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Blog · 2021-03-21

Il primo precetto generale della Chiesa: parteciperai alle Messe domenicali e festive

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La straordinaria bellezza della Santa Messa e il precetto festivo


Il primo precetto generale della santa Chiesa impone ad ogni fedele la partecipazione alla santa Messa domenicale e festiva, da cui si è scusati solo in caso di vera e grave necessità che renda materialmente impossibile la presenza effettiva in un luogo di culto. Per comprendere l’importanza di questo precetto, sembra anzitutto necessario approfondire l’importanza della santa Messa in se stessa.
Cosa è la santa Messa? Dal punto di vista etimologico, il temine “Missa” ha due possibili origini, dal latino o dall’ebraico. Seconda la prima, il termine “Missa” viene dal latino “missio” e dal verbo “mittere”, ove “missio” era l’atto con cui si compariva davanti al superiore e con cui si era da lui congedati per compiere qualche ordine (“missione”). In base alla seconda etimologia, “Missa” deriverebbe dall’ebraico “Missah”, che significa offerta o sacrificio. Entrambe le etimologie sono, a mio parere, da ritenere per farsi una prima idea di ciò che è la santa Messa: un’offerta sacrificale (“sacrificium”), che si attua comparendo davanti ad un Superiore, da cui si parte con una missione ben precisa. Quale sacrificio, a chi viene offerto e chi lo offre? Noi sappiamo che nostro Signore Gesù Cristo, al fine di attestare l’assoluta Maestà del Padre e l’assoluta obbedienza che gli è dovuta, non ha esitato ad offrirgli il sacrificio supremo, quello della sua vita, un sacrificio cruento, consumatosi sul patibolo più infame che la storia abbia conosciuto ed in modo e condizioni assolutamente umilianti. La sua morte sulla croce ha avuto come fine anche quello di riconciliare l’umanità peccatrice col Padre, portando ed inchiodando su quel patibolo i peccati di tutti, pagandone il prezzo dell’espiazione davanti alla divina Giustizia tra pene indicibili e ottenendo, per questa cruenta immolazione, ogni grazia e benedizione presso il Padre, essendosi offerto a nome e in rappresentanza dell’intero genere umano. Questo atto, a cui ha partecipato come Corredentrice Maria Santissima, unendo le sue sofferenze di Madre misticamente crocifissa a quelle del Figlio, ha riacquistato all’umanità intera la Grazia perduta da Adamo e da ogni uomo peccatore. Tuttavia, compiuto il Sacrificio e riacquistata la Grazia, mancava, se così si può dire, ancora qualcosa: un mezzo, uno strumento perché gli infiniti meriti acquistati da Gesù potessero raggiungere tutti gli uomini di ogni luogo e di ogni tempo, al fine di beneficiare dei frutti di questo mirabile sacrificio e usufruirne degli effetti; un mezzo, dunque, adatto a distribuire e applicare i meriti infiniti acquistati da Gesù attraverso il suo Sacrificio cruento: questo Mezzo sublime e divino è la santa Messa.
La natura sacrificale come essenza della santa Messa fu definita dogmaticamente dal Concilio di Trento, che reagì alle eresie di Lutero che negava – appunto – che la Messa fosse un vero sacrificio e che nell’Ostia consacrata fosse veramente, realmente e sostanzialmente presente Gesù. Il Concilio insegnò anzitutto che la S. Messa è “un sacrificio vero e proprio, nel quale, sotto le apparenze sensibili del pane e del vino, si offre dal sacerdote a Dio sull'altare, il Corpo e il Sangue di Cristo istituito nell'Ultima Cena, quando Gesù costituì gli apostoli sacerdoti e con essi i loro successori e diede loro il potere di offrire questo sacrificio”. Questo Sacrificio è una vera – anche se sacramentale – rinnovazione e perpetuazione del Sacrificio della Croce e non una semplice commemorazione di esso oppure un semplice sacrificio di lode o di ringraziamento: è un vero e proprio sacrificio propiziatorio. Questo significa che, sull’altare, dopo le parole della consacrazione viene realmente a riprodursi il sacrificio compiuto da Gesù sul Golgota, perché vediamo il suo Corpo separato dal suo Sangue, ovvero nella condizione in cui si trovava quando stava patendo sulla Croce per noi. È propiziatorio, in quanto applica la soddisfazione offerta da Gesù in espiazione dei peccati e della pena ad essi dovuta e ottiene grazie ai presenti, a coloro per i quali il santo sacrificio viene offerto e secondo l’intenzione per cui viene applicato. Il Concilio prosegue affermando che c’è piena identità tra Sacrificio del Golgota e Sacrificio della Santa Messa; cambia solo il modo con cui Gesù si offre. Sulla Croce lo fece in maniera cruenta (con reale spargimento di sangue) e da se stesso; nella Santa Messa lo fa in modo incruento (senza spargere sangue), sacrificandosi ed annientandosi misticamente e sacramentalmente, attraverso la separazione del suo Corpo dal suo Sangue riprodotta nelle Sacre Specie; inoltre si offre non da se stesso, ma tramite il ministero dei sacerdoti, attraverso i quali Egli continua ad esercitare il suo sommo ed eterno sacerdozio a favore dell’umanità. Essi hanno il potere di applicare secondo certe intenzioni qui ed ora, i meriti infiniti del sacrificio della Croce.
Il compianto Papa Pio XII, nell’enciclica Mediator Dei, riprese e sviluppò questi concetti, contro alcuni errori moderni che andavano ampiamente prendendo piede già ai suoi tempi. Disse dunque che “il Sacrificio della Croce è perpetuamente ripresentato e rinnovato nel Sacrificio della Messa, con la sola differenza nel modo di offrirsi da parte di Gesù”; che la “separazione violenta del Corpo dal Sangue di Gesù” che avvenne sulla Croce “è rappresentata e compiuta nella separazione sacramentale del pane consacrato dal vino consacrato”. Opponendosi ad alcune teorie che facevano della santa comunione il fine e il centro della Messa, egli obiettò che “occorre sottolineare che il Sacrificio eucaristico consiste essenzialmente nell’immolazione incruenta della Vittima Divina, mentre la santa Comunione ha per scopo di farci partecipare sacramentalmente al Sacrificio” e pertanto non può essere ricevuta se non si hanno le dovute disposizioni (grazia di Dio, desiderio di ricevere Gesù, pensare a Chi è Colui che si riceve e osservare il digiuno eucaristico), ribadendo che solo la Comunione del Sacerdote celebrante è indispensabile per la validità del Sacrificio.
Papa Paolo VI, infine, nell’enciclica Mysterium fidei, scrisse queste splendide parole: “Giova ricordare che nel Mistero Eucaristico è rappresentato in modo mirabile il Sacrificio della Croce una volta per sempre consumato sul Calvario; vi si richiama perennemente alla memoria e ne viene applicata la virtù salutifera in remissione dei peccati che si commettono quotidianamente. Questa nuova oblazione del Nuovo Testamento la Chiesa, ammaestrata dal Signore e dagli Apostoli, l’ha sempre offerta, non solo per i peccati, le pene, le espiazioni ed altre necessità dei fedeli viventi, ma anche a suffragio dei defunti in Cristo non ancora del tutto purificati”. Circa il momento in cui avviene l’immolazione incruenta del Signore, il Pontefice scrive: “Il Signore s’immola in modo incruento nel Sacrificio della Messa, che rappresenta il sacrificio della Croce, applicandone la virtù salutifera, nel momento in cui per le parole della consacrazione comincia ad essere sacramentalmente presente, come spirituale alimento dei fedeli, sotto le specie del pane e del vino”.

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