Senza la presenza di questa virtù, l’ultima delle quattro virtù cardinali, diverrebbe impossibile il compimento di qualunque atto virtuoso. Importante è quindi comprendere bene quale è il suo oggetto, cosa vuole moderare, e qual è il vizio opposto.

La quarta virtù cardinale è quella della temperanza. Secondo il grande dottore sant’Agostino, è “la virtù che modera l’uso dei beni e dei piaceri sensibili, impedendo l’affetto e il desiderio di essi per se stessi e servendosene nei limiti delle necessità della vita presente”. Per questa virtù, che è l’ultima in ordine di importanza delle sette virtù cristiane, sembra quanto mai adatto il celebre aforisma di Gesù, secondo cui “gli ultimi saranno i primi e i primi saranno gli ultimi” (Lc 13,30).
Come presto vedremo, infatti, senza la presenza di questa virtù (e di tutte le sue parti e virtù connesse), diverrebbe impossibile il compimento di qualunque atto virtuoso, oppure perderebbe larga parte della sua bellezza e meritorietà. L’oggetto di questa virtù, infatti, è la rimozione degli ostacoli a compiere il bene causati dalla presenza di beni dilettevoli che attraggono la volontà, distogliendola dal bene da compiere. è dunque evidente che se la volontà rimanesse irretita nel mare dei piaceri sensibili e dilettevoli, non compirebbe nessun atto di virtù!
Compito della temperanza, invece, è anzitutto frenare la forza attrattiva dei piaceri e delle concupiscenze e, inoltre, regolare e moderare le tristezze e i dolori che nascono dall’assenza di tali beni e piaceri sensibili.