Stemma di don Leonardo Maria Pompei Don Leonardo Maria Pompei Sacerdote · Apostolato

Blog · 2018-09-27

La grandezza della consacrazione religiosa

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La vita consacrata non annulla gli uomini e le donne chiamati dal Signore a questo particolare stato di vita, ma continua ad offrire al mondo intero, credenti e non credenti, la pluriforme immagine dell’unico Cristo Salvatore che prega sul monte, che annuncia il Regno di Dio, che benedice e risana infermi e malati.


La vita consacrata, quando è̀ vissuta in maniera autentica, seria e coerente da coloro che sono chiamati dal Signore a questo stato di vita, è qualcosa di veramente grande e importante nella vita della Chiesa, come il Concilio si preoccupa di evidenziare appunto nel paragrafo intitolato “grandezza della consacrazione religiosa”: “I religiosi pongano ogni cura, affinché per loro mezzo la Chiesa abbia ogni giorno meglio da presentare Cristo ai fedeli e agli infedeli: sia nella sua contemplazione sul monte, sia nel suo annuncio del regno di Dio alle turbe, sia quando risana i malati e gli infermi e converte a miglior vita i peccatori, sia quando benedice i fanciulli e fa del bene a tutti, sempre obbediente alla volontà del Padre che lo ha mandato. Tutti infine abbiano ben chiaro che la professione dei consigli evangelici, quantunque comporti la rinunzia di beni certamente molto apprezzabili, non si oppone al vero progresso della persona umana, ma al contrario per sua natura le è di grandissimo profitto. Infatti i consigli, volontariamente abbracciati secondo la personale vocazione di ognuno, contribuiscono considerevolmente alla purificazione del cuore e alla libertà spirituale, stimolano in permanenza il fervore della carità e soprattutto come è comprovato dall’esempio di tanti santi fondatori, sono capaci di assicurare al cristiano una conformità più grande col genere di vita verginale e povera che Cristo Signore si scelse per sé e che la vergine Madre sua abbracciò. Né pensi alcuno che i religiosi con la loro consacrazione diventino estranei agli uomini o inutili nella città terrestre. Poiché, se anche talora non sono direttamente presenti a fianco dei loro contemporanei, li tengono tuttavia presenti in modo più profondo con la tenerezza di Cristo, e con essi collaborano spiritualmente, affinché la edificazione della città terrena sia sempre fondata nel Signore, e a lui diretta, né avvenga che lavorino invano quelli che la stanno edificando. Perciò il sacro Concilio conferma e loda quegli uomini e quelle donne, quei fratelli e quelle sorelle, i quali nei monasteri, nelle scuole, negli ospedali e nelle missioni, con perseverante e umile fedeltà alla loro consacrazione, onorano la sposa di Cristo e a tutti gli uomini prestano generosi e diversissimi servizi” (LG 46).

Come si evince dall’incipit di questo splendido passo della Costituzione dogmatica sulla Chiesa, la vita consacrata continua ad offrire al mondo intero, credenti e non credenti, la pluriforme immagine dell’unico Cristo Salvatore. Attraverso la vita contemplativa ripresenta l’immagine di Gesù che prega sul monte; attraverso le forme di vita attiva apostolica, dedite alla predicazione del Vangelo o alla difesa e salvaguardia della dottrina della fede cattolica, continua a far vivere Gesù che annuncia il regno di Dio; attraverso le congregazioni di vita consacrata impegnate nel servizio, l’assistenza o la cura dei poveri, degli ultimi e dei malati, ripropone l’immagine di Gesù nel suo atto di risanare infermi e malati; nei vari istituti di vita attiva dediti all’educazione della gioventù continua a mostrare la tenera immagine del Signore chino sui fanciulli in gesto benedicente. Caratteristica comune a tutte le forme di vita consacrata è l’obbedienza alla volontà del Padre, ad immagine di Cristo sempre obbediente alla volontà di chi lo mandò per la nostra salvezza, che si esprime non solo nella perfetta osservanza dei tre consigli evangelici, ma anche delle regole e delle costituzioni dei vari ordini e istituti e nell’obbedienza alla Chiesa che ha sempre il compito di approvare le varie congregazioni con le relative leggi, statuti e regole di vita. Perché nessuno pensi che i religiosi di vita contemplativa - e tra questi, in particolare, quelli che fanno voto di clausura - facciano qualcosa di “inutile” o di non “produttivo” all’umana società, viene evidenziato che essi non sono mai e in nessun modo estranei alla vita del consorzio umano. Il non essere materialmente e in prima persona impegnati sui fronti visibili della vita della Chiesa, lungi dal renderli estranei dal mondo (o, peggio, in opposizione al progresso della persona umana), li pone nel cuore stesso di esso, per il quale ottengono, nel silenzio e nel nascondimento, sovrabbondanti grazie e benedizioni e giungono, nella misura della loro abnegazione e fedeltà, ad una tale maturità interiore, spirituale e umana da suscitare santa invidia da parte di coloro che lottano e si affaticano tra i travagli e le vicissitudini del mondo.

Tutto l’immenso bene che la vita consacrata può e deve apportare alla Chiesa e al mondo intero dipende tuttavia dalla fedeltà, dalla coerenza, dalla gioia e dalla dedizione con cui coloro che sono chiamati a questo stato vivono la loro consacrazione. Come già detto a suo tempo parlando dell’ordine che deve caratterizzare la vita di chierici e laici, senza indebite e inopportune confusioni di parti o, peggio, scambi di ruoli, così un consacrato, per apportare davvero tutto il bene che può al consorzio umano, deve vivere fedelmente e coerentemente non solo col suo stato di vita e le sue concrete condizioni di esercizio (vita attiva o contemplativa, claustrale o non), ma anche col carisma che caratterizza il proprio istituto. Parafrasando le massime a suo tempo citate di san Francesco di Sales, cosa ne sarebbe di un certosino che volesse fare il direttore di un oratorio, di una suora di clausura che volesse organizzare e presiedere un “festival” di evangelizzazione, di un membro di un ordine ospedaliero che volesse fare il parroco, di una suora orsolina che disertasse la scuola per rimanere fissa in cappella ai piedi del Santissimo Sacramento? Purtroppo anche in questo importantissimo stato di vita nella Chiesa non sono mancati, nei decenni appena trascorsi, disordini, confusioni, travisamenti, sovente mascherati da non meglio precisati “aggiornamenti” o “adeguamenti al mutarsi dei tempi”. Nessuno, evidentemente, nega che per gli istituti di vita consacrata (come del resto per tutta la Chiesa) ci sia la necessità continua di calarsi nei mutati contesti storici e culturali in vista del messaggio da rendere a Gesù e al suo Vangelo. Nè che questo richieda, talora, di lasciare qualcosa che appare obsoleto e aprire qualche orizzonte nuovo. Ma occorre vigilare sull’importanza di rimanere sempre se stessi, senza snaturare il proprio carisma e il proprio peculiare stile di vita. Perché solo rimanendo tali si può portare, sia alla Chiesa che al mondo, quel bene che lo Spirito Santo ha affidato a ciascun singolo istituto. Per la massima gloria di Dio e a beneficio del maggior numero possibile di anime.

Articolo di Don Leonardo Maria Pompei — Blog.