Stemma di don Leonardo Maria Pompei Don Leonardo Maria Pompei Sacerdote · Apostolato

Blog · 2019-07-19

La Bibbia: il libro più noto e meno conosciuto del mondo

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"Il mare delle Sacre Scritture è un oceano vastissimo, molto più di quanto appaia dalla pur voluminosa mole di pagine da cui la Bibbia è composta. Per navigare in esso gustandone le multiformi bellezze, occorre imparare a muoversi in esso con perizia e sapienza. È quanto cercheremo di fare, iniziando da alcune nozioni preliminari"




La Bibbia è certamente il libro più noto del mondo, ma anche il meno conosciuto. Chi saprebbe, per esempio, descriverne sinteticamente la composizione? Chi conosce le sostanziali differenze che esistono tra le bibbie delle diverse confessioni cristiane? Chi sa come si è formata la Bibbia che si legge nella Chiesa cattolica e che, in quanto tale, è la fonte primaria della Rivelazione? È dunque anzitutto necessario fare un piccolo “overture” sulle caratteristiche essenziali del “Libro” per antonomasia, in cui Dio ha voluto rivelare se stesso e parlare ai suoi figli.
La Bibbia di noi cattolici è composta di 73 libri, distinti in Antico Testamento (46 libri) e Nuovo Testamento (27 libri). L’Antico Testamento è, a sua volta composto dai 5 libri del Pentateuco (Genesi, Esodo, Levitico, Numeri e Deuteronomio) attribuiti fin dalle antiche tradizioni ebraiche a Mosè (oggi tale attribuzione è sovente messa in discussione dai moderni esegeti); da 16 Libri storici (dal libro di Giosuè al secondo libro dei Maccabei), che abbracciano un arco di storia che va dall’ingresso di Israele nella terra promessa (ca. 1200 a.C.) alle guerre maccabaiche contro gli alessandrini (fino a circa il 150 a.C.); dai 7 libri sapienziali (Giobbe, Salmi, Proverbi, Qohelet, Cantico dei Cantici, Sapienza e Siracide) e dai 16 profeti (i 4 maggiori più i 12 minori). Il Nuovo Testamento consta anzitutto dei 4 Vangeli (i tre sinottici - Matteo, Marco e Luca più il Vangelo secondo Giovanni) a cui forma un corollario il libro degli Atti degli Apostoli scritto dall’evangelista Luca; c’è poi il Corpus delle 14 lettere paoline (dalla lettera ai Romani a quella agli Ebrei), di qualcuna delle quali (soprattutto la lettera agli Ebrei) i moderni esegeti hanno messo in discussione l’attribuzione all’Apostolo delle genti; seguono le “lettere cattoliche”, ossia la lettera di san Giacomo, quella di suo fratello san Giuda e le due lettere di san Pietro; nelle lettere cattoliche rientrano anche le tre lettere di san Giovanni apostolo ed evangelista che, insieme al libro dell’Apocalisse e al quarto Vangelo, formano il cosiddetto “corpus Ioanneum”.
La Sacra Scrittura è un libro che si è venuto componendo, per mano di vari autori, nel corso della storia e l’esegesi biblica assolve il compito di chiarire e approfondire le varie fasi redazionali dei testi, l’attribuzione degli autori, le tradizioni scritte e/o orali, a cui gli autori sacri hanno attinto. Dietro la Sacra Scrittura c’è ovviamente una storia, o meglio una “storia sacra”, che presenta, nel mondo biblico dei caratteri peculiari e definiti. La Bibbia ha un suo ben preciso quadro storico di riferimento, che parte dalla creazione di Adamo (da collocare all’incirca 5000 anni avanti Cristo) e, attraverso Abramo (1850-1750 a.C.) e il suo ciclo giunge alla nascita e formazione del popolo di Israele per pervenire alla costituzione del nuovo popolo di Dio (che succede in continuità/discontinuità all’antico) mentre vengono tragicamente distrutti i luoghi simbolo del popolo dell’antica alleanza (distruzione di Gerusalemme del 70 d.C. ad opera del generale Tito e successiva riedificazione sulle sue macerie di “Aelia Capitolina” da parte dell’imperatore Adriano nel 135 d.C.). Alcuni esegeti sostengono che la redazione dell’Apocalisse - ultimo libro della Bibbia - sia da collocare in prossimità a questo ultimo quanto mai drammatico e significativo evento. 
La Bibbia, per noi cattolici, è la fonte primaria della Rivelazione pubblica operata dall’Altissimo e la sua redazione si è chiusa con la morte dell’ultimo apostolo. La rivelazione pubblica è tassativamente normativa per ciò che concerne le verità rivelate in tema di fede e morale ed alla sua autorità deve sottostare qualunque altra eventuale e possibile fonte - specie quelle private - di rivelazione.

Il cosiddetto “canone dei libri ispirati” si è venuto formando, nel corso dei primissimi secoli, soprattutto attraverso l’uso liturgico dei testi: si ritenevano, cioè, certamente ispirati quei testi che venivano ufficialmente letti (e commentati) durante la Sacra Liturgia e non altri (successivamente denominati “apocrifi”). La formazione del “canone cattolico”, ossia la determinazione puntuale e precisa dei libri ispirati (i 73 di cui è composta la Bibbia in uso nella Chiesa Cattolica) ha trovato un momento fondamentale e definitorio con il Concilio di Roma (382) indetto da Papa Damaso I. In esso fu redatta la “lista damasiana” dei libri ispirati, distinti in Antico e Nuovo Testamento, contenente i 73 libri del canone cattolico. Tale lista fu confermata dai due Concili di Cartagine del 397 e del 419 e fu ratificata dal celebre “Decretum gelasianum” di Papa Gelasio I (492-496), divenendo definitiva nella Chiesa Cattolica. In epoca più recente il canone dei libri ispirati è stato ripreso e confermato prima dal Concilio di Trento (1545-1563), poi dal Concilio Vaticano I (1870) e in ultimo dal Concilio Vaticano II (1962-1965).

Articolo di Don Leonardo Maria Pompei — Blog.