Che cos'è, cosa comporta, cosa produce
Cominciamo con questo articolo la trattazione delle virtù cristiane in senso stretto, quelle cioè che vengono infuse con il sacramento del Battesimo insieme alla grazia santificante, cominciando anzitutto da quelle specificamente, precipuamente ed eminentemente caratteristiche dei figli di Dio: la fede, la speranza e la carità. Menzionate espressamente ed insieme dall’Apostolo delle genti al termine del celebre "inno alla carità” (cf 1Cor 13,13), esse costituiscono il patrimonio sublime e divino di coloro che ricevono la grazia immensa e straordinaria di essere battezzati. Devono però essere custodite e coltivate, perché si possono facilmente perdere e non giungono a maturazione e perfezione senza un costante e continuo lavoro ascetico riguardante il loro esercizio in tutte le circostanze della vita. Troviamo una prima definizione della fede nella lettera agli Ebrei: “fondamento delle cose che si sperano e prova di quelle che non si vedono” (Eb 11,2). Su questa base san Tommaso d’Aquino ha elaborato la seguente definizione della fede: “abito intellettivo con cui inizia in noi la vita eterna e che fa aderire l’intelletto a realtà che non appaiono, ossia di per sé inevidenti”. La definizione è molto bella, alta e profonda e fa cogliere tutti i tratti essenziali di questa virtù, che Dio ha designato come primo e principale strumento di accesso alla salvezza. Anzitutto è un abito (cioè una disposizione stabile positiva) intellettivo. La fede illumina l’intelletto, mettendolo in contatto con informazioni, notizie e contenuti a lui estranei e sconosciuti e che sono del tutto inevidenti, cioè ignorati e non conoscibili con gli strumenti ordinari dell’intelletto ed ha come primo e principalissimo oggetto il credere fermamente e senza alcun dubbio nella vera divinità di Cristo. Si pensi solo a qualche esempio di verità di fede: la Trinità di Dio, la divinità di Cristo, la natura divina della Chiesa, l’esistenza di una vita oltre la morte, il concetto stesso di peccato, etc. Fa iniziare in noi la vita eterna in un duplice senso: primo, perché senza la fede non si può essere battezzati e non si può in nessun modo essere salvati; secondo perché avendo l’accesso alle verità di fede, si comincia a vivere fin da questa terra in modo divino e soprannaturale (come scrive anche in questo caso san Paolo: “il giusto vive di fede”, cf Gal 3,11 e Rm 1,17), dal momento che le scelte, lo stile di vita, i grandi orientamenti dell’esistenza sono illuminati e orientati dall’orizzonte della fede, che inevitabilmente è e deve essere sempre totalizzante e onnicomprensivo. L’oggetto della fede è anzitutto Dio e secondariamente tutte le verità di fede e i dogmi che direttamente o indirettamente lo riguardano. Si tratta di una virtù necessariamente infusa sia dalla parte dell’oggetto (mai l’intelletto potrebbe apprendere da se stesso i dogmi e le verità di fede) sia dalla parte del soggetto, dal momento che nessuno, con le sole sue forze, potrebbe elevarsi ad aderire a verità che lo innalzano al di sopra della propria natura, cosa del tutto impossibile senza una preventiva e necessaria mozione della Grazia. La fede comporta tre tipi di atti da parte del soggetto: primo, adesione piena e incondizionata a tutti i contenuti delle verità rivelate (sant’Agostino chiamava questo aspetto, “credere Deum”); secondo, obbedienza assoluta e incondizionata a Dio che è l'autore della fede, fondata sul fatto che Egli non si sbaglia né può sbagliare, non si inganna né può ingannare e pertanto tutto ciò che rivela è degno di fede assoluta (sant’Agostino chiamava questo secondo aspetto, “credere Deo”); terzo, adesione esistenziale e amorevole a Dio e a ciò che Egli rivela, in modo tale che tutta la vita diventi totalmente informata dalle verità di fede e culmini nella preghiera, nella lode e nella carità (sant’Agostino chiamava questo terzo ed ultimo aspetto, “credere in Deum”). Infusa con il sacramento del Battesimo, la fede cresce con la preghiera, la frequentazione dei sacramenti, lo studio e l’approfondimento delle verità di fede, attraverso l’ascolto di buone prediche, la partecipazione a sane catechesi, la lettura del Vangelo e delle opere di spiritualità, la conoscenza e l’approfondimento del catechismo. La trascuratezza di queste cose porta alla progressiva e graduale perdita della fede, che rimane, come spiega san Tommaso, solo come una sorta di radice informe (e infruttuosa) ma incapace di svolgere il suo compito di orientamento totalizzante della vita e delle sue scelte. Ovviamente anche il peccare mortalmente o, peggio, vivere abitualmente in vizi e peccati fanno morire la fede, lasciandola languire al suo stato informe. Ci sono anche dei peccati direttamente e formalmente contrari alla fede: l’incredulità e la bestemmia contro lo Spirito Santo. Di essi e delle loro specie parliamo dettagliatamente in altri articoli ad essi espressamente dedicati.

