Secondo la dottrina di san Tommaso d’Aquino che, come è noto, scriveva le sue sentenze sulla base della dottrina dei più autorevoli padri e scrittori ecclesiastici del primo millennio, anche l’avarizia (come già la superbia) ha sette figlie: la durezza di cuore, l’inquietudine, la violenza, la bugia, lo spergiuro, la frode e il tradimento. Vediamo nel dettaglio questi tossici frutti di questa mala pianta.
L’avaro è anzitutto un uomo dal cuore indurito. La brama di ricchezze e l’egoismo lo rendono totalmente insensibile ai bisogni altrui. In questo senso sono quanto mai emblematici gli esempi evangelici del ricco epulone e dello stolto accaparratore e accumulatore di beni, già citati in precedenza. Giova ricordare anche il celebre aneddoto di sant’Antonio da Padova che, alla morte di un celebre avaro del suo tempo, ordinò di aprire il petto di quell’infelice per constatare che al posto del cuore aveva un forziere pieno di monete: e così avvenne. Queste gravissime forme di insensibilità sono formalmente e gravemente contrarie alla carità, alla compassione e alla misericordia e per questo sono severamente punite dalla divina giustizia. Chi è attaccato alle ricchezze e avido di esse, inoltre, è sempre inquieto, non trova pace. Anzitutto perché passa il tempo a studiare i modi con cui accrescere il patrimonio, farlo fruttificare, procurarsi nuove fonti di introiti e guadagni. Ci sono persone che fanno investimenti spregiudicati e passano le giornate davanti al PC a controllare gli andamenti dei titoli, pieni di patemi per eventuali ribassi o addirittura per la perdita d’interi capitali. L’avidità di molti e il miraggio di soldi facili – lo si dica tra parentesi – ha peraltro contribuito non poco all’attuale pessima congiuntura economica che vede la finanza farla da padrona e dettatrice di legge sull’economia, mettendola sovente in ginocchio sulla base di meri giochi e meccanismi speculativi. L’avaro è inquieto anche perché teme di perdere il suo patrimonio: oltre i crack finanziari, teme l’arrivo dei ladri, è costretto a circondare la casa d’impianti di videosorveglianza, a blindarla con sofisticati sistemi di allarme, a renderla simile ad un bunker con cancelli, mura e inferriate. Con buona pace della quiete e della tranquillità del cuore. Molti avari sono violenti, non solo nel senso della violenza fisica, ma sono spregiudicati e spavaldi nei modi. Pur di conseguire qualche guadagno, non esitano a calpestare il prossimo e, talora, a violare i diritti anche della povera gente (per esempio non pagando o dilazionando senza giusto e grave e motivo gli stipendi dei dipendenti o i crediti dei loro prestatori d’opere e servizi). La prepotenza figlia dell’avidità li rende estremamente litigiosi e sono pronti ad ingrassare i ruoli delle cause civili (già al limite della totale congestione) per questioni di lana caprina o per supposti interessi di minimo conto. Spesso gli avari sono anche bugiardi e ciò, purtroppo, non è raro nel mondo del commercio. Vengono gonfiate eccessivamente le qualità di un prodotto, oppure se ne celano o minimizzano i difetti o addirittura si dichiarano inesistenti requisiti e qualità. Questo fenomeno è particolarmente grave – e le cronache purtroppo ne danno ampia attestazione – quando tali comportamenti ricadono su beni di consumo, particolarmente generi alimentari, con grave danno e pregiudizio della salute pubblica. Lo spergiuro è oggi fattispecie meno frequente in un mondo totalmente scristianizzato e laicizzato come quello occidentale. San Tommaso e con lui i santi padri, individuavano tuttavia anche questa particolare malizia dell’avaro, che pur di acquistare beni altrui non si fermava neanche dinanzi alla gravissima offesa del santo nome di Dio perpetrata con il falso giuramento. La frode invece è quanto mai attestata nel nostro mondo e oggi ha nuove e cospicue frontiere nel campo della rete. La frode si distingue dalla menzogna perché si attua non solo e non principalmente con le parole, ma con comportamenti e azioni. Truffe e frodi commerciali sono decisamente incalcolabili e praticamente incensibili tanto sono frequenti e numerose e bisogna essere molto attenti e accorti per non cadere nelle maglie dei sempre nuovi e sofisticati marchingegni escogitati da gente avida e senza scrupoli. Infine l’avaro può essere un traditore e ciò è tristemente testimoniato dal comportamento di Giuda Iscariota, che vendette il figlio di Dio per soli 30 denari (cifra, peraltro, molto, molto modesta…). A testimonianza di come l’indurimento del cuore causato da quest’orrido vizio possa portare a calpestare con disinvoltura gli affetti più grandi, i valori più nobili, le persone più sante. Dio ci guardi da esso e procuriamo tutti, con l’elemosina, la liberalità e la generosità, di mortificare l’odioso tarlo dell’avarizia.
