L’ultimo capoverso del Concilio di Lione, relativamente alle affermazioni dogmatiche circa l’esistenza del Purgatorio, insinuava delicatamente la complessa questione del limbo, evidenziando come diversa è la sorte di chi muore in stato di peccato mortale da quella di chi muore con il solo peccato originale. Proseguendo l’analisi diacronica delle sentenze vincolanti in tema dogmatico sull’argomento “escatologia”, troviamo un’affermazione di Papa Giovanni XXII nella lettera “Nequaquam sine dolore”agli Armeni (datata 21 Novembre 1321) in cui troviamo degli insegnamenti molto simili a quelli del Concilio lionese, che è bene riportare per esteso. “[Insegna la Chiesa Romana]...che subito sono accolte in cielo le anime di coloro i quali, ricevuto il sacramento del Battesimo, non hanno contratto nessuna macchia di peccato e anche quelle che, dopo essersi contaminate col peccato, si sono purificate o durante la vita stessa o una volta sciolte dal corpo. Invece, le anime di coloro che muoiono o in peccato mortale o con il solo peccato originale, subito precipitano nell’Inferno, per essere punite tuttavia con pene diverse e in luoghi diversi”(Denz. 925-926)In queste brevissime righe è mirabilmente sintetizzata la vera dottrina cattolica sulla vita oltre la morte: Paradiso riservato immediatamente ai battezzati che siano morti privi di macchia di peccato, oppure che abbiano fatto adeguata purificazione in vita; Paradiso differito al termine della purificazione post mortem in Purgatorio per chi giunge al giudizio particolare non abbastanza purificato dalle macchie contratte per i peccati commessi; privazione della visione beatifica per chi non ha la grazia santificante o a causa del peccato mortale commesso e non rimesso, oppure a causa del peccato originale non cancellato. Ma in quest’ultimo caso, pur essendo comune la cosiddetta “pena del danno”(cioè la privazione della visione beatifica di Dio), il Pontefice si affretta ad aggiungere che si tratta di “luoghi”diversi e di “pene diverse”. I dannati, infatti, vanno all’Inferno, mentre i non battezzati in un luogo denominato, dalla tradizione della Chiesa, “Limbo”; i primi devono subire innumerevoli “pene del senso”(come vedremo) oltre quella del danno, mentre i secondi non soffrono nessuna pena sensibile accessoria, ma godono anzi di una “felicità naturale”(espressione usata da san Tommaso d’Aquino per descrivere la condizione di queste anime). Le affermazioni sono forti e, a questo punto, è necessario completarle e compararne con altre ancora. Per ragioni di comodità e completezza di esposizione - violando in questo caso il rispetto del principio diacronico - è bene riportarle tutte, subito e per esteso, riservandosi, alla luce dell’intero “patrimonio dogmatico”della Chiesa, una successiva analisi e valutazione del “problema Limbo”, anche in vista della confutazione di presunte (ma problematiche) negazioni della sua esistenza che sarebbero state fatte da varie parti in tempi molto recenti. C’è anzitutto un’ulteriore dichiarazione di Papa Innocenzo IV (pontefice che già conosciamo), che, nella lettera a Imberto di Arles (1201), scrive testualmente: “Noi diciamo, operando una distinzione, che vi è un duplice peccato, cioè quello originale e quello attuale: il peccato originale che è contratto senza il consenso, e quello attuale che è commesso in virtù del consenso. Il peccato originale, quindi, che è contratto senza il consenso, senza il consenso è rimesso in forza del sacramento; quello attuale, invece, che è contratto in virtù del consenso, non viene affatto sciolto senza il consenso. La pena del peccato originale è la mancanza della visione di Dio, mentre quella del peccato attuale èil tormento dell’inferno eterno”(Denz. 780). Veniamo alle definizioni dogmatiche del Concilio di Firenze (1439): “Inoltre definiamo che le anime di quelli che muoiono in stato di peccato mortale attuale o con il solo peccato originale, scendono immediatamente nell’Inferno, per essere punite con pene diverse” (Denz. 1306). Infine ecco quanto afferma Papa Pio VI nella Costituzione “Auctorem fidei”(28 Agosto 1794), in cui condanna le proposizioni del Sinodo di Pistoia (1786): “Si condanna la dottrina che rigetta come favola pelagiana quel luogo degli inferi (che i fedeli ovunque chiamano con il nome di limbo dei bambini) nel quale le anime di coloro che sono morti con il solo peccato originale sono punite con la pena del danno senza la pena del fuoco”(Denz. 2626). Alla luce di dichiarazioni tanto forti e tanto chiare, è evidente che la questione del Limbo non può essere liquidata senza troppi pensieri, né essere frettolosamente accantonata e sostituita da una vaga ed eterea apertura e accessibilità universale della salvezza. Lo vedremo chiaramente commentando dettagliatamene ciascuna di esse.
Blog · 2024-06-08
Esiste il limbo?...
Articolo di Don Leonardo Maria Pompei — Blog.
