
In quanto virtù teologale, la carità è infusa dallo Spirito Santo nella misura che a Lui piace. Ma come per tutte le virtù (anche quelle infuse), la sua permanenza, crescita o - Dio non voglia - perdita, dipende da come l’anima la custodisce, la coltiva e la esercita. Come per tutte le virtù, anche la carità cresce ogni volta che si compie un atto di amore per Dio o di amore santo di se stessi, oppure di amore ordinato del prossimo.
Anche solo dire col cuore a Dio: “ti amo”, anche quando non si sentissero riverberi emotivi e sensibili per questa frase, determina un aumento del nostro amore per Lui. L’apostola dell’atto d’amore, la serva di Dio suor Consolata Betrone, ebbe a suo tempo dal cielo il compito di far comprendere quanto è importante esercitare questa virtù anzitutto in riferimento all’amore di Dio. La vita di molti cristiani, anche cattolici, è purtroppo a volte molto fredda o, quanto meno, tiepida.
La carità, se ben coltivata, porta al fervore e allo zelo, ad avere un cuore infiammato per Dio, incamminandosi verso l’adempimento del primo e più importante comandamento, oggi troppo spesso frettolosamente accantonato per far spazio al pur importante ma pur sempre secondo precetto della carità. San Filippo Neri ebbe addirittura uno spostamento delle costole (all’altezza del cuore) a causa dell’ardore della sua carità verso Dio che diede luogo allo straordinario fenomeno mistico della bruciatura (vera, reale, fisica) delle vesti che il santo portava, con buchi e aloni neri tuttora visibili sulle sue camicie all’altezza del petto!
Il suo cuore prendeva realmente fuoco! Tanto grande (e in verità sempre poco…) dovrebbe essere l’amore dei cristiani verso il loro Dio!