Stemma di don Leonardo Maria Pompei Don Leonardo Maria Pompei Sacerdote · Apostolato

Blog · 2023-01-20

Il Purgatorio: la dottrina cattolica

← Tutti gli articoli
Il luogo della fede, della purificazione e dell'amore




Il Purgatorio è il patimento temporaneo (cioè non eterno) della privazione di Dio (non si vede e non si gode Dio), e di altre pene che tolgono dall’anima ogni resto del peccato, per renderla degna della piena comunione con la Trinità divina: E canterò di quel secondo regno dove l’umano spirito si purga e di salire al ciel diventa degno, scrive Dante nel Purgatorio (I, 4-6). L’esistenza del Purgatorio e la possibilità di aiutare le Anime che vi si trovano sono due verità di fede insegnate dalla Chiesa fin dalle sue prime origini. Tutte le liturgie antiche hanno preghiere per i Defunti e, nel corso dei secoli, sono sorte numerose Istituzioni religiose con l’intento di aiutare le Anime del Purgatorio. Il Concilio di Trento, nella sua “Professione di Fede Tridentina”, ordina a tutti i vescovi, sacerdoti, teologi, predicatori, catechisti, professori di teologia questa Professione di Fede: “Credo fermamente che c’è il Purgatorio”, dottrina ripresa anche dal Concilio Vaticano II.

PENA DEL DANNO

Nel Purgatorio si soffrono due generi di pene: quella del danno e quella del senso. Esse, per la loro intensità, non sono neppure da paragonare ai patimenti della vita presente. San Tommaso d’Aquino (il quale non fa che esporre l’insegnamento di tutti i Padri della Chiesa) afferma che la più piccola pena del Purgatorio supera in intensità qualunque pena della terra. Lo stesso asseriscono i Mistici. Ascoltiamo santa Caterina da Genova: “Le Anime purganti provano un tale tormento che nessuna lingua umana può esprimere, né alcuna intelligenza darne la minima nozione, se Dio non glielo concede per una grazia speciale”. E spiega il motivo di tanta sofferenza: “L’anima (nel suo primo incontro con Dio) prova tanto orrore dei suoi peccati al confronto con l’infinità santità e purezza di Lui, che irresistibilmente si immerge nella purificazione”. “Essendo ancora voi sulla terra (ci dice un’Anima del Purgatorio), non potete immaginarvi, né farvi un’idea adeguata di ciò che è il buon Dio! Noi invece lo sappiamo e lo comprendiamo, poiché siamo sciolti da tutti i legami che ci trattenevano e ci impedivano di comprendere la santità, la maestà del buon Dio e la sua misericordia. Noi siamo Martiri, ci struggiamo d’amore, per così dire. Una forza irresistibile ci spinge verso il buon Dio come a Colui che è il nostro centro, e, al tempo stesso, un’altra forza ci respinge verso il luogo di espiazione” (Manoscritto del Purgatorio).

PENA DEL SENSO

“Si incontrano cristiani i quali, benché convinti dell’esistenza del Purgatorio, dicono con imperdonabile leggerezza: “Non temo il Purgatorio, purché mi salvi!” Parlano così, perché non sanno che cosa siano quelle sofferenze..” (San Cesario d’Arles). “I demòni, benché puri spiriti – dice san Gregorio Magno – sono tormentati dal fuoco dell’inferno (Mt 25,41): così le anime umane separate dai corpi sono tormentate nel Purgatorio. Il fuoco degli abissi è uno strumento della giustizia di Dio”. San Bernardo, dopo aver avuto una visione del Purgatorio, così si espresse: “Noi infelici, se non faremo tutta la nostra penitenza sulla terra e ci toccherà un giorno andarla a fare in questo fuoco più insopportabile, più tormentoso, più veemente di quanto possiamo immaginare in questa vita!”. San Giovanni della Croce paragona le sofferenze mistiche dell’anima nella “notte oscura” alle sofferenze del Purgatorio e aggiunge: “Come nell’altra vita gli spiriti vengono purificati dal fuoco tenebroso e materiale, così in questa si purificano con fuoco d’amore tenebroso e spirituale. L’unica differenza consiste nel fatto che di là si rendono puri con il fuoco, mentre di qua solo con l’amore”. La materia che alimenta questo fuoco purificatore sono i peccati commessi in questa vita, dei quali non si è fatta la dovuta penitenza: “Dio tiene l’anima tanto al fuoco finché sia tolta ogni imperfezione. Quando ella è purificata, resta tutta in Dio senz’alcuna cosa in sé propria: ed il suo essere è in Dio. Allora l’anima resta impassibile, perché più non le resta da consumare. Quand’è così purificata, se ella fosse tenuta al fuoco, questo non le sarebbe penoso; anzi le sarebbe fuoco di divino amore, come vita eterna, senza alcuna sofferenza” (Santa Caterina da Genova).
A noi dunque la sapienza di approfittare dell’esilio terreno per purificarci attraverso tutte le sofferenze che la Divina Provvidenza vorrà inviarci, come pure la carità di non lasciar mai le anime purganti prive dei nostri preziosi suffragi.

Articolo di Don Leonardo Maria Pompei — Blog.