Stemma di don Leonardo Maria Pompei Don Leonardo Maria Pompei Sacerdote · Apostolato

Blog · 2024-06-08

Esiste il limbo?...

← Tutti gli articoli




L’ultimo capoverso del Concilio di Lione, relativamente alle affermazioni dogmatiche circa l’esistenza  del  Purgatorio,  insinuava  delicatamente  la  complessa  questione  del  limbo, evidenziando come diversa è la sorte di chi muore in stato di peccato mortale da quella di chi  muore  con  il  solo  peccato  originale.  Proseguendo  l’analisi  diacronica  delle  sentenze vincolanti in  tema  dogmatico  sull’argomento  “escatologia”,  troviamo  un’affermazione  di Papa Giovanni XXII nella lettera “Nequaquam sine dolore”agli Armeni (datata 21 Novembre 1321) in cui troviamo degli insegnamenti molto simili a quelli del Concilio lionese,  che è bene riportare per esteso. “[Insegna la Chiesa Romana]...che  subito  sono  accolte  in  cielo  le  anime  di  coloro  i  quali, ricevuto  il  sacramento  del Battesimo,  non  hanno  contratto  nessuna  macchia  di  peccato  e anche quelle che, dopo essersi contaminate col peccato, si sono purificate o durante la vita stessa o una volta sciolte dal corpo. Invece, le anime di coloro che muoiono o in peccato mortale o con il solo peccato originale, subito precipitano nell’Inferno, per essere punite tuttavia con pene diverse e in luoghi diversi”(Denz. 925-926)In queste brevissime righe è mirabilmente sintetizzata la vera dottrina cattolica sulla vita oltre  la  morte:  Paradiso  riservato  immediatamente  ai  battezzati  che  siano  morti  privi  di macchia  di  peccato,  oppure  che  abbiano  fatto  adeguata  purificazione  in  vita;  Paradiso differito al termine della purificazione post mortem in Purgatorio per chi giunge al giudizio particolare  non  abbastanza  purificato  dalle  macchie contratte  per  i  peccati  commessi; privazione della visione beatifica per chi non ha la grazia santificante o a causa del peccato mortale commesso e non rimesso, oppure a causa del peccato originale non cancellato. Ma in  quest’ultimo  caso,  pur  essendo  comune  la  cosiddetta  “pena  del  danno”(cioè la privazione della visione beatifica di Dio), il Pontefice si affretta ad aggiungere che si tratta di “luoghi”diversi e di “pene diverse”. I dannati, infatti, vanno all’Inferno, mentre i non battezzati in un luogo denominato, dalla tradizione della Chiesa, “Limbo”; i primi devono subire  innumerevoli  “pene  del  senso”(come  vedremo)  oltre  quella  del  danno,  mentre  i secondi  non soffrono  nessuna  pena  sensibile  accessoria,  ma  godono  anzi  di  una  “felicità naturale”(espressione  usata  da  san  Tommaso  d’Aquino  per  descrivere  la  condizione  di queste anime). Le  affermazioni  sono  forti  e,  a questo  punto,  è necessario  completarle  e  compararne  con altre  ancora.  Per  ragioni  di  comodità e  completezza  di  esposizione  -  violando  in  questo caso  il  rispetto  del  principio  diacronico  -  è bene  riportarle  tutte,  subito  e  per  esteso, riservandosi,  alla  luce  dell’intero  “patrimonio  dogmatico”della  Chiesa,  una  successiva analisi e valutazione del “problema Limbo”, anche in vista della confutazione di presunte (ma problematiche) negazioni della sua esistenza che sarebbero state fatte da varie parti in tempi molto recenti. C’è anzitutto  un’ulteriore   dichiarazione  di  Papa  Innocenzo  IV   (pontefice   che  già conosciamo), che, nella lettera a Imberto di Arles (1201), scrive testualmente:  “Noi diciamo, operando una distinzione, che vi è un duplice peccato, cioè quello originale e quello attuale: il peccato originale che è contratto senza il consenso, e quello attuale che è commesso  in  virtù del  consenso.  Il  peccato  originale,  quindi,  che  è contratto  senza  il consenso, senza il consenso è rimesso in forza del sacramento; quello attuale, invece, che è contratto  in  virtù del  consenso,  non  viene  affatto  sciolto  senza  il  consenso. La  pena  del peccato  originale  è la mancanza  della visione  di  Dio,  mentre  quella  del  peccato  attuale  èil tormento dell’inferno eterno”(Denz. 780). Veniamo alle definizioni dogmatiche del Concilio di Firenze (1439): “Inoltre definiamo che le anime di quelli che muoiono in stato di peccato mortale attuale o con  il  solo  peccato  originale,  scendono  immediatamente  nell’Inferno, per essere punite con pene diverse” (Denz. 1306). Infine  ecco  quanto  afferma  Papa  Pio  VI  nella  Costituzione  “Auctorem fidei”(28  Agosto 1794), in cui condanna le proposizioni del Sinodo di Pistoia (1786): “Si  condanna  la  dottrina  che  rigetta  come  favola  pelagiana  quel  luogo  degli  inferi  (che  i fedeli ovunque chiamano con il nome di limbo dei bambini) nel quale le anime di coloro che  sono  morti con il solo peccato originale sono punite con la pena del danno senza la pena del fuoco”(Denz. 2626). Alla luce di dichiarazioni tanto forti e tanto chiare, è evidente che la questione del Limbo non  può essere  liquidata  senza  troppi  pensieri,  né essere  frettolosamente  accantonata  e sostituita  da  una  vaga  ed  eterea  apertura  e  accessibilità universale  della  salvezza.  Lo vedremo chiaramente commentando dettagliatamene ciascuna di esse.

Articolo di Don Leonardo Maria Pompei — Blog.