LA CONFESSIONE DI DEVOZIONE
Guida ed esame di
coscienza per la confessione frequente
Il sacramento della
confessione è indubbiamente uno dei più importanti e santificanti in assoluto.
Insieme all’eucaristia rientra tra i sacramenti che si possono ripetere ed è ad
essa ordinato, perché è condizione necessaria e imprescindibile per accostarsi
alla santa comunione quando si è coscienti anche di un solo peccato mortale
commesso, mentre è sommamente e caldamente raccomandata nei casi in cui non si
sia coscienti di colpe gravi, ma si abbia la lodevolissima abitudine di
accostarsi quotidianamente alla santa eucaristia.
Questo sacramento,
purtroppo, sta attraversando una crisi gigantesca dovuta a molteplici fattori e
rarissimamente viene celebrato “come Dio comanda”. Sia nei casi di confessioni
“impegnative” perché aventi come materia “peccati gravi”, sia nel caso di
confessioni “frequenti” compiute per devozione, come può essere, per esempio,
la pratica dei primi nove venerdì del mese, dei primi cinque sabati, oppure
semplicemente una consuetudine imparata in famiglia o a catechismo da bambini
per cui si sente, dopo un certo tempo, l’esigenza di accostarsi a questo
sacramento. Indubbiamente moltissimi penitenti non sanno confessarsi, né sanno
distinguere i peccati gravi da quelli lievi. Questo dipende senz’altro da
scarsa formazione e, talora (disgraziatamente), anche dall’arroganza o la superbia di ergersi a
giudici insindacabili sul bene e sul male, ridotto a quello che si considera soggettivamente tale. A quanto parte dipende talora anche
dalla condizione non sempre idilliaca di una certa parte del clero (certamente minoritaria), che sembra indulgere ad una certa superficialità nell'amministrare il sacramento, oppure - di ciò si lamentano alcuni fedeli - addirittura pare scoraggiare l’accostarsi con frequenza a
questo sacramento, o sembra non di rado non essere disponibile ad amministrarlo (quando i fedeli ne fanno ragionevole e opportuna richiesta), oppure - come altri ancora lamentano - omette di
formare i fedeli circa la debita celebrazione di questo sacramento. Il discorso
potrebbe continuare a lungo, ma è certo che nella Chiesa si sta assistendo ad
una vera e propria “crisi sacramentale”. I sacramenti ci sono e si celebrano,
ma in modo spesso alquanto grossolano, approssimativo e leggero. Questo non
toglie ad essi la validità, che è garantita “ex opere operato”, ma vanifica largamente la loro efficacia
santificante e la loro fruttuosità. Salvi i casi in cui, purtroppo, la grossolana e mal fatta celebrazione del sacramento dà luogo a veri e propri sacrilegi, che sono i peccati
più gravi contro il primo comandamento (confessione sacrilega e comunione
sacrilega).
La Chiesa insegna che la
confessione dei peccati veniali, pur non essendo obbligatoria per i fedeli è
tuttavia “caldamente raccomandata”. I peccati veniali, infatti, pur non facendo
perdere la grazia santificante, indeboliscono e raffreddano la carità, fanno
scivolare nella tiepidezza, e predispongono al compimento dei peccati mortali.
Un’anima che commettesse in maniera deliberata e leggera dei peccati veniali in
maniera abituale, certamente esporrebbe la propria anima al rischio di cadere
facilmente in colpa grave.
Sono veniali i peccati che hanno
come oggetto delle trasgressioni alla legge di Dio in materia lieve; sono
invece imperfezioni tutte le mancanze alla pratica delle virtù cristiane e
all’adempimento dei doveri. Oggetto della confessione di devozione sono i
peccati veniali deliberati o semideliberati che si possono commettere e tutte
le mancanze alle virtù o ai doveri del proprio stato.
Prima di entrare nel dettaglio
degli orientamenti circa l’esame di coscienza da fare per prepararsi alla
confessione frequente, è bene aggiungere qualche ulteriore parola. I peccati
veniali deliberati devono essere
completamente eliminati dalla vita interiore di chi aspira ad essere un buon
cristiano. Non si può commettere, ad occhi aperti, un’offesa a Dio anche se in
materia lieve. Bugie volontarie, piccoli risentimenti covati e messi in
atto con qualche rivalsa, maldicenze e pettegolezzi, piccole irriverenze volontarie, etc. devono
essere eliminate dalla vita interiore. È invece impossibile, senza una
particolare grazia di Dio, eliminare completamente e tutti i peccati veniali “semideliberati”, ovvero quelli commessi
per debolezza, passione o per i disordini legati al temperamento. Chi desidera
la santità, inoltre, deve evitare di commettere ad occhi aperti anche le
mancanze alle virtù e ai doveri, limitando le proprie “cadute” alle inevitabili
miserie e innumerevoli imperfezioni legate alla nostra condizione di figli di Adamo
ed Eva, decaduti dall’originaria perfezione e costretti a combattere contro il
vortice continuo e incalzante delle passioni disordinate e dei difetti di cui
il nostro cuore, purtroppo, pullula in continuazione.
La confessione di devozione ha
come oggetto tutti i peccati veniali di cui si è coscienti, le cadute in atti
derivanti dai sette vizi capitali, le principali mancanze ai doveri del proprio
stato, i peccati o imperfezioni legati ai difetti predominanti del nostro
temperamento e le mancanze principali alle virtù teologali o cardinali, con
particolare e principale attenzione all’aurea virtù della carità.
1.
I peccati veniali più
diffusi e pochissimo confessati sono: le maldicenze e le mormorazioni (parlare
male del prossimo senza grave ragione o seminare zizzania nei rapporti tra le
persone); i giudizi temerari (pensare male delle intenzioni del prossimo e
interpretare in male le sue parole o azioni); la nomina irriverente del nome di
Dio o della Madonna usati come intercalare; le piccole imprecazioni; i peccati
impuri semideliberati di pensiero o di sguardo (cosa che accade quando si
sofferma il pensiero o lo sguardo su materia impura senza distoglierlo subito,
senza però pienamente consentirvi. Si badi però che se le immagini o i pensieri
sono gravemente osceni bisogna immediatamente distogliere il pensiero o lo
sguardo per non peccare mortalmente); le volgarità nel parlare (quando non
siano troppo gravi o offensive del prossimo); le piccole offese al prossimo
(frequentissime nella vita familiare); l’omissione saltuaria della preghiera al
mattino o alla sera; il parlare in Chiesa senza motivazione grave o il farlo ad
alta voce.
2.
Per ciò che concerne i vizi
capitali occorre fare molta attenzione alle frequentissime cadute dovute al
vizio dell’ira (impazienze, arrabbiature e altro), alla superbia (specie
parlando bene di se stessi, vantandosi delle cose che si fanno, compiacendosi e
gloriandosi nei complimenti), all’avarizia (omissioni nel fare possibili
elemosine), alla gola (mangiare o bere più del necessario o farlo per pura
ghiottoneria o golosità), all’invidia (peccato molto frequente e poco
confessato), alla lussuria (che è lieve solo nei casi descritti al punto
precedente) e all’accidia (pigrizia, distrazioni volontarie nella preghiera,
eccesso nel riposo, perdite gratuite di tempo).
3.
Riguardo i doveri del
proprio stato bisogna verificare se e come si adempiono i doveri di madre e
padre, di marito e di moglie, i doveri professionali (come si lavora, quanto si
lavora, se si è puntuali, assennati, precisi, etc.), i doveri di prete, di
frate, di suora etc.
4.
Molto importante è anche
l’esame sui difetti del proprio temperamento. Così il temperamento collerico
dovrà esaminarsi sempre sulla superbia e sull’ira e sulle mancanze alla carità,
il sanguigno principalmente sull’ira e sull’incostanza e (anch’esso) sulle
mancanze alla carità, il flemmatico sulla gola e sulla pigrizia e sulle
mancanze alla virtù della fortezza, il malinconico sulla tristezza, la
permalosità, la maldicenza, la piccineria e il pettegolezzo e anche sulle
mancanze alla carità. Individuare il proprio temperamento è fondamentale per
ben un buon esame di coscienza.
5.
Veniamo infine alle
mancanze alle virtù. La carità è per noi figli di Dio la legge suprema. Ogni
volta che trattiamo male anche lievemente il prossimo, che lo mortifichiamo
anche minimamente, che usiamo modi scortesi, non gentili, villani, sgarbati
manchiamo a questa aurea virtù e alla sua gemella che è la dolcezza. Le
impazienze, con gli altri, con se stessi con gli imprevisti o con le prove
della vita, sono innumerevoli in questo mondo. Le mancanze di fede quando ci
preoccupiamo delle nostre cose, quando non ci affidiamo a Dio sono parimenti mancanze
da confessare. Così come la paura, che un figlio di Dio mai deve avere. La
tristezza è mancanza alla gioia dei figli di Dio e deve essere confessata. La
mancanza di fiducia che porta allo scoraggiamento, o all’angoscia o alla
disperazione, deve essere confessata. Infine le innumerevoli suscettibilità,
permalosità, continue ricerche di riconoscimenti e attestazioni, di stare al
centro dell’attenzione; il lamentarsi in continuazione di tutto e di tutti; il
biasimare gratuitamente l’operato altrui anziché pregare per lui; lo sciupare
il tempo oppure il non saperlo ben organizzare; il disordine nel tenere la propria
casa, il proprio luogo di lavoro e anche la propria persona vestendo in maniera
sciatta o trasandata; la grossolanità e la mancanza di delicatezza nel nostro
rapporto con Gesù, sia quando stiamo in Chiesa o nella preghiera; la perdita
della pace interiore dovuta a preoccupazioni inutili, contraria alla
mansuetudine dei figli di Dio.
Lo Spirito Santo, che sempre è bene sempre invocare prima della confessione, ricorrendo lodevolmente anche all'intercessione di san
Michele, guiderà chi lo desidera ad una sempre maggiore conoscenza di sé per
una celebrazione sempre più fruttuosa di questo sacramento. La confessione di
devozione andrebbe fatta (bene) almeno una volta al mese. Una volta ogni otto
giorni per chi desidera compiere un cammino di seria e profonda santificazione.
