Stemma di don Leonardo Maria Pompei Don Leonardo Maria Pompei Sacerdote · Apostolato

Blog · 2023-08-13

L'oggettività del bene e del male

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                                                                Bontà o cattiveria degli atti umani


                                                  
                           
 


Quando è che un atto libero dell’uomo può dirsi buono e quando invece cattivo? La qualificazione di un atto dipende da tre elementi ben precisi: l’oggetto dell’atto, il fine, le circostanze. 
L’oggetto non è altro che la cosiddetta “materia” su cui l’atto cade ed è un elemento assolutamente preponderante nella valutazione di esso, in quanto bene e male sono realtà oggettive e non stabilite dall’arbitrio del soggetto. Come sempre, è bene fare alcuni esempi concreti onde non lasciare nell’astrattezza e nella vaghezza queste considerazioni. Ciò che specifica qualche materia come buona, cattiva o indifferente è anzitutto la legge di Dio, che spesso e volentieri coincide con la legge naturale. Così, dare a Dio il culto che gli è dovuto (primi tre comandamenti) è sempre cosa buona e dovuta, così come negarglielo è sempre cosa cattiva e proibita. Quando un’azione è buona o cattiva in senso assoluto, a nulla vale che ci siano fini buoni per compierla oppure circostanze particolari che potrebbero sembrare giustificarla. Come ha insegnato Giovanni Paolo II nella splendida enciclica Veritatis Splendor, un atto è totalmente cattivo quando è specificato come tale da un comando negativo (o divieto) del decalogo (“non…”), mentre nel caso dei precetti positivi (“ricordati di santificare le feste”, “onora il padre e la madre”) il discorso è leggermente più complesso nel senso che non obbligano sempre, dovunque e comunque. Ad esempio, rubare non si può mai e per nessun motivo, nemmeno come faceva Robin Hood, che rubava ai ricchi per dare ai poveri; mentire non si può mai e per nessun motivo, nemmeno per difendere una cosa buona o impedire il verificarsi di un grave male; uccidere un essere umano innocente (con il delitto di aborto) non può mai essere moralmente lecito, nemmeno se, sciaguratamente, il concepimento fosse avvenuto in circostanze dolorosissime o drammatiche (si pensi a una violenza sessuale); commettere un atto impuro non si può, nemmeno se fosse giustificato da motivi “medici” (per esempio le visite che richiedono l’analisi del seme dell’uomo qualora per ottenerlo fosse necessario compiere atti masturbatori). Invece, andare a Messa la Domenica, obbliga sotto pena di peccato mortale qualora però non ci sia un impedimento grave dovuto da seria necessità; nel qual caso il Parroco può dispensare dalla partecipazione alla santa Messa (cosa che non sarebbe mai possibile se si trattasse di un precetto espresso in forma negativa). Il precetto di onorare il padre e la madre non impedisce a un figlio di agire in modo da contrariare un genitore, qualora questi facesse delle cose del tutto insulse oppure gli impedisse di seguire la legge di Dio. E così via. 
Veniamo ora al fine degli atti umani, che riveste grande importanza anche se, come abbiamo appena visto, non fino al punto da trasformare in buono un atto intrinsecamente cattivo. Facciamo subito alcuni tipici esempi morali. Rendere culto a Dio, anche con atti esterni di adorazione, è cosa dovuta, oltre che lodevole. Tuttavia, se uno compisse dei gesti eclatanti, con l’intenzione di attirare l’attenzione ed essere così reputato “santo”, non solo non compirebbe un atto buono, ma commetterebbe peccato. Una persona che, come dice Gesù nel Vangelo, facesse un’elemosina con l’intenzione di farsi vedere ed essere quindi considerato generoso e magnanimo, non farebbe nulla di meritorio davanti a Dio. I cosiddetti “metodi naturali” di controllo delle nascite sono oggettivamente leciti dal punto di vista morale (cioè non è cosa cattiva che i coniugi si uniscano nei periodi infecondi), ma, come insegna l’Humanae Vitae (n. 15), utilizzarli senza gravi motivi e a tempo indeterminato, non è possibile. Devono esserci gravi motivi (ecco il fine che rende lecito o illecito un atto di per sé lecito) ed un tempo limitato (il tempo, lo si ricorderà, è una delle sette circostanze degli atti umani). 
Le circostanze, infine, possono influire - come si ricorderà - sulla qualificazione di un atto come buono o cattivo oppure sulla sua rilevanza, aggravandolo o attenuandolo. Per esempio. Avere rapporti sessuali a tempo indebito (prima del matrimonio) è peccato mortale, compierli dopo il matrimonio è atto lecito e, in certi casi, anche meritorio. Rimanendo nello stesso esempio, gli atti coniugali compiuti tra marito e moglie sono cosa buona, ma non sarebbe cosa buona compierli in un luogo pubblico. Celebrare la Messa è una cosa buona, purché lo faccia un sacerdote (circostanza del “chi” compie un atto), perché se lo facesse un seminarista farebbe un peccato gravissimo. Andare al mare è una cosa lecita (oggi, per la verità, sempre più problematico…), ma entrare in Chiesa in costume da bagno (fenomeno - ahimé, - sciaguratamente non del tutto inusuale…) costituirebbe un grave peccato, e così via. In conclusione, questi tre elementi dell’atto umano vanno considerati nell’ordine di importanza “gerarchico” con cui li abbiamo trattati: prima l’oggetto, poi il fine, da ultimo le circostanze. E’ ovvio che, dal momento che la cosa prioritaria è l’oggettiva bontà o cattiveria di un atto, primo e doveroso compito di un buon cristiano è formare bene la propria coscienza. Non farlo, come sappiamo, non ci esime dalla responsabilità di atti cattivi compiuti in stato di eventuale ignoranza.

                                          
     

Articolo di Don Leonardo Maria Pompei — Blog.