La straordinaria bellezza della Santa Messa e il precetto festivo
Il primo precetto generale della santa
Chiesa impone ad ogni fedele la partecipazione alla santa Messa domenicale e
festiva, da cui si è scusati solo in caso di vera e grave necessità che
renda materialmente impossibile la presenza effettiva in un luogo di culto. Per
comprendere l’importanza di questo precetto, sembra anzitutto necessario
approfondire l’importanza della santa Messa in se stessa.
Cosa è la santa Messa? Dal punto di vista etimologico,
il temine “Missa” ha due possibili origini, dal latino o dall’ebraico. Seconda
la prima, il termine “Missa” viene dal latino “missio” e dal verbo “mittere”,
ove “missio” era l’atto con cui si compariva davanti al superiore e con
cui si era da lui congedati per compiere qualche ordine (“missione”). In base
alla seconda etimologia, “Missa” deriverebbe dall’ebraico “Missah”, che
significa offerta o sacrificio. Entrambe le etimologie sono, a
mio parere, da ritenere per farsi una prima idea di ciò che è la santa Messa:
un’offerta sacrificale (“sacrificium”), che si attua comparendo davanti ad un
Superiore, da cui si parte con una missione ben precisa. Quale sacrificio,
a chi viene offerto e chi lo
offre? Noi sappiamo che nostro Signore Gesù Cristo, al fine di attestare
l’assoluta Maestà del Padre e l’assoluta obbedienza che gli è dovuta, non ha
esitato ad offrirgli il sacrificio supremo, quello della sua vita, un
sacrificio cruento, consumatosi sul patibolo più infame che la storia abbia
conosciuto ed in modo e condizioni assolutamente umilianti. La sua morte
sulla croce ha avuto come fine anche quello di riconciliare l’umanità
peccatrice col Padre, portando ed inchiodando su quel patibolo i peccati di
tutti, pagandone il prezzo dell’espiazione davanti alla divina Giustizia tra
pene indicibili e ottenendo, per questa cruenta immolazione, ogni grazia e
benedizione presso il Padre, essendosi offerto a nome e in rappresentanza
dell’intero genere umano. Questo atto, a cui ha partecipato come Corredentrice
Maria Santissima, unendo le sue sofferenze di Madre misticamente crocifissa a
quelle del Figlio, ha riacquistato all’umanità intera la Grazia perduta da
Adamo e da ogni uomo peccatore. Tuttavia, compiuto il Sacrificio e riacquistata
la Grazia, mancava, se così si può dire, ancora qualcosa: un mezzo, uno
strumento perché gli infiniti meriti acquistati da Gesù potessero raggiungere
tutti gli uomini di ogni luogo e di ogni tempo, al fine di beneficiare dei
frutti di questo mirabile sacrificio e usufruirne degli effetti; un mezzo,
dunque, adatto a distribuire e applicare i meriti infiniti acquistati da Gesù
attraverso il suo Sacrificio cruento: questo Mezzo sublime e divino è la
santa Messa.
La natura sacrificale come
essenza della santa Messa fu definita dogmaticamente dal Concilio di Trento,
che reagì alle eresie di Lutero che negava – appunto – che la Messa fosse un
vero sacrificio e che nell’Ostia consacrata fosse veramente, realmente e
sostanzialmente presente Gesù. Il Concilio insegnò anzitutto che la S. Messa è “un
sacrificio vero e proprio, nel quale, sotto le apparenze sensibili del pane e
del vino, si offre dal sacerdote a Dio sull'altare, il Corpo e il Sangue di
Cristo istituito nell'Ultima Cena, quando Gesù costituì gli apostoli sacerdoti
e con essi i loro successori e diede loro il potere di offrire questo
sacrificio”. Questo Sacrificio è una vera – anche se sacramentale – rinnovazione
e perpetuazione del Sacrificio della Croce e non una semplice
commemorazione di esso oppure un semplice sacrificio di lode o di
ringraziamento: è un vero e proprio sacrificio propiziatorio. Questo
significa che, sull’altare, dopo le parole della consacrazione viene realmente
a riprodursi il sacrificio compiuto da Gesù sul Golgota, perché vediamo il suo
Corpo separato dal suo Sangue, ovvero nella condizione in cui si trovava quando
stava patendo sulla Croce per noi. È propiziatorio,
in quanto applica la soddisfazione offerta da Gesù in espiazione dei
peccati e della pena ad essi dovuta e ottiene grazie ai presenti, a coloro per
i quali il santo sacrificio viene offerto e secondo l’intenzione per cui viene
applicato. Il Concilio prosegue affermando che c’è piena identità tra Sacrificio del Golgota e Sacrificio della Santa
Messa; cambia solo il modo con cui Gesù si offre. Sulla Croce lo fece in
maniera cruenta (con reale spargimento di sangue) e da se stesso; nella
Santa Messa lo fa in modo incruento (senza spargere sangue),
sacrificandosi ed annientandosi misticamente e sacramentalmente, attraverso
la separazione del suo Corpo dal suo Sangue riprodotta nelle Sacre Specie;
inoltre si offre non da se stesso, ma tramite il ministero dei sacerdoti,
attraverso i quali Egli continua ad esercitare il suo sommo ed eterno
sacerdozio a favore dell’umanità. Essi hanno il potere di applicare
secondo certe intenzioni qui ed ora, i meriti infiniti del sacrificio
della Croce.
Il compianto Papa Pio XII, nell’enciclica Mediator
Dei, riprese e sviluppò questi concetti, contro alcuni errori moderni che
andavano ampiamente prendendo piede già ai suoi tempi. Disse dunque che “il Sacrificio della Croce è perpetuamente ripresentato e rinnovato nel Sacrificio della Messa, con la sola differenza nel
modo di offrirsi da parte di Gesù”; che la “separazione violenta del Corpo dal
Sangue di Gesù” che avvenne sulla Croce “è rappresentata e compiuta nella separazione sacramentale del pane consacrato dal
vino consacrato”. Opponendosi ad alcune teorie che facevano della santa
comunione il fine e il centro della Messa, egli obiettò che “occorre sottolineare che il Sacrificio
eucaristico consiste essenzialmente nell’immolazione incruenta della
Vittima Divina, mentre la santa Comunione ha per scopo di farci partecipare
sacramentalmente al Sacrificio” e pertanto non può essere ricevuta se non si
hanno le dovute disposizioni (grazia di Dio, desiderio di ricevere Gesù,
pensare a Chi è Colui che si riceve e osservare il digiuno eucaristico),
ribadendo che solo la Comunione del Sacerdote celebrante è indispensabile per
la validità del Sacrificio.
Papa Paolo VI, infine, nell’enciclica Mysterium
fidei, scrisse queste splendide parole: “Giova ricordare che nel Mistero
Eucaristico è rappresentato in modo mirabile il Sacrificio della Croce
una volta per sempre consumato sul Calvario; vi si richiama perennemente alla
memoria e ne viene applicata la virtù salutifera in remissione dei
peccati che si commettono quotidianamente. Questa nuova oblazione del Nuovo
Testamento la Chiesa, ammaestrata dal Signore e dagli Apostoli, l’ha sempre
offerta, non solo per i peccati, le pene, le espiazioni ed altre necessità
dei fedeli viventi, ma anche a suffragio dei defunti in Cristo non
ancora del tutto purificati”. Circa il momento in cui avviene
l’immolazione incruenta del Signore, il Pontefice scrive: “Il Signore s’immola
in modo incruento nel Sacrificio della Messa, che rappresenta il sacrificio
della Croce, applicandone la virtù salutifera, nel momento in cui per le
parole della consacrazione comincia ad essere sacramentalmente presente, come
spirituale alimento dei fedeli, sotto le specie del pane e del vino”.
