Le cause moventi della volontà
Ulteriore elemento da prendere in considerazione per l’analisi dell’atto umano è la volontà in relazione alle cause che possono muoverla.
È anzitutto da ricordare che è verità di fede importantissima il fatto che la nostra volontà è realmente libera. L’esistenza del libero arbitrio è un pilastro fondamentale per la comprensione di tutti gli atti umani e anche per prendere coscienza della reale responsabilità dell’uomo nello scrivere il suo destino terreno e ultraterreno.
Certamente a causa della colpa di origine la nostra volontà è indebolita, cioè con difficoltà si muove verso il bene a causa della concupiscenza, che comporta una sua inclinazione naturale verso il male e la difficoltà nel controllare e governare le passioni, le emozioni e i sentimenti, da cui spesso è violentemente trascinata. La grazia di Dio, tuttavia, acquistata da Gesù attraverso la sua passione e morte e comunicata agli uomini attraverso i sacramenti e la preghiera, restituisce alla volontà la capacità di dominare passioni e emozioni e di orientarsi verso il bene, ovviamente non senza fatiche, sforzi e sacrifici, che l’uomo può e deve compiere se vuole raggiungere la salvezza della propria anima.
Ovviamente la causa più prossima e quella propriamente umana che muove la volontà è l’intelletto: la nostra ragione apprende qualcosa come buono e lo presenta alla volontà perché lo scelga. Questa valutazione dell’intelletto, tuttavia, è del tutto soggettiva (non è detto che ciò che sembra buono lo sia effettivamente) e può essere in molteplici modi indotta in errore dai fattori che ora vedremo.
Anzitutto da alcune cause “moventi” della volontà che si trovano dentro di noi e che ci condizionano non poco: le undici passioni di cui già chiaramente parlava Aristotele (amore e odio, desiderio e ripugnanza, paura e audacia, piacere - gioia e dolore - tristezza, speranza e disperazione, ira), la sfera di tutte le nostre emozioni (vergogna, stupore, sgomento, meraviglia, sdegno, etc.) e dei nostri sentimenti (innamoramento, amori umani di vario genere, etc.), costituiscono una serie di fili che tirano continuamente la nostra volontà e alterano il giudizio sul bene dell’intelletto: dobbiamo quindi (e con fatica ) imparare a governarle e indirizzarle secondo il bene.
La volontà è inoltre spesso mossa dai sensi, che percepiscono qualcosa come gradevole (o sgradevole) e quindi inducono la volontà a portarsi su un tale bene (o a ritrarsi da esso): la vista, l’udito, il tatto, il gusto e l’odorato. Anche in relazione a queste cause moventi, si pensi, ad esempio, ai peccati di gola (tutti compiuti in quanto alimentati dal senso del gusto), a quelli di lussuria (senso del tatto), agli sguardi e i pensieri impuri e all’invidia (senso della vista) e così via; è necessario imparare ad esercitare un sano e santo dominio di sé.
Anche il demonio può muovere la nostra volontà attraverso la tentazione e può farlo fondamentalmente in due modi: o insinuando all’intelletto un pensiero (proveniente da lui) cattivo, allo scopo di indurla in errore e muovere la volontà verso una cosa cattiva; oppure scatenando delle immaginazioni o provocando direttamente pulsioni e desideri per trascinare la volontà al male. Si badi che per quanto astuto possa essere nel presentare un certo pensiero e per quanto violento o suadente possa essere il suo provocarci con immaginazioni e desideri, la nostra volontà rimane sempre libera di acconsentire o meno e pertanto sempre responsabile (eccettuati i casi specifici) degli atti che commette. Dire “sono stato tentato” non è dunque una causa scusante delle nostre azioni. Un altro sistema usato dal nemico è scatenare l’inferno intorno a chi opera il bene, aizzando le persone alla persecuzione e provocando nelle anime buone pensieri di paura e terrore perché si arrestino nel cammino della virtù. Le testimonianze eroiche dei martiri, tuttavia, ci dicono che neanche questo può fermare una volontà realmente radicata nel bene e unita a Dio con la Grazia.
Finalmente, c’è anche Dio che muove la volontà dell’uomo attraverso le sante ispirazioni, ovvero pensieri buoni, che provoca direttamente o per mezzo degli angeli custodi nella nostra mente, a cui siamo liberi di aderire o meno. Dio, tuttavia, è l’unico che, se vuole, può muovere la nostra volontà di impero, anche senza il nostro consenso. Questo fatto è evidentissimo in tutte le esperienze mistiche straordinarie (se Dio fa entrare in estasi una persona, questa non può in nessun modo opporsi), ma questo accade anche (in forma più limitata) nella conversione del peccatore. Quando una persona si trova in stato di schiavitù di satana, perché abituata nel peccato mortale, nonostante la permanenza reale del suo libero arbitrio, non potrebbe assolutamente avere la forza di tornare definitivamente a Dio e cambiare vita senza un intervento dall’Alto che, in qualche modo, “stacchi la presa” delle grinfie infernali e permetta alla volontà di volgersi al bene, lasciando a lei solo l’ ultimo atto: acconsentire a questa grande grazia o rifiutarla. Si vede come, a differenza delle esperienze mistiche, questo intervento imperioso di Dio non toglie la nostra libertà e può essere vanificato dall’uomo. Ci faccia però riflettere sulla miserevole condizione in cui si pongono i peccatori che, per quanto sta in loro, si consegnano ad una crudele e umiliante schiavitù da cui, se fossero lasciati a se stessi, non potrebbero mai e in nessun modo liberarsi. Né in questa né, cosa ancora più grave, nell’altra vita.
