Stemma di don Leonardo Maria Pompei Don Leonardo Maria Pompei Sacerdote · Apostolato

Blog · 2021-12-23

Il mistero del Natale

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Parlare dell’incantevole, suggestivo e adorabile mistero del Natale desta sempre grandissime emozioni, essendo un mistero più da adorare e da contemplare che da meditare. Tuttavia la nostra mente, pur gravata da tanti pensieri e segnata da tante oscurità, non può far a meno, illuminata dalla luce della fede, di provare a penetrare quel tanto che la divina Bontà ci ha aperto su questo inestimabile dono del suo amore. Il Natale è un mistero di fede e della fede e ci aiuta anzitutto a riscoprire la rilevanza principale che questa virtù ha nella nostra salvezza. Il Vangelo di san Luca ci offre una grande quantità di riferimenti storici, politici e geografici sulla vicenda, che, ad un occhio semplicemente umano, si presenta come una triste storia di una coppia di semplici e povere persone. Una giovanissima donna incinta e prossima al parto, accompagnata dal suo sposo, che si reca nella città di appartenenza di lui (e anche di lei) - con viaggio certamente non agiato - a causa di un decreto dell’imperatore che ordinava il censimento dei suoi sudditi. Le dolorose e improvvide vicende dell’affannosa ricerca di un alloggio quanto meno dignitoso per un parto ormai imminente, naufragate contro un freddo “non c’è posto”, che costringe a ripiegare verso lo squallore e il freddo di un ricovero per animali, a mala pena adatto alle loro esigenze, dove questa piccola (ma grandissima) donna, dà alla luce il suo figlio primogenito. Sono gli eventi successivi che cominciano a colorare con i caratteri della fede questo apparentemente miserevole e compassionevole racconto. Creature celesti che appaiono ad un altro gruppo di povera gente, dicendo che dietro quel neonato - apparentemente in nulla distinguibile da qualunque bebè del mondo - si nasconde niente meno che l’Immensità del Figlio di Dio, divenuto uomo per essere “il Salvatore”. Poi la processione peregrinante di alcuni grandi reali della terra, con al seguito corti e doni con cui omaggiare questo misterioso (ma apparentemente comune) Bambino. Infine l’agitarsi dei dotti circa il compimento di presunte profezie di biblica memoria, che destano l’ira e la gelosia dell’empio tetrarca regnante che scatena un putiferio culminante in un’orribile mattanza, per essere sicuro di aver fatto fuori un possibile concorrente del suo trono. Anche il “prequel” di questa apparentemente “feriale” storia era stato degno di uno “sceneggiatore “ certamente fuori del comune. Quell’apparentemente normale bambino, in realtà, era stato concepito in modo del tutto anomalo, inusuale, unico e - come diremmo oggi - scientificamente inspiegabile (chi ha fornito i cromosomi del gamete maschile all’ovulo fecondato di Maria Santissima???): addirittura per opera dello Spirito Santo, senza concorso umano e a seguito del consenso prestato da questa fenomenale ragazza niente meno che al secondo dei principi del cielo, l’arcangelo san Gabriele. Poi si viene a sapere che dietro quel gesto di prevaricazione e superba imperiale, era in realtà in qualche modo misteriosamente “organizzato” il compimento di un’antica profezia, giusta la quale il Messia doveva nascere a Betlemme di Giudea, il cui significato, ovviamente non certo casuale, è “casa del pane”, di quel “Pane” che un giorno avrebbe detto di Sè: “Io sono il Pane vivo disceso dal cielo. Io sono il Pane della Vita”. Non solo: ma dentro lo squallore di quel luogo tanto “brutto” e povero della stalla casualmente trovata come ricovero, avvenne un altro fatto mai udito e visto. Quella straordinaria, giovanissima ragazza visse l’esperienza non di un parto doloroso e sanguinoso, ma quella di un parto estatico e verginale, di un godimento ineffabile, che non lesionò minimamente l'integrità già miracolosamente conservata in occasione del concepimento. Infine, la luce della fede svela anche il senso di tanta miseria: era nato un Re che avrebbe sempre evidenziato essere “diverso dai re di questo mondo”, un re dei cuori, senza corti, tesori e vassalli, ma a cui essi avrebbero dovuto spontaneamente e liberamente piegarsi e sottomettersi. Un re offerto al mondo dalle mani di quella stupenda e inimitabile ragazza, tanto piccola e umile quanto ineffabilmente grande e santa, che più grande mai ci fu né ci sarà, incaricata di donare a Lui ciò che lo rende simile a noi e di aiutare noi a diventare il più possibile simili a Lui. Una storia stupenda, scritta con lo stile dell’Onnipotente, che ama - come Ella cantò - confondere e disperdere i superbi nel loro cuore, e farsi conoscere e comprendere solo da chi ha l’umiltà di contemplare, accogliere e amare piuttosto che la supponenza di indagare, scrutare e voler ogni cosa spiegare. Sfracellandosi in questo modo, contro il muro della divina Onnipotenza, che toglie la vista a coloro che pensano di averla e la dona a chi, abbagliato da tanta sapienza e splendore, gli chiede di dargli occhi per vedere e intelletto per intendere meraviglie tanto grandi e accogliere progetti e doni tanto sublimi e ineffabili che solo la divina Condiscendenza poteva concepire, formulare e realizzare.



Articolo di Don Leonardo Maria Pompei — Blog.