Dio ha creato l’uomo e la donna l’uno per l’altra, in vista di quel grande prodigio che è la famiglia secondo Dio, dove due individui diventano realmente, davanti a Lui, una cosa sola, chiamati a una donazione reciproca totale e alla collaborazione nella generazione di nuove vite. Una realtà così grande non può essere improvvisata e richiede una solida preparazione per essere vissuta in pienezza e bellezza
Tra le tante cose che i nostri cari giovani hanno perso e che è quanto mai urgente riscoprire e riproporre a quanti di loro vogliano aprire il cuore alla Luce e alla Verità, c’è la tematica relativa alle relazioni con la persona dell’altro sesso, che è un elemento imprescindibile e assolutamente normale del mondo dei desideri e delle aspirazioni di un giovane, ma che ha bisogno di essere vissuto in maniera santa e divina, per conservarne la bellezza e non sciupare la vita propria e altrui.
Il tema della ricerca della dolce metà, del “fidanzatino” o della “fidanzatina”, va necessariamente anzitutto collocato nell’ambito della volontà di Dio. Dio ha creato l’uomo e la donna l’uno per l’altra, con un’attrazione reciproca e un desiderio incline all’unione e ciò in vista di quel grande prodigio e capolavoro che è la famiglia secondo Dio: due individui che ai Suoi occhi diventano realmente una cosa sola, chiamati a donarsi totalmente, incondizionatamente e per sempre l’uno all’altra, con un amore capace di trascendersi nella procreazione di altre creature, collaborando con l’opera divina del Creatore e con la missione di fare di queste creature dei degni cittadini del Regno dei cieli, capaci di compiere a loro volta la missione per cui Dio li ha inviati sulla terra. Questa è la sintesi dell’amore umano vissuto in modo conforme alla Divina Volontà. L’unione sacramentale e mistica tra sposo e sposa è sigillata dagli atti con cui, fisicamente, essi diventano una sola carne, che caratterizzano solo questa vita terrena segnata dalla colpa d’origine (cf Lc 20,34-35) e che hanno bisogno del vincolo sacramentale per essere oggettivamente redenti ed affidati all’umana responsabilità della coppia perché siano vissuti come autentica espressione di donazione piena, gioiosa e reciproca senza macchiarsi, anche dentro il matrimonio, con azioni e atti non conformi alla dignità dell’uomo, della coppia e del sacramento. Dentro questo orizzonte, come la Chiesa insegna, essi conservano la loro bellezza e dignità e diventano espressione umana e onesta del mutuo amore che lega i coniugi.
Una cosa tanto bella, come tutte le cose belle, evidentemente non si improvvisa. Per poterla vivere occorre una buona preparazione, remota e prossima. La preparazione remota è il tempo in cui ancora non si è legati sentimentalmente ad una persona e si cerca di individuare e quindi corteggiare chi potrebbe essere degno del proprio interesse; la preparazione prossima è vissuta nel tempo del fidanzamento e costituisce la base portante della solidità e santità (o meno) del futuro matrimonio.
Generalmente l’interesse verso un’altra persona comincia con l’attrazione fisica a cui segue quella emotiva, che genera “l’innamoramento”. È così che generalmente ci si accosta all’altro: “mi piace”, “mi attrae”, “mi sono innamorato”. È normale che tutto parta così, ma non è bene che soltanto in questo modo prosegua. Le domande da porsi sono: “di chi mi sto innamorando? Di un bel corpo o di una bella anima?”; “Cosa cerco dall’altro? Di soddisfare immediatamente i desideri che suscita in me l’attrazione fisica, o di conoscere meglio la persona per vedere cosa abbiamo in comune, se il suo interiore è all’altezza del suo esteriore, se condividiamo gli stessi valori?”. Un buon fidanzamento, infatti, per essere tale deve essere preceduto da una buona amicizia: e questa è vissuta nel tempo del corteggiamento. Se c’è attrazione fisica o addirittura già ci si sente innamorati, la cosa migliore e più importante da fare non è la ricerca di immediati contatti o effusioni (per quanto ciò sia cosa del tutto comprensibile, umana e normalissima), ma avvicinarsi delicatamente, invitare a trascorrere del tempo insieme, uscire insieme, semplicemente per conoscersi un po’ meglio, senza impegno alcuno. Durante questo tempo può succedere di accorgersi che la persona è ancora più bella di quanto si pensasse o che è comunque all’altezza di tutte le più belle aspettative; oppure si può incorrere in qualche grande delusione. Se in ogni caso si è avuta questa grande delicatezza e rispetto, si allenterà quest’amicizia chiamiamola “particolare” senza alcun trauma o danno da parte di nessuno dei due.
A questa prima fase può seguire quella del fidanzamento: i ragazzi si piacciono anche nell’anima, si accorgono di tanti punti in comune su cui provare a costruire qualcosa e si impegnano l’uno con l’altro di fare questo passo successivo. Il fidanzamento comporta, un vero e proprio (anche se non pieno e definitivo) obbligo di fedeltà, da intendersi come promessa di smettere di andare in cerca di altro o di altri, di continuare a “guardarsi intorno”: ci si “lega” all’altro, in forma certamente non ancora piena e definitiva, ma non per questo non impegnativa.
Questa nuova fase del fidanzamento è un tempo in cui si deve operare un discernimento, da parte dei fidanzati, su due distinte ma complementari questioni: primo, se si abbia realmente la vocazione al Matrimonio, cioè a vivere l’amore nella forma della donazione totale ed esclusiva a una creatura, alla cui felicità si dedica e offre la propria vita, e a collaborare con Dio nel grande compito della procreazione; secondo, se la persona con cui ci si è “legati” è davvero la persona con cui Dio vuole che ci si formi una famiglia. Il fidanzamento, in questo senso, è necessariamente e intrinsecamente caratterizzato dalla precarietà, dall’incertezza e da una certa libertà, di cui i fidanzati non solo possono ma debbono sentirsi in condizione di poter usufruire. L’appartenenza reciproca, pur comportando una certa fedeltà per tutto il tempo in cui si è fidanzati, non può e non può ancora essere piena, ma è per definizione precaria, parziale, non necessariamente definitiva: i due, pur essendo già legati e innamorati, ancora non si appartengono pienamente, ancora non si sono donati pienamente e totalmente l'uno all'altro.
I grandi maestri di spirito hanno sempre consigliato di evitare fidanzamenti troppo precoci (in età adolescenziale) o eccessivamente lunghi (anche se vissuti dall’età giovanile in poi). È, infatti, altamente consigliabile aver raggiunto una pur minima maturazione umana prima di impegnarsi in un legame affettivo serio impegnativo ed è bene aver operato già un primo discernimenti circa lo stato di vita da scegliere.
Hanno anche insegnato che durante questo tempo la coppia così formata vive una nuova realtà, molto importante ma anche ben circoscritta: quella delle effusioni affettive. Si badi bene ai termini: effusioni (cioè non “rapporti”) e “affettive” (cioè non sessuali). In altre parole la coppia può e deve porre in essere dei gesti che esprimano l’affetto e anche l’incipiente amore reciproco, ma sempre nel rispetto dell’altro e nella coscienza della non appartenenza dell’altro. Tutto ciò che è comunicazione affettiva e affettuosa è sempre lecito; tutto ciò che attiva, stimola o accende l'eros e la libido è la soglia che avverte che si sta andando oltre, in un campo la cui abitabilità è riservata al tempo in cui si consoliderà una vera appartenenza reciproca e, se si vuole rimanere dentro la Volontà Divina, occorre essere capaci di comprenderlo e fermarsi.
In altri termini, appena i giovani sentono mettersi in moto i meccanismi e le reazioni fisiche e fisiologiche legate alla concupiscenza, è segno che stanno andando oltre il lecito: e devono avere la capacità e anche la volontà di comprenderlo e quindi di saper rinunciare ad andare oltre. Ciò semplicemente perché, lo si ripeta ancora, fino al Matrimonio i fidanzati, non appartenendosi l’uno all’altro, non hanno alcun diritto sul corpo dell’altro, che anzi devono rispettare e custodire con somma castità e purezza, anche perché potrebbe accadere che qualcun altro, e non il soggetto interessato, sia quello che dovrà unirsi in Matrimonio con colui con cui si sta insieme. E questo qualcun altro ha il sacrosanto diritto di trovare integro e ben custodito il corpo (oltre che l’anima) che dovrà essere suo.
Se dunque sono senz’altro leciti i gesti con cui i fidanzati esprimono castamente il loro affetto reciproco scambiandosi tenere e pulite effusioni, la soglia si alza inesorabile quando all’affetto subentra la passione o la libido, che nel periodo prematrimoniale deve essere contenuta, controllata e sacrificata in nome della custodia dell’amore autentico. Non solo, dunque, i cosiddetti rapporti prematrimoniali (chiamati nella Sacra Scrittura "fornicazione"), ma anche i gesti a carattere sessuale atti a stimolare il piacere venereo (nella Bibbia chiamati genericamente "impurità") costituiscono ciascuno e singolarmente sempre un peccato grave, che, se commesso con piena avvertenza e deliberato consenso, diventa peccato "mortale".
Questo rispetto reciproco, unitamente alla scelta condivisa della purezza e la castità sono necessari per vivere un fidanzamento secondo Dio. Ma la roccia, il baluardo su cui fondare il fidanzamento santo è una vita di fede, profonda, intensa, praticata e condivisa dai fidanzati, anche con momenti di preghiera comune, partecipando insieme alla santa Messa, a incontri di formazione, ritiri, pellegrinaggi, gruppi, movimenti, etc. Con queste basi il matrimonio sarà saldamente costruito sulla roccia e mai crollerà, nonostante qualunque tempesta, alluvione o uragano che su di esso si abbatta.
Durante il tempo del fidanzamento può però accadere non solo che ci si accorga che forse la persona non era quella giusta, ma anche che la vocazione era diversa: non il matrimonio ma il sacerdozio o la vita consacrata. Si tratta di esperienze forti e che richiedono grandi sacrifici da parte di entrambi. Se però si è custodita la purezza e una vita comune di fede, la separazione conseguente ad una vocazione di consacrazione sarà certamente dolorosa ma vissuta nella fede soprannaturale; e, se si è vissuti in questo modo, è in ogni caso salvaguardato il diritto dell’altro di non essere stato privato di ciò che non apparteneva al partner, ma al futuro coniuge per il quale doveva essere (ed è stato) custodito e conservato per essere a lui solo totalmente donato.
Certamente questi progetti di vita sono impegnativi. Così sono però tutte le cose belle, che costano fatica. Superata la prima reazione forse negativa a tali prospettive, se si fa ben attenzione e si è sinceri con se stessi, si scoprirà che questo è ciò che tutti vorremo. Proviamo a pensare, leggendo questo articolo: se io sapessi che la mia futura moglie o il mio futuro marito, in questo preciso momento, sta avendo un rapporto sessuale con il suo attuale “partner”, cosa penserei? Sarei contento che quella persona mi sta rubando ciò che che è solo mio? E che il mio futuro coniuge lo stia donando a persona diversa da me? Non sarei assai più contento se la mia futura fidanzata o fidanzata (e pi moglie o marito) ti potesse dire: “amore mio, a te solo non solo il mio corpo, ma anche il mio primo bacio?”. Pensaci bene. E dì la verità a te stesso, ascoltando il tuo cuore. Così facendo ti sembrerà ancora più bello e forse un po’ meno difficile…
