Stemma di don Leonardo Maria Pompei Don Leonardo Maria Pompei Sacerdote · Apostolato

Blog · 2024-06-21

I peccati e i vizi contrari alla prudenza

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Per meglio comprendere la grandezza e l’importanza della virtù cardinale della prudenza, conviene passare in rassegna i vizi ad essa opposti, che sono di due distinte specie: quelli che le si oppongono direttamente e formalmente e quelli che in qualche modo le somigliano, ovvero dei vizi camuffati da virtù.
L’imprudenza è evidentemente il primo comportamento contrario a tale virtù e si ha quando viene a mancare, colpevolmente, la debita prudenza che si può e si deve avere in tutte le situazioni. Si incorre in tale difetto quando si disprezzano le regole del ben operare, cosa che diventa molto grave quando di tratta di regole divine, come - per esempio - la raccomandazione di Gesù di non dare le cose sante ai cani e le perle ai porci (cf Mt 7,6), cosa a cui si contravviene quando si danno, per l’appunto, cose sante (sacramenti, “perle” di spiritualità e simili) ad anime non solo del tutto indisposte alla grazia, ma quando appare evidente che non esiste il minimo spiraglio di buona volontà di aprirsi ad essa. Altro vizio contrario alla prudenza è la precipitazione, ovvero il prendere decisioni sotto l’impeto di qualche passione e senza debitamente ponderare le fasi conoscitive dell’esercizio di tale virtù. Per causa di questo brutto difetto, purtroppo, si combinano a volta grossi pasticci di vario genere, talora con conseguenze non lievi. L’inconsiderazione consiste nella mancata ponderazione e considerazione circa le cose necessarie da farsi, quando sono conosciute come tali. Per esempio, prima di mettersi alla guida bisogna aver preso la patente ed essere in stato di lucida vigilanza. Chi si mettesse a guidare senza patente o in stato di ebbrezza o in preda al sonno, pensando di affidarsi alla divina Provvidenza, peccherebbe assai gravemente di inconsiderazione, giungendo, in questo modo, a tentare Dio. Ultimi difetti contrari alla prudenza sono l’incostanza, che si ha quando si omette di ben ponderare a causa della fatica che ciò comporta e la negligenza, quando la mancata considerazione adeguata di principi, cose e circostanze dipende da colpevole trascuratezza e volontà non buona. Si pensi quanto sia grave la negligenza quando ricade su cose necessarie alla salvezza (come il comportamento di chi, vedendo un familiare malato approssimarsi alla morte, trascurasse di invitarlo a ricevere il viatico e l’unzione o, peggio, omettesse di chiamare il sacerdote essendone stato sollecitato dal morente).
Veniamo ora alle pseudo-virtù, che purtroppo intaccano come astuti ingannatori quelle vere. La prima è la cosiddetta “prudenza della carne”, che consiste nel ponderare e prendere le decisioni non in base alla legge di Dio e al bene della propria e altrui anima, ma considerando il benessere del corpo e i piaceri sensibili come fine ultimo. Salutismo, culturismo, idolatria del corpo, gola sono tutti comportamenti alimentati da questa erronea forma di prudenza. Affine ad essa è la “prudenza del mondo”, che prende tutte le decisioni in base alla convenienza economica che ne può ricavare, sottomettendo tutto al tirannico potere del dio denaro. La terza è l’astuzia, di diabolica origine, che consiste nell’escogitare mezzi cattivi (simulazione, ipocrisia, menzogna, falsità) per raggiungere fini anche buoni. Si badi che per i figli di Dio non è mai e in nessun caso applicabile il machiavellico principio secondo il quale “il fine giustifica i mezzi”. Affini all’astuzia sono la frode e l’inganno, cioè l’esecuzione delle astuzie escogitate con le opere (frode) o con le parole (inganno), traendo il prossimo nell’errore. Infine la sollecitudine per il futuro o i beni temporali, che è quella che forse maggiormente si maschera da prudenza. Si tratta di ciò che Gesù condanna nel Vangelo quando esorta a non preoccuparsi di quello che si mangerà o si berrà o di come ci si vestirà e a non affannarsi per il domani (cf, per esempio, Mt 6,25-34). I figli di Dio, infatti, sanno e credono di avere un Padre celeste che provvede a loro, per cui certamente si occupano delle cose necessarie per vivere (lavorano onestamente e si prendono cura di tutte le cose umanamente necessarie), ma non vivono di preoccupazioni, né si astengono dal compiere ciò che Dio vuole e chiede per la sciocca paura di un domani che nemmeno è certo che debba a venire e a cui, in ogni caso, credono che Dio provvederà.

Articolo di Don Leonardo Maria Pompei — Blog.