Per meglio comprendere la grandezza e l’importanza della
virtù cardinale della prudenza, conviene passare in rassegna i vizi ad essa
opposti, che sono di due distinte specie: quelli che le si oppongono
direttamente e formalmente e quelli che in qualche modo le somigliano, ovvero
dei vizi camuffati da virtù.
L’imprudenza è evidentemente il primo
comportamento contrario a tale virtù e si ha quando viene a mancare,
colpevolmente, la debita prudenza che si può e si deve avere in tutte le
situazioni. Si incorre in tale difetto quando si disprezzano le regole del ben
operare, cosa che diventa molto grave quando di tratta di regole divine, come -
per esempio - la raccomandazione di Gesù di non dare le cose sante ai cani e le
perle ai porci (cf Mt 7,6), cosa a cui si contravviene quando si danno, per l’appunto,
cose sante (sacramenti, “perle” di spiritualità e simili) ad anime non solo del
tutto indisposte alla grazia, ma quando appare evidente che non esiste il
minimo spiraglio di buona volontà di aprirsi ad essa. Altro vizio contrario
alla prudenza è la precipitazione, ovvero il prendere decisioni sotto l’impeto
di qualche passione e senza debitamente ponderare le fasi conoscitive dell’esercizio
di tale virtù. Per causa di questo brutto difetto, purtroppo, si combinano a
volta grossi pasticci di vario genere, talora con conseguenze non lievi. L’inconsiderazione
consiste nella mancata ponderazione e considerazione circa le cose necessarie
da farsi, quando sono conosciute come tali. Per esempio, prima di mettersi alla
guida bisogna aver preso la patente ed essere in stato di lucida vigilanza. Chi
si mettesse a guidare senza patente o in stato di ebbrezza o in preda al sonno,
pensando di affidarsi alla divina Provvidenza, peccherebbe assai gravemente di inconsiderazione,
giungendo, in questo modo, a tentare Dio. Ultimi difetti contrari alla prudenza
sono l’incostanza, che si ha quando si omette di ben ponderare a causa
della fatica che ciò comporta e la negligenza, quando la mancata
considerazione adeguata di principi, cose e circostanze dipende da colpevole
trascuratezza e volontà non buona. Si pensi quanto sia grave la negligenza
quando ricade su cose necessarie alla salvezza (come il comportamento di chi,
vedendo un familiare malato approssimarsi alla morte, trascurasse di invitarlo
a ricevere il viatico e l’unzione o, peggio, omettesse di chiamare il sacerdote
essendone stato sollecitato dal morente).
Veniamo ora alle pseudo-virtù, che purtroppo intaccano
come astuti ingannatori quelle vere. La prima è la cosiddetta “prudenza
della carne”, che consiste nel ponderare e prendere le decisioni non in
base alla legge di Dio e al bene della propria e altrui anima, ma considerando
il benessere del corpo e i piaceri sensibili come fine ultimo. Salutismo,
culturismo, idolatria del corpo, gola sono tutti comportamenti alimentati da
questa erronea forma di prudenza. Affine ad essa è la “prudenza del mondo”,
che prende tutte le decisioni in base alla convenienza economica che ne può ricavare,
sottomettendo tutto al tirannico potere del dio denaro. La terza è l’astuzia,
di diabolica origine, che consiste nell’escogitare mezzi cattivi (simulazione,
ipocrisia, menzogna, falsità) per raggiungere fini anche buoni. Si badi che per
i figli di Dio non è mai e in nessun caso applicabile il machiavellico principio secondo il quale
“il fine giustifica i mezzi”. Affini all’astuzia sono la frode e l’inganno,
cioè l’esecuzione delle astuzie escogitate con le opere (frode) o con le
parole (inganno), traendo il prossimo nell’errore. Infine la sollecitudine
per il futuro o i beni temporali, che è quella che forse maggiormente si
maschera da prudenza. Si tratta di ciò che Gesù condanna nel Vangelo quando
esorta a non preoccuparsi di quello che si mangerà o si berrà o di come
ci si vestirà e a non affannarsi per il domani (cf, per esempio, Mt
6,25-34). I figli di Dio, infatti, sanno e credono di avere un Padre celeste
che provvede a loro, per cui certamente si occupano delle cose necessarie per
vivere (lavorano onestamente e si prendono cura di tutte le cose umanamente
necessarie), ma non vivono di preoccupazioni, né si astengono dal compiere ciò che
Dio vuole e chiede per la sciocca paura di un domani che nemmeno è certo che
debba a venire e a cui, in ogni caso, credono che Dio provvederà.
