Oltre alle cinque specie -quantità, raffinatezza, squisitezza, tempo e modo- la gola ha anche cinque “figlie”, ossia cinque umilianti e degradanti conseguenze prodotte dal darsi in maniera sconsiderata agli atti di questo vizio. Anzitutto l’ottusità dei sensi, consistente nella perdita della capacità della mente di intendere, fenomeno che si verifica non solo nei casi di ubriachezza, ma anche in seguito a luculliani bagordi in cui, pur senza alzare troppo il gomito, si lavora troppo di “posate”, eccedendo al di là di ogni ragionevole misura il limite della sazietà. Segue la “sciocca allegria” (come soleva definirla san Bernardo) – condizione ben diversa dalla gioia serena e profonda che vivono sempre i figli di Dio che fanno la sua volontà – consistente nell’abbandonarsi a risate crasse e grossolane, a causa della perdita del controllo dei freni inibitori. Mentre dunque i figli di Dio sorridono sempre, i figli (viziosi) del mondo ridono troppo e disordinatamente, attualizzando con estrema precisione e puntualità l’adagio coniato dalla saggezza (pagana!) degli antichi romani: “risus abundat in ore stultorum”. Altra degradazione a cui porta il vizio della gola è la scurrilità, ovverosia la disonestà o buffoneria nell’uso delle parole, segnate da trivialità, volgarità o sconcezza. Per la verità nel nostro corrotto mondo questa brutta abitudine si trova (quasi universalmente) anche in personaggi in perfetta forma e linea impeccabile, che si ritrovano ad essere biechi (anche se, si spera, ignari) imitatori dell’indicibile volgarità dei demoni, attestata da chiunque conosca anche a solo titolo informativo questo oscuro ma realissimo mondo. È tuttavia indubbio che il vizio della gola predispone e fomenta in modo particolare e specifico il parlare sporco e scurrile. Quando poi il linguaggio non dovesse scadere in tali bassezze – da cui l’Apostolo ammonisce i figli di Dio dal guardarsi con risolutezza senza facili minimizzazioni etiche (cf Ef 5,3-4: “Quanto alla fornicazione e a ogni specie di impurità o cupidigia, neppure se ne parli tra voi, come si addice a santi; lo stesso si dica per le volgarità, insulsaggini, trivialità: cose tutte sconvenienti. Si rendano invece azioni di grazie!”) – senz’altro si incorre nel “multiloquio”, comunemente denominato “logorrea”, ovvero in un’inutile, sciocca, fastidiosa e inopportuna proliferazione di parole vane, stolte e insensate, causate dall’euforia conseguente l’appagamento dei piaceri della tavola. Infine – e quest’ultima è la più grave delle conseguenze di quest’ultimo vizio capitale – abbiamo “l’immondezza”, ossia un assecondare la passione della libidine fino all’incontinenza, abbandonandosi sfrenatamente alle varie specie di atti propri della lussuria, che non per nulla è stretta parente di questo vizio, consistendo al pari di questi in un appagamento disordinato dei piaceri venerei.
Volendo terminare questo lungo itinerario alla scoperta della bruttezza dei vizi capitali, mi vengono in mente le splendide e quanto mai eloquenti parole dell’Apostolo, che descrivono – netta – la distanza abissale tra i viziosi (che si abbandonano alle passioni dei sette vizi capitali) e i virtuosi (che vivono secondo gli atti delle tre virtù teologali e delle quattro virtù cardinali). Le riporto per esteso, seguendo l’ordine paolino che, dopo aver presentato la nefandezza delle opere della carne enumera lo splendore dei frutti dello Spirito. Siano essi sempre presenti e vivi nelle anime di tutti coloro che hanno avuto la bontà e la pazienza di seguire questo lungo itinerario. “Vi dico dunque: camminate secondo lo Spirito e non sarete portati a soddisfare i desideri della carne; la carne infatti ha desideri contrari allo Spirito e lo Spirito ha desideri contrari alla carne; queste cose si oppongono a vicenda, sicché voi non fate quello che vorreste. Ma se vi lasciate guidare dallo Spirito, non siete più sotto la legge. Del resto le opere della carne sono ben note: fornicazione, impurità, libertinaggio, idolatria, stregonerie, inimicizie, discordia, gelosia, dissensi, divisioni, fazioni, invidie, ubriachezze, orge e cose del genere; circa queste cose vi preavviso, come già ho detto, che chi le compie non erediterà il regno di Dio. Il frutto dello Spirito invece è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sé; contro queste cose non c`è legge. Ora quelli che sono di Cristo Gesù hanno crocifisso la loro carne con le sue passioni e i suoi desideri. Se pertanto viviamo dello Spirito, camminiamo anche secondo lo Spirito” (Gal 5,16-25).
A lode e gloria di Gesù Cristo e della Santissima Vergine Corredentrice. Amen!
