L’universalità della Chiesa di Dio è una delle più lampanti caratteristiche che distinguono il popolo eletto della Nuova Alleanza, da quello dell’Antica, è proprio perché estesa a tutti i popoli, la possibilità di salvezza che la Chiesa offre non la si trova al di fuori di essa, salvo il caso di ignoranza incolpevole. Vedremo alcune sfumature della terza nota della Chiesa Cattolica.
Oltre che una e santa, la Chiesa è anche cattolica. Per “cattolicità” della Chiesa bisogna anzitutto intendere, conformemente all’etimo greco, la sua “universalità”. A differenza del popolo dell’Antica Alleanza, che fu da Dio scelto tra una stirpe ben precisa (la discendenza di Abramo) e legato ad un ben determinato territorio geografico, il popolo della nuova alleanza è composto di persone di ogni stirpe, tribù, lingua, razza, popolo e nazione e non si identifica - né si può né si deve identificare - con nessun territorio che non sia quello dell’intero orbe conosciuto. Il comandamento del Suo Fondatore (“andate in tutto il mondo e predicate il Vangelo ad ogni creatura”, Mc 16,15), non lascia adito a dubbio alcuno: la salvezza operata da Gesù è universale e deve essere portata ed annunciata a tutti senza alcun limite di spazio o tempo e senza alcun tipo di discriminazione. Tutti resteranno liberi di credere o non credere all’annuncio, di entrare o rimanere fuori della Chiesa, ma in forza della cattolicità tutti possono vantare un vero e proprio diritto di ricevere dalla Chiesa la predicazione del Vangelo e l’annuncio che Gesù Cristo è il Figlio di Dio e l’unico Salvatore dell’uomo.
C’è tuttavia un’altra accezione della nota della cattolicità che, evidentemente da sempre presente, ha avuto modo di ulteriormente specificarsi e puntualizzarsi nel corso della storia, soprattutto per il dilagare del doppiamente triste fenomeno del diffondersi delle eresie - da un lato - e delle divisioni tra i cristiani (con conseguente nascita di varie chiese o comunità cristiane) dall’altro. Con essa si vuole intendere che la Chiesa è cattolica perché in essa è presente Cristo e la pienezza del suo corpo unito perfettamente con il suo Capo. In forza di questa unione così perfetta, il corpo di Cristo riceve in forma piena e totale dal suo Capo tutti e integri i mezzi di salvezza che Egli ha stabilito, ossia una confessione di fede perfettamente ortodossa e completa, l’integralità della vita di grazia attraverso la totalità dei sacramenti e il ministero ordinato nella successione apostolica. In forza di ciò si può e si deve dire che, pur potendosi trovare svariati elementi positivi anzitutto nelle confessioni non cattoliche, ma anche nelle religioni non cristiane, solo nella Chiesa cattolica si trova quella perfezione che esclude ogni macchia e errore anche minimo nella dottrina della fede e della morale, nonché il pieno accesso a quella Grazia senza la quale non si può raggiungere l’eterna salvezza.
Il Concilio Vaticano II ha già, a suo tempo, ben spiegato come tutti siano differentemente e a diverso titolo “ordinati” alla Chiesa cattolica, a partire dalle vere Chiese ad essa “più vicine” (quelle ortodosse) per concludere perfino con i non credenti di buona volontà (LG 15-16), passando per le svariate confessioni nate dalla riforma protestante e le religioni non cattoliche, in primis quelle monoteistiche. Strettamente connesso con il tema della cattolicità della Chiesa è dunque quello, di antichissima origine, della possibilità della salvezza al di fuori di un’appartenenza esplicita all’unica e santa Chiesa cattolica, espresso dall’adagio “extra ecclesiam nulla salus”, che è la rielaborazione di un’espressione di san Cipriano contenuta in una sua lettera a Papa Stefano (“Salus extra ecclesiam non est”). La possibilità della salvezza sussiste, come insegna la Lumen Gentium, quando l’essere fuori della Chiesa dipende da ignoranza incolpevole del vangelo di Cristo e della necessità della Chiesa per la salvezza, ignoranza che sia accompagnata dal compimento delle buone opere conosciute attraverso il dettame della propria coscienza (operazione che avviene non senza l’aiuto, pur inconsapevole nel soggetto interessato, della Grazia). Per ciò che concerne le Chiese e le comunità non cattoliche si passa da situazioni di strettissima vicinanza (con le Chiese ortodosse) a situazioni di maggiore o minore distanza con le comunità ecclesiali riformate (che, purtroppo, non riconoscono alcune o molte - a seconda dei casi - essenziali verità di fede). La fede in Cristo come unico Salvatore e l’incessante preghiera da elevare al Signore possono e devono far sperare di veder sorgere quel giorno felice e benedetto in cui tutti i discepoli di Gesù saranno radunati, come Lui vuole (cf Gv 17) sotto un unico gregge e un solo pastore. La Chiesa riconosce tutti gli elementi positivi e di bontà presenti nelle altre religioni - tra le quali ha particolarmente l’ebraismo da cui lei stessa storicamente proviene - considerandoli tutti, in base ad una dottrina di antichissima provenienza, “semi” o “preparazioni” di quella pienezza di verità che Cristo ci ha portato con il Vangelo.
La Chiesa cattolica, infine, esiste nelle Chiese particolari e a partire dalle Chiese particolari (LG 23, “in quibus et ex quibus”). La Chiesa particolare non è altro che la Diocesi in cui il Vescovo, con la pienezza del sacerdozio ministeriale, è il segno visibile della presenza di Cristo, il vincolo di quella perfetta comunione nella fede e nei sacramenti e la garanzia della comunione con il successore del Pietro, che lo nomina ed invia nelle singole diocesi come Pastore che esercita le funzioni di Cristo Capo e Sommo sacerdote. Dal che si capisce bene che senza la comunione con il vescovo e con il successore di Pietro non si può nemmeno parlare di Chiesa Cattolica. Il fatto che in tutte le preghiere eucaristiche siano sempre obbligatoriamente menzionati l’uno e l’altro ne è la prova e la testimonianza più chiara ed eloquente.
