto modo di lamentare grandemente la mancanza di gratitudine degli uomini nei suoi confronti, oltre che nel Vangelo (quando si lamentò dell’ingratitudine dei lebbrosi guariti, Lc 17,17), soprattutto durante le celebri apparizioni a santa Margherita Maria Alacoque (1643-1690), da cui prese origine la devozione e la festa del Sacratissimo Cuore di Gesù. Simile cosa ha fatto la Madre di Dio in occasione delle rivelazioni postume alle apparizioni di Fatima (1917), quando, nel Dicembre del 1925, mostrò a suor Lucia il suo Cuore Immacolato circondato dalle spine degli uomini ingrati che non si facevano scrupolo di martoriarlo con continui peccati e chiedendo, come già fece a suo tempo il Sacratissimo Cuore di Gesù, riparazione per questo.
Più delicato ed articolato è il discorso che deve farsi sulla “vendetta”, cioè la quinta parte integrante della virtù della giustizia.
La vendetta non è altro che il castigo inflitto al colpevole per i peccati (o, da un punto di vista della legge umana, i reati) che ha commesso. Non è mai lecita quando ha come fine la propria soddisfazione, perché tale disposizione è propria dell’odio, che è il contrario della carità. è invece lecita quando ha come fine lemendamento del colpevole, la tutela della pubblica quiete, della giustizia e dellonore di Dio, salvo sempre il rispetto delle debite circostanze. Spetta sempre alle legittime autorità applicare le giuste pene dovute per i peccati e reati, mentre per i singoli è sempre cosa doverosa sopportare le ingiurie fatte a sé, cioè non vendicarsi mai e per nessun motivo, secondo il Vangelo e le esortazioni di San Paolo e ricordando il detto biblico: “chi si vendica avrà la vendetta del Signore ed egli terrà sempre presenti i suoi peccati” (Sir 28,1). A detta di san Giovanni Crisostomo, per contro, sarebbe, invece, il colmo dellempietà tollerare le ingiurie verso Dio. In questo senso, per esempio, si trova nella Sacra Scrittura lesempio di Elia, che sterminò i 400 profeti di Baal; e di Gesù stesso, che scacciò risolutamente - anche con l’uso di una certa moderata violenza - i mercanti del Tempio e non risparmiò aspre invettive contro i farisei. Lo zelo infatti, che è la prima radice della vendetta, fa considerare come fatte a sé le ingiurie fatte a Dio, a causa della carità che trasforma lamore in amore fervente. Si badi, tuttavia, che la misura, l’opportunità e la proporzionalità di tali reazioni non sono ordinariamente comprensibili dagli uomini. Elia, infatti, era un grande profeta e Gesù era il figlio di Dio fatto uomo. Pertanto ordinariamente la difesa dei diritti di Dio offesi da uomini empi e ingrati, va compiuta con mezzi pacifici (anche se fermi), pacati e proporzionati, salva sempre la competenza delle autorità umane e di quella divina di punire tali comportamenti in modo proporzionato e adeguato.
In quanto tale, la vendetta è il giusto mezzo tra la crudeltà (o durezza) che eccede nella punizione e la blandizia che difetta di eccessiva indulgenza. Da quanto detto si comprende che la vendetta ha due aspetti, peraltro condivisi anche dai giuristi esperti di diritto penale: uno punitivo o retributivo, che è quello ristabilire la giustizia mediante una pena adeguata e proporzionata al tipo e al numero dei reati commessi; l’altro emendativo o medicinale, ossia la finalità di favorire l’emendamento e la correzione del colpevole, in modo che si guardi dal reiterare in futuro gli stessi peccati o reati, per il bene suo e dell’umano consorzio.

Articolo di Don Leonardo Maria Pompei — Blog.