Stemma di don Leonardo Maria Pompei Don Leonardo Maria Pompei Sacerdote · Apostolato

Blog · 2020-03-17

Il Nuovo Testamento: la piena Rivelazione di Dio e del suo disegno salvifico

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Il Nuovo Testamento ha un valore primario nella divina Rivelazione e raccoglie: le parole e le opere di Gesù, la sua autentica dottrina, la prima predicazione apostolica, la narrazione degli inizi e della diffusione della Chiesa e il preannunzio della sua gloriosa consumazione 





“La parola di Dio, che è potenza divina per la salvezza di chiunque crede, si presenta e manifesta la sua forza in modo eminente negli scritti del Nuovo Testamento. Quando infatti venne la pienezza dei tempi, il Verbo si fece carne ed abitò tra noi pieno di grazia e di verità. Cristo stabilì il regno di Dio sulla terra, manifestò con opere e parole il Padre suo e se stesso e portò a compimento l’opera sua con la morte, la risurrezione e la gloriosa ascensione, nonché con l’invio dello Spirito Santo. Elevato da terra, attira tutti a sé, Lui che solo ha parole di vita eterna” (DV 17, il corsivo è mio).
Così esordisce il quinto capitolo della Dei verbum dedicato al Nuovo Testamento, alla sua importanza ed alla storicità ed origine apostolica dei Vangeli. Ho voluto far risaltare l’espressione “con parole e opere” per evidenziare come questa caratteristica fondamentale (“verbis gestisque”) - che rivela anche una ben precisa economia e pedagogia divina e che aveva caratterizzato la rivelazione veterotestamentaria (come a suo luogo evidenziato) - sia stata fatta totalmente propria anche da nostro Signore Gesù Cristo, che ha portato a pienezza e completezza la Rivelazione, ha inaugurato il Regno di Dio sulla terra e ha compiuto la grandissima opera della Redenzione.
La vita e le parole di Gesù sono, come è noto, contenute dei Vangeli (cf DV 18). Essi hanno - sia nel Nuovo Testamento che in tutta la Sacra Scrittura - un ruolo di indiscussa superiorità, cosa che è manifestata a livello liturgico dal fatto che durante la proclamazione del Vangelo si sta in piedi, in segno di rispetto, onore e riverenza per Colui che parla. In Gesù, infatti, Dio stesso ha parlato con voce umana e delle sue parole ed opere hanno dato conto i quattro evangelisti. La costituzione sulla Rivelazione conferma la ferma e universale convinzione che tutti e quattro i Vangeli canonici (“il quadriforme Vangelo”) siano di origine apostolica, sia quelli attribuiti esplicitamente ad uno dei Dodici (cioè Matteo e Giovanni) sia quelli di Luca e Marco, che sono riconducibili alla “cerchia apostolica” in quanto san Marco era discepolo di san Pietro e ne raccolse la predicazione nel suo Vangelo, mentre san Luca - discepolo ed anche amico di san Paolo - ne sintetizzò la predicazione nel suo Vangelo e gran parte della sua missione evangelizzatrice negli Atti degli Apostoli.
Oltre che di origine apostolica, la Chiesa ha sempre “affermato senza alcuna esitazione la storicità” (DV 19) dei quattro Vangeli. Essa “ha ritenuto e ritiene con fermezza e massima costanza che essi trasmettono fedelmente quanto Gesù Figlio di Dio fece ed insegnò fino a quando fu assunto in cielo” (ibidem). La costituzione recepisce anche i risultati della scienza esegetica contemporanea affermando esplicitamente che la predicazione orale - e le tradizioni formatesi in base ad essa - ha preceduto la redazione storica dei Vangeli, che rappresentano una sintesi potremmo dire “personalizzata” (da parte di ogni evangelista) delle cose “vere e autentiche” dette o fatte da Gesù e contestualizzata alle situazioni concrete delle Chiese a cui erano principalmente destinati. Tutto questo fu fatto cercando di conservare, anche nella redazione scritta dei Vangeli, il “carattere di predicazione”, che gli apostoli attuarono, “dopo l’ascensione […] con quella rinnovata e più completa comprensione” che ne ebbero grazie alla risurrezione e glorificazione di Gesù e alla discesa dello Spirito Santo.
Come è noto, oltre ai quattro Vangeli, il Nuovo Testamento è composto, oltre che dai già menzionati Atti degli Apostoli, anche dal corpus paulinum (14 epistole), dal corpus johanneum (oltre al Vangelo, tre epistole e il libro dell’apocalisse) e le Lettere cattoliche (due di san Pietro, una di san Giacomo ed una di san Giuda).

Questi ulteriori scritti furono composti “per sapiente disposizione di Dio” e in essi “è confermato tutto ciò che riguarda Cristo Signore, è ulteriormente spiegata la sua autentica dottrina, è predicata la potenza salvifica dell’opera divina di Cristo, sono narrati gli inizi e la mirabile diffusione della Chiesa ed è preannunziata la sua gloriosa consumazione” (DV 20). Gli Atti degli apostoli, infatti, narrano proprio gli inizi e la mirabile primordiale diffusione della Chiesa; le lettere di san Paolo mostrano e approfondiscono la potenza salvifica dell’opera divina di Cristo; le lettere cattoliche (e anche quelle pastorali di san Paolo) spiegano e approfondiscono l’autentica dottrina del Signore, mentre il libro dell’Apocalisse, l’ultimo del Nuovo Testamento e dell’intera Bibbia - con il quale si conclude la rivelazione pubblica scritta - preannuncia la gloriosa consumazione della Chiesa che avverrà, dopo il ritorno di Gesù e il giudizio universale, nella Gerusalemme nuova e gloriosa discendente da Dio, sposa del Divino sposo, e in cui non vi saranno più né lacrime, né lutti, né affanni, ma gioia e felicità piene e perenni nei secoli sempiterni.

Articolo di Don Leonardo Maria Pompei — Blog.