Stemma di don Leonardo Maria Pompei Don Leonardo Maria Pompei Sacerdote · Apostolato

Blog · 2023-09-20

I modi in cui si manifesta la carità

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La carità ha degli atti peculiari in cui si esplica e si esercita e che san Tommaso, sull’onda della Tradizione ascetica e spirituale, individua in tre particolari opere: la beneficenza, l’elemosina e la correzione fraterna.
La beneficenza consiste, come dice il nome stesso, nel fare il bene, qualsiasi tipo di bene a qualunque persona (amica o nemica, simpatica o antipatica): da un sorriso, a un favore, a una parola di pace, ad un incoraggiamento, a una qualunque gentilezza. Il garbo, l’affabilità, il sorriso, la gentilezza, la generosità sono atteggiamenti che non possono non trasparire quando la carità è viva in un’anima e, se non ci sono, qualcosa certamente non funziona. Sono vere e proprie opere di beneficenza le sette opere di misericordia corporale e spirituale enucleate dalla tradizione della Chiesa: dar da mangiare agli affamati e da bere agli assetati, vestire gli ignudi, ospitare i pellegrini, visitare i malati e i carcerati e seppellire i morti (opere di misericordia corporale); insegnare agli ignoranti, ammonire i peccatori, perdonare le offese, consolare gli afflitti, consigliare i dubbiosi, sopportare pazientemente le persone moleste, pregare Dio per i vivi e per i morti (opere di misericordia spirituale). La legge del cristiano è fare sempre il bene, fare quanto più bene possibile, quanto più spesso possibile e a quante più persone possibili. Molto occorre imparare, quando si fa lesame di coscienza, a verificare questo punto e prendere coscienza delle innumerevoli omissioni che si commettono su questa materia.
L’elemosina è uno dei punti più importanti della vita cristiana e molto spesso trascurato da non pochi fedeli. San Paolo scrive a chiare lettere che “l’attaccamento al denaro è la radice di tutti i mali” (1Tm 6,10) e Gesù ha tuonato più volte nei vangeli con il noto aforisma: “non potete servire a Dio e a mammona” (Mt 6,24; Lc 16,13), dove con “mammona” chiaramente è da intendersi il denaro. L’elemosina, infatti, è una specie particolare di beneficenza, cioè un atto di carità consistente nell’elargire liberamente, volontariamente e gratuitamente denaro per sovvenire una miseria o una necessità altrui. Gesù invita chiaramente i suoi discepoli “a non accumulare tesori sulla terra”, ma ad accumularli “in cielo”, ricordando che dove è “il tesoro dell’uomo” lì si trova “anche il suo cuore” (Mt 6,19-21). San Tommaso avverte che l’elemosina è un precetto cioè un obbligo in due casi: quando si hanno dei beni superflui e quando c’è una situazione disperata di estrema necessità; è un consiglio negli altri casi. Bisogna però sempre ricordare, con la sapienza del santo patrono d’Italia san Francesco, che nessuno può portare soldi in paradiso, a meno che non faccia ingenti versamenti sulla “banca del cielo” già in questa vita attraverso le elemosine. Ogni elemosina, infatti, viene da Dio accolta e registrata e sarà certamente da lui ricompensata. Il Dottore Angelico spiega che se la persona non sarà salvata, Dio ricompenserà le sue elemosine in vita concedendo varie grazie di tipo temporale; se invece l’anima raggiungerà la salvezza, come scrive san Pietro, molti peccati saranno scontati dalle elemosine e dalle oltre opere di carità compiute in vita (cf 1Pt 4,8) e grande ricompensa si riceverà in cielo con più alti gradi di gloria. I cristiani non sono pauperisti, ma sanno che il denaro è un bene “pericoloso” che deve essere redento e santificato dalla loro carità e non idolatrato come l’unico vero dio di questo mondo.

Infine qualche parola sulla correzione fraterna, che è una grande opera di carità, ma che va compiuta nel debito modo. San Tommaso spiega che va fatta osservando le circostanze di tempo (“quando”), di luogo (“dove”) e di modo (“come”), avendo un occhio particolare al fine della virtù che è il bene, e che può essere addirittura tolto dalla presenza di una circostanza non valutata. In particolare se si giudica che il peccatore non accetterà la correzione ma farà peggio, bisogna desistere dal correggerlo. Inoltre: mai correggere quando si è interiormente alterati o è alterata la persona da correggere (circostanza di tempo); mai in presenza di altre persone mortificando la persona che ha sbagliato (circostanza di luogo); e infine sempre con infinita carità, dolcezza, umiltà e delicatezza (il modo santo di esercitare la correzione). Se non si osservano bene tutte queste circostanze è preferibile omettere la correzione. Ed è bene ricordare sempre, specie a proposito di questo delicato argomento, che “lo stolto dice quello che pensa, il saggio pensa a quello che dice”. 

Articolo di Don Leonardo Maria Pompei — Blog.