Stemma di don Leonardo Maria Pompei Don Leonardo Maria Pompei Sacerdote · Apostolato

Blog · 2024-04-02

Il Paradiso: un traguardo da raggiungere!

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Il Paradiso e la visione beatifica 



Un’importantissima costituzione di Papa Benedetto XII, datata 29 Gennaio 1336, contiene delle chiare definizioni di fede riguardanti il Paradiso, le anime che vi entrano, quando vi entrano ed anche la descrizione (per quanto possibile a mente umana) di quel  che sarà la visione  beatifica.  Alla  luce  di  quel  che  esporremo, certe  affermazioni oggi  così diffuse (purtroppo anche in qualche omelia nei riti funebri), secondo le quali sembrerebbe che tutti vadano tranquillamente  e  subito  in  Paradiso  (qualunque  cosa  abbiamo  fatto),  dovranno necessariamente essere rettificate, corrette e ridimensionate. Ecco  dunque  quanto  scrive  il Pontefice nella Costituzione “Benedictus Deus”. “Con questa Costituzione, di valore perenne, in forza  della nostra  apostolica  autorità, definiamo quanto segue: secondo la disposizione generale di Dio, dopo l’ascensione al cielo del nostro Salvatore e Signore Gesù Cristo, furono, sono e saranno in cielo, nel regno dei cieli e nel Paradiso celeste con Cristo, unite alle schiere degli angeli santi, subito dopo la loro morte e la necessaria purificazione (per coloro che ne avevano bisogno), anche prima di aver ripreso i loro corpi e prima del giudizio universale le seguenti anime: - quelle di tutti i santi [uomini], che lasciarono questo mondo prima della passione di nostro Signore Gesù Cristo; - quelle dei santi Apostoli, dei martiri, dei confessori, delle vergini e degli altri fedeli morti  dopo  aver  ricevuto  il  santo  battesimo  di  Cristo,  nei  quali  non  ci  fu  nulla  da purificare al momento della morte (e non ci sarà, per coloro che moriranno in futuro), oppure una volta purificate dopo la morte, se al momento della morte nelle stesse ci sia stato, o ci sarà, qualcosa da purificare; - quelle dei bambini rinati nel battesimo di Cristo e di quelli ancora da battezzare, dopo che saranno stati battezzati, che muoiano prima dell’uso del libero arbitrio.Tutte queste anime dopo la Passione e la Morte del Signore Gesù Cristo videro e vedono l’essenza di Dio con una visione intuitiva e immediata (faccia a faccia), senza che alcuna creatura si frapponga come oggetto intermediario della visione: la divina essenza si mostra loro, infatti, direttamente, in modo esplicito, chiaro e senza veli. Quelli, poi, che possiedono tale visione fruiscono della stessa essenza divina e, in forza della visione, le anime di coloro che già sono morti sono veramente beate ed hanno la vita e  la  pace  eterna;  così,  anche  le  anime  di  coloro  che  moriranno  in  seguito  vedranno ugualmente l’essenza divina e di essa godranno prima del giudizio universale. Una tale visione dell’essenza divina e la sua fruizione fanno cessare in queste anime gli atti di fede e di speranza, in quanto fede e speranza sono propriamente virtù teologali. Una volta sia stata, o sarà, iniziata in loro una tale intuitiva e immediata visione e una tale fruizione,  essa  permane  sempre,  senza  alcuna  interruzione  o  annullamento  della sopraddetta visione  e fruizione, e  continuerà fino  al giudizio universale e poi  da quel momento per l’eternità. Proclamiamo inoltre che, secondo la disposizione generale di Dio, le anime di coloro che muoiono  in  stato  di  peccato  mortale  subito  dopo  la morte  scendono  agli  inferi,  dove subiscono le pene infernali, e che, nondimeno, nel giorno del giudizio, tutti gli uomini compariranno “davanti al tribunale di Cristo” con i loro corpi a rendere conto delle loro azioni, “per ricevere ciascuno ciò che gli spetta in base a ciò che ha compiuto nel corpo, sia in bene che in male”.





In  base  a  quanto  dichiarato  da tale Costituzione,  che  -  si  badi  -  contiene definizioni  dogmatiche, quindi  esercizio  di  magistero autentico  del  Sommo  Pontefice, dobbiamo necessariamente inferire quanto segue. Con  l’Ascensione  di  Gesù ha  avuto  termine  e  compimento  definitivo  la  sua  opera  di redenzione compiuta a favore degli uomini. Conseguentemente, da quel momento in poi, il  Paradiso  ha  cominciato  ad  essere  certamente  “popolato” anche  di  anime  umane,  oltre che - come da quando fu creato - dalle schiere degli angeli fedeli a Dio. Non entra però in Paradiso nessuno che non sia perfettamente purificato dai peccati e da ogni macchia, scoria o pena dovuta per il peccato. Pertanto, al momento della morte, accedono con certezza ed immediatamente al Paradiso solo le anime dei Martiri e dei bambini battezzati ancora privi dell’uso del libero arbitrio. Anche le vergini e i confessori vi entrano subito, ma solo a patto che non ci sia in esse nulla da purificare al momento della morte... Alla luce di ciò, si vede quanto sia assolutamente fuorviante e nocivo al bene delle anime quel clima “buonistico” che si respira in non poche pubbliche celebrazioni esequiali, dove il messaggio che passa (a volte neanche in termini sfumati o velati)  è che  il  defunto  si  trovi  già comodamente  in  Paradiso,  beato  tra  gli  angeli, qualunque  sia  il  suo  vissuto  e  il  suo  passato.  I  danni  che  produce  questo  tipo  di predicazione sono enormi. Anzitutto la confusione dottrinale che si ingenera nei presenti, quasi  che  andare  in  Paradiso sia l'unico esito possibile della vita terrena e garantito  a  tutti  a  prescindere  dalle  opere compiute.  Inoltre,  la  quasi  totale  perdita  di  conoscenza  della focale dottrina cattolica  sui  suffragi  e  sulle  indulgenze, sul  valore e sull’importanza  delle  Messe  di suffragio, delle preghiere per i defunti, dei sacramenti e dei sacramentali. Infine ciò comporta un danno non lieve per quelle povere anime che vengono completamente abbandonate nelle pene del  purgatorio,  senza  che  nessuno  faccia  una  minima  preghiera  o  offra un minimo suffragio per sollevarle, ritardando in questo modo la visione beatifica di anni e anni (forse secoli), in barba e a dispetto della costante e autentica tradizione e prassi della Chiesa. A proposito della visione beatifica, essa, a detta del Pontefice Benedetto XII, consiste nella visione intuitiva ed immediata,  della  divina  essenza,  in  modo esplicito, chiaro e senza veli. Questo è il fine per cui siamo stati creati e solo quando questo diverrà realtà saremo felici. Come  spiega  san  Tommaso  d’Aquino, la  visione beatifica, nel momento stesso in cui accade, rende  perfettamente  felici  e  assolutamente impeccabili, perché causa un’unione tale con Dio che non si può non pensare come Lui, non volere come Lui, non operare come Lui. Si diventa, se ci ci può esprimere così, dei piccoli “dèi” per partecipazione, uniti a Dio e  fusi  con Lui  in  maniera assolutamente totale, piena, definitiva e indissolubile. Insieme alla  felicità,  derivante  dall’amore  infinito  verso Colui che è sommamente  amabile  e  che finalmente si  fa conoscere senza veli dalla creatura, sgorga anche la pace  sempiterna, quella pace che tutti gli uomini cercano, ma che in questa terra quasi nessuno trova. Tutto questo  avviene  per  le  anime  in  stato  di  separazione  dai  corpi  mortali  che  hanno  abitato sulla terra, ben prima del giudizio universale. Come  dice  san  Paolo,  la  visione e  il  godimento  (o  fruizione)  della  divina  essenza  fanno necessariamente  cessare  gli  atti  delle  virtù teologali  della  fede  e  della  speranza:  i  primi cessano  perché si  vedono  e  si  conoscono  le  cose  che  prima  si  credevano  senza  poterle vedere ed avendone una conoscenza molto oscura, imperfetta e limitata; i secondi perché ciò a  cui si tendeva e anelava attraverso le ali della virtù teologale della  speranza, è ora attuale e raggiunto  e  quindi  non  occorre  più tendervi,  sforzarsi  per  poterlo  meritare  o anche solo desiderarlo. Tale  stato  è eterno  e  immutabile.  Quella  percezione  della  fugacità dei  rari  momenti  di felicità godibili  in  questo  mondo,  cesserà semplicemente di essere e di ciò si sarà perfettamente consapevoli. Si provi   ad   immaginare  cosa  possa significare essere pienamente  felici e sapere che  tale  stato perdurerà eternamente senza cessare e, inoltre, senza possibilità alcuna di  “stancare”o  “annoiare” (come  accade con  le piccole  cose effimere di questo mondo). La  medesima  costituzione, infine, proclama senza  mezzi  termini l’esistenza e  l’eternità dell’Inferno ed anche l’unica condizione necessaria per andarci: “morire in stato di peccato mortale”. Infine, il Pontefice ricorda e ribadisce le verità di fede della risurrezione della carne (con i corpi  propri  e  personali,  cioè quelli  avuti  in  questa  vita)  e  il giudizio universale, che determinerà gloria o dannazione  eterna  a  seconda  delle  opere  compiute  in  questa  vita mortale, sia in bene che in male. Tutte queste semplicissime verità, un tempo profondamente radicate nella coscienza dei  fedeli, oggi sembrano da più parti cadute nell’oblio o, peggio, sostituite da altri  più allettanti  e  suadenti  messaggi,  che  nulla  però hanno a che fare con ciò che Dio ha rivelato e che la Chiesa, da sempre, con amorevolezza, autorità e fermezza, ci propone a credere.



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