"Santi e dottori, nonché concili e pontefici hanno tratto dalla Bibbia i criteri di definizione di verità di fede e questioni di ordine morale. Non raramente, però, anche gli eretici si sono ispirati a qualche passo della Sacra Scrittura per fondare le loro tesi erronee. Ecco dunque alcuni punti da tenere ben fermi per una sicura e fruttuosa lettura dei testi sacri"
La Sacra Bibbia non è un trattato di teologia sistematica, né un catechismo che raccoglie ordinatamente e ragionevolmente in forma organica tutte le verità di fede rivelate dall’Altissimo. Il suo tempo di composizione abbraccia oltre mille anni; la lingua adoperata non è la stessa (l’antico testamento è scritto quasi esclusivamente in ebraico, mentre il nuovo in greco); gli stili sono vari così come i generi letterari. Come vedremo, una delle peculiarità della rivelazione biblica è che Dio non rivela se stesso e il suo mistero solo con parole e discorsi, ma anche attraverso gli eventi e le opere della storia della salvezza. Abbiamo anche visto come la formazione del canone dei libri ispirati sia stato un processo che è avvenuto (soprattutto in sede di proclamazione liturgica dei testi ritenuti ispirati) all’interno della Chiesa. Tutto questo serve a introdurre, ovviamente in un primo approccio sintetico che sarà approfondito a suo tempo, il tema dell’interpretazione dei testi sacri unitamente ad alcuni criteri di approccio e di lettura. Tale analisi non sarà, in questa sede, esaustiva ma esemplificativa. Basti solo pensare che se grandi santi e dottori, nonché Concili e Pontefici hanno tratto dalla Bibbia i criteri di definizione di verità di fede, di dogmi, di questioni di ordine morale, generalmente anche gli eretici si sono ispirati a qualche passo delle sacre pagine - ovviamente piegato e travisato ai loro scopi - usato come supporto o sostegno delle loro tesi e posizioni erronee. Questo fu peraltro storicamente il motivo che in sede di reazione alla riforma protestante spinse le autorità della Chiesa a proibire la lettura privata dei sacri testi. Terminata, grazie a Dio, questa fase polemica e problematica, la Bibbia è state riconsegnata, come vedremo, con gioia e fiducia dalla Chiesa nelle mani di ogni fedele e per questo è quanto mai necessario avere dei primi criteri generali per approcciarsi adeguatamente a questo mondo misterioso e divino.
Primo e fondamentale punto da tenere ben presente è che la Bibbia - nel senso specificato nel precedente articolo - viene dalla Chiesa, per cui va letta nella Chiesa e con la Chiesa. Se qualche passo sembrasse ad una prima superficiale lettura contraddire una verità di fede, bisogna immediatamente fermarsi e ritenere che sicuramente c’è una corretta interpretazione del testo che concorda con ciò che la dottrina della fede insegna. L’autorità dei Padri e dei Dottori della Chiesa, specialmente dei grandi interpreti delle Scrittura, è sempre da considerare altamente rilevante, specie nell’interpretazione dei passi oscuri, fermo restando il primato assoluto del Magistero ufficiale della Chiesa quando esso si fosse espresso nell’interpretazione autentica di qualche passo controverso (secondo il monito di san Pietro nella sua seconda lettera: “Sappiate anzitutto questo: nessuna scrittura profetica va soggetta a privata spiegazione, poiché non da volontà umana fu recata mai una profezia, ma mossi da Spirito Santo parlarono quegli uomini da parte di Dio”, 2Pt 1,20-21). In forza di un criterio antichissimo (già in auge presso gli antichi Padri), la Bibbia si interpreta con la Bibbia, per cui la ricerca di passi analoghi e paralleli è quanto mai importante per la sua corretta comprensione. Di grande aiuto, qualora se ne avessero le opportune competenze, è la conoscenza delle lingue originali e quindi la lettura dei testi nella lingua in cui furono scritti, che consente la comprensione di dettagli, particolari e sfumature che è estremamente difficile rendere adeguatamente in qualunque traduzione. Quando la Bibbia viene letta da un fedele, essa deve essere ascoltata e meditata anzitutto come alimento della propria preghiera e non per avventurarsi in improvvisate e pericolose operazioni esegetiche, che richiedono grazie e attrezzature che non possono darsi per presunte o scontate. Qualora sorgessero domande o dubbi, o esigenze di delucidazioni, è sempre bene ricorrere all’aiuto di una persona competente - preferibilmente sacerdote - con cui avere un sereno colloquio e confronto. Infine, come vedremo nel commento dei passi salienti della costituzione dogmatica Dei Verbum, l’Antico Testamento presenta vari elementi ostici ad una mentalità contemporanea e, peraltro, trattandosi dell’antica alleanza contiene, oltre che eventi e verità imperiture e sempre valide, anche alcune cose passeggere e transeunti, nonché forme, modalità di azione, atteggiamenti anche religiosi che risentono della cultura arcaica del tempo e non possono essere adeguatamente compresi e valutati utilizzando i nostri attuali criteri di giudizio, che erano estranei a quei tempi e contesti. Tuttavia l’Antico Testamento fa parte della Rivelazione e ne è un elemento basilare, non può e non deve essere minimizzato né relativizzato, perché trova in Cristo pieno e perfetto compimento e ne consente anche la corretta comprensione della sua persona, del suo mistero e della sua missione. Già da queste prime battute, che proseguiranno nel prossimo articolo, si comprenda la cautela che si deve avere - insieme alla debita riverenza - quando ci si accosta ai Sacri Testi, perché essi siano (come Dio vuole) alimento fondamentale per la crescita nella fede e non possibili pericoli per la vita delle nostre anime.
