Stemma di don Leonardo Maria Pompei Don Leonardo Maria Pompei Sacerdote · Apostolato

Blog · 2024-01-25

Le cinque specie del peccato della gola

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L’ultimo vizio capitale è, ordinariamente, considerato di non rilevante gravità e, quindi, tranquillamente relegato nella specie vezzeggiativamente denominata dei “peccatucci”. La gola, come vedremo, è senz’altro nella maggioranza dei casi un peccato veniale. Ma, oltre al fatto che in alcune circostanze può diventare particolarmente grave, sottovalutarlo rappresenta un grande male per l’anima, dal momento che nel nostro opulento mondo occidentale almeno tre volte al giorno abbiamo a che fare con “occasioni prossime e inevitabili di peccato”, visto che colazione, pranzo e cena sono immancabili appuntamenti quotidiani. Si deve mangiare, tuttavia, per vivere e non vivere per mangiare. Questa tipica frase dell’ascetica cristiana e la sua ordinaria trasgressione da parte dei più, spingeva il santo Curato d’Ars ad affermare, non senza una certa ironia, che a tavola comincia la vita del corpo e finisce quella dell’anima. Cerchiamo di focalizzare attentamente la fattispecie in questione. 
La gola, insieme alla lussuria, appartiene a quella particolare specie di piacere che sono “i piaceri della carne” e consiste nel godimento sensibile dei piaceri del tatto legati a cibi e bevande. La virtù “incaricata” di combattere il vizio della gola è quella cardinale della temperanza, nella sua specificazione particolare che è l’astinenza. Ha cinque specie e cinque figlie: tempo, modo, quantità, raffinatezza e squisitezza sono le specie; ottusità dei sensi, sciocca allegria, scurrilità, multiloquio e immondezza sono le figlie.
In generale, in via preliminare, bisogna anzitutto affermare, con tutto il Nuovo Testamento, che tutti i cibi sono puri e mondi (non esistono cibi e bevande “proibiti”) e che Dio ha creato varie specie di gusti e sapori perché i suoi figli se ne cibassero santamente in spirito di riconoscenza, gratitudine e rendimento di grazie nei confronti del Creatore. Non può dunque certamente definirsi peccato di gola il fatto di provare un naturale piacere durante i processi di nutrizione, ancor meno se, come doveroso, prima di consumare i pasti (e anche dopo…) si ringrazia il Creatore per il dono del cibo materiale, che serve comunque a sostenerci in forze durante la giornata terrena per ben servire Dio e compiere in noi la sua volontà. 
I problemi nascono, come in tutti i vizi, dall’uso distorto e alieno dai voleri di Dio di questi doni che Egli amorevolmente offre ai suoi figli. Mangiare troppo, al di là del necessario, è dunque la prima specie del vizio della gola non certo per le sgradite conseguenze “estetiche” che produce (che rappresentano una “spia” del fatto che stiamo eccedendo le risorse necessarie al nostro fabbisogno), ma perché rappresenta un oggettivo disordine, un concedere alla parte meno nobile di noi stessi più di ciò di cui ha bisogno con conseguenze negative, peraltro, sulla vita interiore. E’ noto, infatti, che l’eccessiva alimentazione produce appesantimento, stanchezza, sonnolenza, tendenza all’oziosità, cose tutte che rappresentano dei veri e propri ostacoli sia alla vita spirituale che all’adempimento dei doveri. Ordinariamente, peraltro, si mangia troppo per ragioni dovute ad altre due specie del peccato di gola che sono la raffinatezza (mangiare solo cibi ottimamente cucinati) e la squisitezza (mangiare cibi in se stessi particolarmente lauti o costosi). Generalmente, dunque, si definisce “goloso” chi concentra in sé una sorta di cocktail di queste prime tre specie di questo vizio capitale: quantità (mangiare più del necessario), raffinatezza (solo cibi ottimamente preparati, facendo invece gli schifiltosi o anche gettando cibi non elaborati) e squisitezza (solo cibi particolarmente stimolanti il palato e non cibi semplici o grossolani). Le specie del vizio della gola si completano con la modalità (mangiare troppo voracemente) e con il tempo (mangiare fuori orario). Come già detto, a meno che la materia non diventi di per sé grave (come accade in chi, a causa della persistente golosità diviene obeso, mettendo a repentaglio la salute), i peccati di gola solo ordinariamente veniali. Ma oltre al danno proveniente dalla loro frequente ripetizione, si pensi ad altri peccati (più seri) che ordinariamente accompagnano il vizio della gola: gettare o lasciare il cibo poco gradito, rimproverare chi ha cucinato in maniera poco raffinata, lamentarsi (generalmente con le mogli) per il poco gusto dei cibi, sperperare denaro in cibi di lusso quanto meno inopportuni sulle tavole dei figli di Dio (salvo rare e ben circoscritte eccezioni), etc.. Un vizio, dunque, da non prendere sottogamba, ma da combattere con le armi della temperanza, del digiuno e dell’astinenza e con tante piccole salutari mortificazioni, volte ad evitare di diventare schiavi di ciò che deve essere usato solo come mezzo (anche se naturalmente gradevole) per vivere in buona salute al servizio di Dio e del bene delle anime.




Articolo di Don Leonardo Maria Pompei — Blog.