Stemma di don Leonardo Maria Pompei Don Leonardo Maria Pompei Sacerdote · Apostolato

Blog · 2019-06-12

Ubi episcopus, ibi ecclesia

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Quando si dice che la Chiesa è "apostolica" si vuol intendere anzitutto che i membri della sua gerarchia derivano la loro autorità, per trasmissione, direttamente da Pietro e dagli altri undici Apostoli; inoltre che è governata, istruita e santificata dal collegio dei vescovi in comunione con il Papa. Ma anche che Essa custodisce e trasmette lo stesso "deposito di verità" ricevuto dagli Apostoli e fa propria la loro tensione missionaria


La quarta ed ultima nota dell’unica Chiesa di Cristo è l’essere apostolica. Questa importantissima caratteristica consente di avere la certezza che la Chiesa, nel corso del tempo e della storia, mantiene un indissolubile legame con il suo Divino fondatore e con coloro che Egli stesso designò come iniziatori visibili della sua Chiesa, ossia i Dodici apostoli.
Dire che la Chiesa è apostolica significa, infatti, anzitutto affermare che essa, come scrive san Paolo, è edificata “sul fondamento degli Apostoli” (Ef 2,20), ossia Pietro e gli altri undici Apostoli, con san Mattia che prese, non senza una profonda motivazione, il posto del traditore Giuda Iscariota dopo l’ascensione di Gesù al cielo e prima della Pentecoste (cf At 1,15-25). Essi furono personalmente scelti da Gesù e da Lui stesso, dopo la sua risurrezione, mandati in missione a tutte le genti perché proclamassero il Vangelo, insegnassero ad osservare i comandamenti e amministrassero il battesimo e tutti i sacramenti della nuova alleanza (cf Mt 28,16-20). Il legame con gli apostoli e con il loro capo è garantito dalla successione apostolica (per ciò che concerne i vescovi) e dalla ininterrotta successione nel ministero di Pietro per ciò che concerne i Papi. La successione apostolica si trasmette per mezzo dell’ordinazione episcopale e per mezzo di essa siamo certi che il Collegio episcopale si trova nel suo complesso, in posizione di legittima successione storica al corpo dei Dodici. Similmente il Papa canonicamente eletto è il vero successore di Pietro e, quindi, vicario di Cristo in terra e capo della Chiesa cattolica. La comunione con il vescovo di ogni Chiesa particolare (Diocesi) e con il successore di Pietro è garanzia e salvaguardia dell’apostolicità della Chiesa.
La Chiesa si dice apostolica anche perché, fino al ritorno di Gesù nella gloria (parusia) è governata, amministrata, guidata, santificata e istruita dal collegio dei vescovi, sempre in comunione col successore di Pietro. Il collegio dei vescovi è coadiuvato, nella missione pastorale dai sacerdoti, che cooperano con l’ordine episcopale soprattutto (anche se non solo) nell’esercizio del ministero pastorale nelle Parrocchie. Non bisogna, in questo senso, mai dimenticare l’antico adagio “ubi episcopus, ibi Ecclesia” (“dove c’è il vescovo, lì c’è la Chiesa), a significare il ruolo fondamentale della comunione gerarchica con il successore visibile degli apostoli che, nella Chiesa particolare, realmente rappresenta ed incarna le funzioni di Cristo capo, maestro e pastore, ministero che esercita sempre “cum Petro et sub Petro” (“con Pietro e sotto Pietro”), ossia nel vincolo della comunione gerarchica con il successore di Pietro. Il fatto che nella celebrazione della santa Messa sia sempre obbligatorio menzionare per nome il Papa e il vescovo locale, sottolinea ed evidenzia l’importanza e la valenza strutturale e costitutiva della comunione con il successore di Pietro e con il successore degli apostoli, senza i quali, come insegnava il grande sant’Ignazio di Antiochia, non si può nemmeno parlare di Chiesa.
La Chiesa è, infine, apostolica anche perché il suo compito è di fedelmente custodire e  santamente trasmettere - con l’incessante aiuto dello Spirito Santo e con il singolare carisma di Magistero da Lui garantito per il successore di Pietro e degli Apostoli - il sano e buon deposito della fede ricevuto dai Dodici apostoli. Essi trasmisero integralmente l’intero depositum fidei, che nel corso della storia è stato difeso da errori ed eresie e, non di rado, esplicitato e puntualizzato attraverso la progressiva e sempre più chiara definizione di dogmi e verità di fede da parte di Papi e Concili. 

In forza dell’apostolicità la Chiesa è per la sua stessa essenza, missionaria. La missione apostolica, peraltro, non è appannaggio esclusivo dei successori degli apostoli ma propria, ovviamente in forma non identica, di tutti i battezzati che, in quanto tali, sono chiamati ad annunciare al mondo intero - con dolcezza e delicatezza, nel rispetto della libertà delle coscienze e sempre prima con la vita e poi con la parola - la bellezza e la gioia della buona notizia di Gesù figlio di Dio, Redentore universale e unico vero Salvatore di ogni uomo e di tutto l’uomo. Il successo della missione apostolica della Chiesa, ossia la sua efficacia nell’attrarre, senza mai costringere nessuno, le coscienze all’accoglienza del Vangelo, dipende dall’unione con Cristo di ogni singolo membro. Come ben diceva il novello santo Papa Paolo VI il mondo di oggi, più che di maestri, ha bisogno di testimoni. A tutti i livelli, sia pastori che fedeli, deve essere chiaro che la forza più grande della missione consiste non nel moltiplicarsi di riunioni, convegni e/o progetti pastorali, ma in una grande tensione verso la santità e un profondo spirito di preghiera. Prima che annunciato, Gesù deve essere visto vivo e risorto nei suoi testimoni. La bellezza e la forza di tale testimonianza è talmente grande da affascinare anche gli animi più induriti e ostili. Possa lo Spirito Santo condurre tutti i membri della Chiesa a questa grande santità e carità, perché il mondo, tutto il mondo, possa credere e accogliere Colui che il Padre ha mandato per la sua salvezza.

Articolo di Don Leonardo Maria Pompei — Blog.