Stemma di don Leonardo Maria Pompei Don Leonardo Maria Pompei Sacerdote · Apostolato

Blog · 2018-05-11

La diversificazione del popolo di Dio

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Ribadita la "chiamata universale alla santità" di tutti i membri del popolo di Dio, è opportuno conoscere e approfondire le tre condizioni fondamentali che può assumere la vita dei battezzati, in modo che ciascuno dei membri di questi tre stati di vita - splendidi ma diversi l'uno dall'altro - possa santificarsi ordinariamente, in fedeltà ai carismi, alle funzioni e alle caratteristiche del proprio stato. 

Abbiamo a suo tempo visto come la Chiesa sia anzitutto la comunità dei discepoli di Gesù radunata in un un unico popolo - il popolo santo di Dio - in cui si entra non per ragioni di sangue o di territorio (come nei comuni popoli della terra) ma per la rigenerazione divina operata dal sacramento del battesimo, che conferisce a tutti i membri di questo popolo la sublime e comune dignità di figli di Dio (per adozione) ed è anche il fondamento della condizione di uguaglianza sostanziale tra di essi. Tuttavia, all’interno di questo popolo, ci sono delle funzioni diversificate, vari uffici e ministeri, una pluriforme apertura vocazionale, degli stati di vita ben determinati e perfino alcune differenze essenziali, come quella - per esempio - tra il sacerdozio comune o battesimale e quello ministeriale, i quali, come vedremo differiscono non solo per grado ma anche per essenza.
La Lumen gentium mostra la pluriforme e mirabile conformazione della Chiesa in tre distinti capitoli, dedicati ciascuno all’approfondimento di ciascuna delle tre condizioni fondamentali che può assumere la vita dei battezzati: membri della sacra gerarchia, ossia viventi nello stato clericale; uomini e donne consacrati a Dio con quel particolare legame che è la professione dei consigli evangelici, ossia i religiosi; infine i fedeli laici, che vivono la vocazione battesimale rimanendo nel mondo ossia, come vedremo, santificando il mondo e santificandosi nel mondo. L’ordine di trattazione scelto dalla Costituzione non è casuale. C’è dapprima il capitolo dedicato alla costituzione gerarchica della Chiesa, con un particolare approfondimento dell’episcopato che completa il discorso dogmatico sul Sommo Pontefice che fu fatto un secolo prima dal Concilio Vaticano I (Costituzione Pastor aeternus, 1870). Segue (quarto capitolo) la trattazione sui fedeli laici, alla cui santificazione il sacerdozio ministeriale è essenzialmente ordinato, che è lo stato in cui si trova la maggior parte dei battezzati e che doveva essere qualificato non semplicemente per “difetto” o in negativo (un laico è semplicemente un fedele non religioso e non appartenente al clero) ma individuandone e valorizzandone le peculiarità proprie con una descrizione “al positivo”. Prima del capitolo dedicato ai religiosi - il sesto - viene opportunamente inserito un capitolo di passaggio dedicato alla “vocazione universale alla santità” di tutti i membri del popolo di Dio (il quinto). Anche questa è una precisazione non casuale e quanto mai opportuna, in quanto nella spiritualità classica, lo stato religioso (insieme all’ordine episcopale) veniva denominato “stato di perfezione”, per il giustissimo rilievo che - da un punto di vista oggettivo - l’ordine episcopale (in quanto pienezza del sacerdozio ministeriale) e la professione dei consigli evangelici (che rappresentano il massimo di ciò che si può donare al Signore) rappresentavano una condizione ottimale per tendere alla santità. Purtroppo, storicamente, tali giusti principi sono stati talora declinati in forma distorta, fino a giungere a pensare che la santità fosse appannaggio di soli frati e suore, mentre ai poveri fedeli laici sarebbero state a priori precluse le vette della perfezione perché troppo impelagati in quel brutto mondo dove il male e le tentazioni la fanno da padroni impedendo di raggiungere una grande santità. È chiaro che questo distorto cliché non ha mai ricevuto alcun tipo di avallo ufficiale da parte della Chiesa, ma non ha mancato di circolare e condizionare (al ribasso) soprattutto il cammino di santificazione dei fedeli laici. Per cui il Concilio, pur ribadendo che la vita religiosa è una forma di vita di per sé eccellente, ha voluto porre l’accento sulla accessibilità a tutti del cammino verso la santità, responsabilizzando ogni singolo stato di vita e definendo gli ambiti e i carismi propri di ciascuno di essi.
È bene al riguardo porre subito alcune precisazioni, utili a mio avviso anche per comprendere alcuni scenari della vita ecclesiale attuale. Come vedremo la Lumen gentium è molto chiara, esplicita e precisa nel far comprendere come l’unica vocazione alla santità preveda forme e modalità ben distinte (a volte addirittura speculari) di attuazione. I laici hanno l’indole della secolarità, cioè il compito di santificare le realtà mondane e temporali (portandovi il regno di Dio) e santificarsi in esse: la famiglia, il lavoro, la politica, la cultura, lo sport, il tempo libero. I sacerdoti e i vescovi hanno come ambito di santificazione la cura pastorale del popolo di Dio nell’esercizio del loro ministero di santificare attraverso la predicazione, l’amministrazione dei sacramenti e il governo del popolo santo di Dio, con il dovere di astenersi dalle attività cosiddette “profane”. I religiosi si santificano con la fedeltà ai consigli evangelici e l’obbedienza alla regola dell’istituto a cui appartengono, con tutti i corollari annessi alla diversificazione (più che legittima) dei vari istituti di vita consacrata: di vita contemplativa e attiva, claustrale o non, di vita apostolica o con carisma di carità, di educazione, etc.
Cosa è successo più di qualche volta negli ultimi decenni? Due speculari fenomeni micidiali: la clericalizzazione dei laici e la secolarizzazione del clero e dei consacrati. Molti laici hanno frainteso la loro “promozione e valorizzazione” intendendola solo come progressiva partecipazione a compiti un tempo ritenuti strettamente clericali. Sacerdoti e religiosi, dal canto loro, hanno cominciato sovente ad assumere funzioni, stili e anche comportamenti esteriori ispirati a modelli eminentemente laicali. Conseguenza di questo è stato, evidentemente, il disordine e una certa confusione, che non ha mancato, purtroppo, di rendere un poco opaca la bellezza divina della Chiesa. Ad avviso di chi scrive molto ci sarebbe da pensare e da lavorare per un sostanziale riordino delle idee che faccia in modo che ciascuno dei membri di questi tre splendidi stati di vita - splendidi ma diversi l’uno dall’altro - ricominci a santificarsi ordinatamente, ossia in ossequio e fedeltà ai carismi, alle funzioni e alle peculiarità del proprio stato. I chierici facciano bene i chierici; i religiosi siano degni consacrati; i laici vivano da laici e vadano nel mondo per santificarlo e raggiungere anche i lontani. Il tutto nello spirito di profonda comunione, collaborazione, complementarietà e unità che caratterizza e deve caratterizzare la vita ecclesiale. Il volto della Chiesa splenderebbe assai più radioso e i benefici di ciò non tarderebbero a ricadere e ridondare sul mondo. A beneficio davvero di tutti. E senza dannose confusioni o letali fraintendimenti.

Articolo di Don Leonardo Maria Pompei — Blog.