Stemma di don Leonardo Maria Pompei Don Leonardo Maria Pompei Sacerdote · Apostolato

Blog · 2024-05-11

La dottrina sociale della Chiesa

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In questo articolo, è bene spendere qualche parola sulla cosiddetta “dottrina sociale della Chiesa”, ovvero quel corpo unitario di insegnamenti magisteriali della Chiesa inerenti questioni di natura economica, sociale e politica, il cui punto di inizio è tradizionalmente fatto coincidere con l’enciclica Rerum Novarum (1891) di Papa Leone XIII e che, passando per altri importanti e sempre più frequenti interventi, tra cui la Costituzione Gaudium et spes del Concilio Vaticano II (1965), le lettere encicliche Populorum Progressio (1967) di Paolo VI e Centesimus annus (1991) del beato Giovanni Paolo II, ha trovato un’ultima elaborata e compiuta esposizione nella recente enciclica Caritas in veritate (2009) di Papa Benedetto XVI.
La motivazione contingente per cui si è venuto, quasi spontaneamente, generando e articolando questo peculiare corpus dottrinale, è da rinvenire nelle mutate circostanze socio-economiche determinatesi dopo quell’epocale evento del XIX secolo noto come “rivoluzione industriale”, che ha letteralmente stravolto e cancellato millenni di stili e consuetudini economiche fino a portarci, come tutti sanno, all’attuale situazione di economia di mercato globalizzata. È noto che furono, disgraziatamente, i comunisti, nella seconda metà del 1800, a cavalcare la causa della difesa contro le ingiustizie e le vessazioni ordite dai “capitalisti” a danno dei poveri operai (ingiustizie, peraltro, vere e reali), fornendo però una lettura storica e, soprattutto, delle soluzioni che erano letteralmente agli antipodi del pensiero, dell’antropologia e della morale cattolica. Era un campo che la Chiesa non poteva e non doveva lasciare in mano ai nemici di Dio che, purtroppo, come di fatto è avvenuto, ingannando tanta povera gente in perfetta buona fede conquistarono larghissimi consensi, portando al dramma della creazione degli Stati comunisti, piaga purtroppo non ancora sanata, se si pensa che oltre un miliardo di cinesi (e non solo loro) vivono sotto il giogo sinistro della bandiera rossa marchiata con la falce e il martello.
A partire da quel memorabile e deciso intervento del “Papa del Rosario”, il Magistero della Chiesa intervenne, a più riprese (soprattutto a partire dagli anni ’60) per dare dei criteri di orientamento per la vita sociale dei cristiani, non certo con la pretesa di sostituirsi alle autorità preposte al governo e alla scelta degli indirizzi politici ed economici da dare agli Stati (meno che mai nell’attuale contesto culturale caratterizzato dai cosiddetti Stati “laici a-confessionali”), ma semplicemente in obbedienza al suo mandato di operare per la salvezza delle anime, che sono inevitabilmente toccate e coinvolte dalle questioni sociali, politiche ed economiche. Come ben spiega il Catechismo della Chiesa Cattolica, “la Chiesa dà un giudizio morale in materia economica e sociale, quando ciò sia richiesto dai diritti fondamentali della persona o dalla salvezza delle anime”, interessandosi “degli aspetti temporali del bene comune in quanto sono ordinati al bene supremo” (CCC 2420). Non si tratta, dunque, di indebita invasione di campo o di violazione di competenze: la Chiesa si occupa di queste cose in vista del bene delle anime.

Ciò detto – intendendo con ciò concludere la sezione dedicata al settimo comandamento – vediamo i principali punti dottrinali che costituiscono la dottrina sociale della Chiesa, che, a mio avviso, si possono così sintetizzare. 1) Il primato della persona e della famiglia rispetto allo Stato. La Chiesa ha sempre condannato la megalomania degli Stati etici, sia di destra che di sinistra, che pretendono di fare dello Stato il “deus ex machina” a cui tutto e tutti devono piegarsi e che si arroga il diritto di “educare” i propri membri meglio e prima delle cellule fondamentali a ciò preposte. 2) Il rifiuto delle ideologie totalitarie atee (comunismo) e del suo opposto politico, ovvero il capitalismo liberista, che pretende di lasciare in balia della legge di mercato nuda e cruda la regolazione dei rapporti economici tra Stati, imprese e persone. 3) Una posizione di moderata accoglienza del modello democratico di governo, e un occhio di favore verso il cosiddetto “Welfare”, ovvero un ampliamento delle sfere di competenza dello Stato per la tutela dei più deboli, senza che ciò degeneri in statalismo e assistenzialismo. 4) La tutela dei diritti dei lavoratori più immediatamente attinenti alla vita di fede, quali il riposo domenicale, il diritto alla vita (e quindi la doverosa tutela della maternità), il giusto salario, la predisposizione delle varie forme di tutela e di salvaguardia delle posizioni più deboli nel mercato. 5) I princìpi di solidarietà (tra Stati e dentro ogni singolo Stato) e sussidiarietà nella gestione delle risorse dello Stato. Si intende con ciò una disponibilità operosa all’aiuto reciproco dinanzi a situazioni di bisogno e povertà e, al tempo stesso, un decentramento, laddove è possibile, di competenze e attribuzioni che permetta alla istituzione localmente più vicina di intervenire a tutela dei problemi economici e sociali dei cittadini. 6) La salvaguardia della pace e della concordia tra le nazioni come obiettivo primario e prioritario e la predilezione ordinaria e sistematica dei mezzi diplomatici e pacifici per la soluzione delle controversie tra gli Stati. 7) Attenzione privilegiata al bene comune degli Stati e ad una ragionevole regolamentazione del mercato e delle iniziative economiche, onde non scadere in una sorta di liberismo selvaggio. 8) La promozione e la tutela, in tutte le forme e a tutti i livelli, della famiglia fondata sul matrimonio come cellula primaria della Chiesa e dell’umano consorzio, unitamente alla lotta decisa a tutto ciò che, dal di dentro o dal di fuori, possa minare l’unità e la stabilità della famiglia naturale fondata sul matrimonio. 9) Una giusta rivendicazione del diritto della Chiesa di avere e gestire proprie scuole, dove si impartiscano, a tutti i livelli, gli insegnamenti delle comuni discipline umanistiche o scientifiche dentro un contesto di fede e di moralità, unitamente alla richiesta agli Stati perché questo diritto non resti solo sulla carta (così è di fatto quando le scuole private non sono parificate a quelle pubbliche). 10) Il rifiuto della guerra come strumento di soluzione delle controversie e, sempre di più, una tendenziale condanna verso la pena di morte, ferme restando le posizioni tradizionali sulla cosiddetta guerra “giusta” o inevitabile (che coincide con la “legittima difesa con la forza militare”: CCC 2309) e sulla non illiceità assoluta, in linea di principio, della pena di morte (CCC 2266: “l’insegnamento tradizionale della Chiesa ha riconosciuto fondato il diritto e il dovere della legittima autorità di infliggere pene proporzionate alla gravità del delitto, senza escludere, in casi di estrema gravità, la pena di morte”).



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