Stemma di don Leonardo Maria Pompei Don Leonardo Maria Pompei Sacerdote · Apostolato

Blog · 2023-09-23

I peccati e i vizi contrari alla carità

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La carità ha dei gradi differenti di presenza e operatività nelle anime ed è soggetta a crescita, diminuzione o perdita totale. San Tommaso afferma che nei principianti (quelli che san Paolo chiama i bambini nella fede, i “neoconvertiti”, tanto per intendersi) muove l’uomo ad allontanarsi dal peccato e a resistere alle concupiscenze; nei proficienti (cioè quelli che sant’Ignazio di Loyola identificava con “coloro che vanno di bene in meglio”) sostiene lo sforzo di avanzare nel bene; nei perfetti provoca la totale adesione a Dio, la vita di unione con Lui ed il conseguente suo godimento, nei limiti in cui ciò è possibile in questa vita. Basta un solo peccato mortale a far perdere completamente questa virtù, anzi, ciò costituisce esattamente il primo e principale effetto immediato del peccato mortale. I peccati veniali, dal canto loro, “raffreddano la carità” fino a portare l’anima, se non li combatte e non li evita, al deplorevole stato della tiepidezza, che produce grande mediocrità di vita ed immette nel pericolo assai prossimo di peccare mortalmente e perdere totalmente la Grazia e la carità.
La carità ha dei bruttissimi e numerosi vizi che le si oppongono: alcuni formalmente e direttamente, altri indirettamente ma non in maniera meno grave e pericolosa.
La forma più grave di opposizione alla carità è l’odio di Dio. Ovviamente tale odio è scatenato nelle creature (demoni e uomini cattivi), non certo da ciò che Dio è in sé (essendo la Bellezza e la Bontà stessa), né da ciò che lo caratterizza (essere, vivere e intendere), ma da alcuni suoi effetti che ripugnano alle volontà disordinate: il fatto cioè che proibisce e punisce i peccati castigandoli con pene. L’odio del prossimo, invece, nasce dal vizio capitale dell’invidia e si esplica nella bruttissima operazione del rattristarsi per il bene altrui (percepito come male proprio) e nel rallegrarsi del male altrui (percepito come bene proprio). Anche l’accidia - in quanto nausea o tedio per le cose spirituali - si oppone, almeno indirettamente, alla carità in quanto allontana dalla preghiera, dai sacramenti, dalle buone e sante letture, cioè da tutti quei mezzi che consolidano, accendono e accrescono la virtù teologale della carità. Anche la discordia  e la contesa sono vizi opposti alla carità. La prima consiste nel contrasto di due volontà, ciascuna delle quali tende a prevaricare sull’altra e ad anteporre le proprie scelte, opinioni e pareri a quelle altrui. La carità, viceversa, cede il passo tutte le volte che può, con l’unica eccezione di quando c’è in gioco il bene o la verità (oggettivi); per questo san Tommaso precisa che, fermo restando quanto detto, è tuttavia cosa buona e lodevole introdurre il dissenso fra coloro che sono concordi nel male, puntualizzando che è esattamente a questo che si riferisce Gesù quando nel Vangelo afferma di essere venuto a portare non la pace ma una spada (cf Mt 10,34). La contesa si ha invece quando si entra in discussione e polemica verbale con qualcuno. Anche in questo caso, la carità, ordinariamente, evita le “vane discussioni”, come scrive san Paolo (cf 2Tm 2,14), a meno che, anche in questo caso, la contesa non sia fatta per difendere la verità o il bene a patto però che ciò si faccia a tempo, luogo e modi opportuni. In caso contrario è peccato veniale contendere e discutere, mentre diventa peccato mortale quando si dovesse contestare la Verità o il bene (oggettivi) in modo inurbano e indecoroso.
Ci sono infine due peccati “pubblici” che sono contrari alla virtù teologale della carità: lo scandalo, in quanto uccide la carità anche nei cuori altrui; e lo scisma, in quanto rompe la comunione gerarchica con il capo visibile della Chiesa, minando quella particolare nota della Chiesa che è l’unità, la quale, pur essendo in se stessa intaccabile e inattaccabile, è tuttavia ferita dalle divisioni esteriori delle membra visibili del corpo di Cristo.

Articolo di Don Leonardo Maria Pompei — Blog.