Stemma di don Leonardo Maria Pompei Don Leonardo Maria Pompei Sacerdote · Apostolato

Blog · 2017-05-12

Il Figlio unigenito del Padre

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GENERATO, NON CREATO

Nel "Credo" che tuttora proclamiamo durante la Santa Messa, professiamo in modo sintetico la vera dottrina sulla Divinità del Verbo, il Quale possiede una natura identica a quella del Padre e da Lui ricevuta per via di eterna, libera e necessaria generazione. Approfondiamo il significato di queste espressioni



Un altro importantissimo documento attestante la fede divina e cattolica nella vera divinità del Verbo eterno del Padre, è il simbolo di fede del sinodo di Antiochia (324-325) che fu celebrato proprio alla vigilia del Concilio di Nicea, che sancì definitivamente la sana dottrina su questa questione condannando definitivamente l’arianesimo e formulando un simbolo che è tuttora solennemente proclamato nelle celebrazioni liturgiche della santa Chiesa cattolica.
“Questa […] è la fede presentata da uomini spirituali […], elaborata insieme nello spirito a partire dalle Scritture sante dei libri ispirati; eccola: credere in un solo Dio, Padre, onnipotente, incomprensibile, immutabile e inalterabile, amministratore e Signore dell’universo, giusto, buono, creatore del cielo e della terra e di tutto ciò che è in essi, Signore della legge e dei profeti e dell’alleanza nuova;
e in un solo Signore Gesù Cristo, Figlio unigenito, nato non dal nulla ma dal Padre, non come una cosa fatta, ma propriamente come entità generata; generato, invece, in modo ineffabile e inesprimibile, poiché il Padre solo, che ha generato, e il Figlio, che è stato generato conosce (il modo). ‘Nessuno, infatti, conosce il Padre se non il Figlio, o il Figlio se non il Padre’ (Mt 11,27). Figlio che esiste da sempre e non era prima non esistente.
Abbiamo del resto appreso dalle sante Scritture che egli è l’unica ‘impronta’: non è ingenerato, come fa conoscere l’espressione ‘dal Padre’; non è per disposizione adottiva - dire questo è empio e blasfemo - ma le Scritture affermano il Figlio generato propriamente e realmente, sì che anche noi crediamo che egli è immutabile e inalterabile, che non è stato generato o fatto per volontà o per disposizione adottiva - il che significherebbe chiaramente che egli è dal nulla - , ma come era conveniente che fosse generato. E - cosa illecita da pensare - non a somiglianza della natura o secondo la mescolanza di tutto ciò che è venuto all’essere per mezzo di Lui.
Bensì, poiché trascende ogni intendimento o comprensione o pensiero, confessiamo che Egli è stato generato dal Padre ingenito, Dio Logos, Luce vera, giustizia, Gesù Cristo, Signore e Salvatore di tutto. Egli è, infatti, l’immagine non della volontà e neppure di qualche altra cosa, ma della stessa ipostasi paterna. Questo Figlio, Dio Logos generato e fatto carne da Maria, la Genitrice di Dio, dopo aver patito ed essere morto, risuscitò dai morti e fu assunto in cielo, siede alla destra della maestà somma, verrà a giudicare i vivi e i morti.
[…] Anatematizziamo coloro che dicono o credono o proclamano che il Figlio di Dio è creatura, o dotato di inizio (nel tempo), o fatto e non realmente ‘genitura’ oppure che vi fu un tempo quando egli non era; noi, infatti, crediamo che egli era ed è e che è luce; anatematizziamo altresì coloro i quali propongono che egli sia immutabile per sua propria decisione volontaria, come anche quanti fanno derivare la sua generazione dal nulla e (dicono) che Egli non è immutabile per natura come il Padre. Come sotto tutti gli altri aspetti il nostro Salvatore fu proclamato quale impronta del Padre così e soprattutto anche a questo proposito.
Questa fede, dunque, fu presentata e il santo sinodo intero consentì e confessò che questo è l’insegnamento apostolico e salutare”. 
Abbiamo la chiara affermazione dell’eternità del Verbo, eternamente generato dal Padre, l’unico ingenerato (o ingenito, proprietà caratteristica ed esclusiva del Padre). A confutazione e condanna delle posizioni di Ario o, peggio di Eunomio, che ritenevano il Figlio non esistente da sempre e, quindi, in qualche modo creato. Questa generazione non è da intendersi come “volontaria”, in quanto le operazioni della Trinità ad intra, sono sempre, oltre che libere, necessarie. Se, infatti, la generazione del Verbo fosse atto volontario del Padre, questi non potrebbe essere veramente Dio: Infatti, in quanto atto volontario, sarebbe ipotizzabile anzitutto l’esistenza di un tempo o momento in cui il Padre sia stato solo; e inoltre - appunto in quanto atto volontario - sarebbe altresì ipotizzabile anche una mancata generazione del Verbo (tutto ciò che è volontario, infatti, potrebbe anche non accadere). Cose evidentemente del tutto impossibili e inammissibili, come ben spiegato dal Simbolo.
La natura del Figlio non è somigliante ma identica a quella del Padre e totalmente a Lui comunicata per via di eterna generazione; puramente divina e non mescolabile, in senso panteistico, a qualunque cosa sia venuta all’essere per mezzo di Lui.
Il simbolo conclude riassumendo le principali eresie sul modo di concepire il Verbo o Figlio di Dio: come creatura, come dotato di inizio nel tempo, come “fatto” (e non generato) e con l’esplicita menzione della blasfema filastrocca degli ariani (“èn ote ouk en pote", “c’era quando non c’era”). Afferma il suo essere “luce” eterna e che l’immutabilità (uno dei tanti attributi propriamente divini) gli deriva non da sua decisione volontaria ma dalla pienezza della natura divina che possiede per via di generazione dal Padre (e non dal nulla). Tutti questi concetti, di lì a poco, sarebbero stati solennemente recepiti e sanciti come dogmi di fede dal grande Concilio di Nicea (325). 

Articolo di Don Leonardo Maria Pompei — Blog.