Stemma di don Leonardo Maria Pompei Don Leonardo Maria Pompei Sacerdote · Apostolato

Blog · 2024-03-15

La confessione: punto di arrivo di un cammino

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Il sacramento della penitenza 



Alla luce dei canoni tridentini sul sacramento della penitenza possiamo trarre le seguenti considerazioni. Anzitutto abbiamo la chiarissima affermazione che la penitenza è un vero e proprio sacramento. Ciò significa che se è ben celebrato, si può avere la certezza morale di essere realmente stati perdonati da Dio dei peccati commessi, con conseguente cancellazione delle colpe e remissione della pena eterna nel caso di peccati mortali. Si tratta di un sacramento distinto dal Battesimo, che può essere amministrato validamente solo dai sacerdoti, di modo che per ottenere la remissione delle colpe non esiste altro mezzo ordinario che la confessione auricolare fatta ad un ministro della Chiesa che abbia la facoltà di ascoltare le confessioni. Non è dunque possibile confessarsi direttamente al Padre eterno, perché così Lui ha inequivocabilmente voluto. Discorso necessariamente più lungo richiedono gli atti del penitente. Il Concilio parla di "remissione completa e perfetta" dei peccati che si ottiene solo quando sussistono nel penitente contrizione, confessione e soddisfazione, lasciando chiaramente intendere - in questo senso - che ci può essere una remissione parziale e imperfetta delle medesime colpe, quando qualcuno di questi requisiti manchi in tutto o in parte. Si può, per esempio, non essere perfettamente pentiti per cause dipendenti da scarso senso del peccato; si può fare un confessione incompleta per ignoranza oppure perché non aiutati dalla competenza e dalla sollecitudine del confessore; si può infine adempiere negligentemente la penitenza imposta oppure essa potrebbe essere meno adeguata del dovuto a causa della debolezza morale o spirituale del penitente, dinanzi alla quale il confessore è costretto ad assegnare una penitenza largamente meno impegnativa di quanto sarebbe necessario in relazione alla gravità e al numero dei peccati commessi. Sono solo alcuni esempi che fanno capire quanto siano importanti questi atti (a cui, per la verità, si dà oggi pochissima importanza) e come la loro insufficienza influisca sull'efficacia della divina misericordia, che è ovviamente perfetta in se stessa, ma che si dispiega sulle nostre anime con la sua potenza tanto quanto l'anima è disposta ad accoglierla, dandole "materia" adatta e pronta per essere lavata e resa candida nel Sangue del divino Agnello. Si badi allora a non accostarsi con leggerezza al confessionale, anzitutto curando bene l'esame di coscienza anche con l'ausilio di qualche buono schema, dato che oggi si confonde il bene e il male con ciò che si ritiene tale e non con ciò che tale è dichiarato dalla Legge di Dio. Si faccia anche molta attenzione a verificare la presenza di un sincero pentimento. Se è vero, infatti, che il dolore dei peccati - come vedremo - può essere imperfetto e variamente motivato, in ogni caso il proposito di non più peccare deve essere fermo, risoluto e irreversibile. Sono innumerevoli le confessioni sacrileghe motivate dalla carenza di questo requisito, forse anche di più di quelle che sono tali perché il penitente omette di confessare la specie o il numero di qualche peccato per paura o per vergogna. Per avere il perdono di Dio bisogna tagliare con il peccato almeno mortale; cioè avere la ferma e risoluta volontà di mai più commetterlo. Il motivo per cui il grande confessore san Pio da Pietrelcina rimandava - talora in modo severo e risoluto - molti penitenti era motivato proprio dal fatto che, a causa del carisma straordinario della scrutazione dei cuori ("cardiognosi"), si accorgeva subito quando il penitente non era realmente e sincermanete pentito. E sapendo che Dio nulla perdona a chi non è pentito, lo esortava a fare un percorso di sincera conversione prima di accostarsi al confessionale. La confessione, infatti, quando è ben fatta è senza dubbio il punto di partenza di un nuovo cammino, ma è anche il punto di arrivo di un itinerario di progressiva e sincera presa di coscienza del male nella sua dimensione oggettiva e di decisa presa di distanza da esso in tutte le sue forme e sfaccettature. Si sia infine attenti e scrupolosi nell'adempiere con solerzia e zelo la penitenza imposta dal confessore. Se si tratta di un'opera singola (una preghiera o un certo numero di preghiere da fare una volta sola, una mortificazione, un'elemosina) si procuri di provvedere il prima possibile, preferibilmente subito dopo la confessione. Se si tratta di preghiere o opere che devono necessariamente protrarsi per un certo periodo di tempo, si badi a non dimenticare di farle tutte e bene. L'inadempienza colpevole della penitenza imposta, infatti, è cosa indubbiamente grave, mentre non eseguirla per dimenticanza dovuta a leggerezza o negligenza è comunque e senza dubbio un peccato e ha come conseguenza il produrre quella incompletezza nella celebrazione del sacramento, che nel caso della soddisfazione sacramentale ricade particolarmente sulla  mancata purificazione delle scorie del peccato e delle pene dovute al peccato, di cui la divina giustizia chiederà - evidentemente - conto e riparazione in Purgatorio.


Articolo di Don Leonardo Maria Pompei — Blog.