Stemma di don Leonardo Maria Pompei Don Leonardo Maria Pompei Sacerdote · Apostolato

Blog · 2017-06-09

L'incontro arcano e ineffabile del divino e dell'umano

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SAN CIRILLO CONTRO NESTORIO

Come sant'Atanasio fu l'eroe del Concilio di Nicea al tempo dell'eretico Ario, così san Cirillo, anche lui Vescovo di Alessandria, fu il più grande oppositore di Nestorio, il quale aveva erroneamente interpretato il mistero dell'Incarnazione e fu poi condannato dal Concilio di Efeso



Dopo la piaga dell’arianesimo che misconosceva la vera divinità del Verbo eterno di Dio (a stento debellata) e quella dell’apollinarismo che stravolgeva il mistero dell’incarnazione riducendo l’umanità di Gesù a “solo corpo”, in cui, in luogo dell’anima razionale “abitava” la natura divina, anch’essa debellata dagli interventi soprattutto dei Pontefici, una nuova grande ferita si aprì nel mondo cattolico per la non corretta interpretazione  del mistero dell’incarnazione da parte di Nestorio (381-451) che fu arcivescovo di Costantinopoli dal 428 al 431. Semplificando il suo pensiero allo scopo di renderlo comprensibile e accessibile, egli sostanzialmente sosteneva che in Gesù ci fosse non una sola persona, ma due persone (una umana e una divina) unite tra loro da un vincolo che potremmo definire “morale”. Conseguentemente, in base a questa visione, chiamare Maria Santissima col titolo di “Madre di Dio” sarebbe stato non corretto, dovendo piuttosto parlarsi di “Madre di Gesù”, non potendo - sempre a dire di Nestorio - essere concepibile che una creatura (quale appunto la Santa Vergine Maria) generasse la persona divina del Verbo (che, piuttosto, è eternamente generato dal Padre). Si badi di notare - come avviene  in tutte le eresie - la sottigliezza dei ragionamenti e l’apparente congruenza delle conclusioni. Ma, come in tutte le eresie, c’è sempre qualche premessa o antecedente erroneo (lì è la sua radice) da cui si traggono, inevitabilmente, inferenze del tutto  erronee e sbagliate.
Come sant’Atanasio, vescovo di Alessandria, fu “l’eroe e il leone” del Concilio di Nicea contro l’eretico sacerdote Ario di Alessandria, così san Cirillo di Alessandria (370-444), anche lui titolare della grande cattedra alessandrina, fu il più grande oppositore di Nestorio, ingaggiando con questi una profonda ed erudita polemica epistolare, i cui contenuti dottrinali furono perfettamente recepiti dal Concilio ecumenico di Efeso (431), che accolse le posizioni dottrinali di san Cirillo di Alessandria condannando Nestorio, che fu deposto peraltro dalla cattedra di Costantinopoli e ridotto allo stato laicale. Il Concilio di Efeso affermò che in Gesù Cristo c’è una sola persona divina, ossia il Verbo eterno del Padre, il Figlio di Dio, la seconda Persona della Santissima Trinità, che realmente si è incarnata, cioè ha unito, nell’unità della sua Persona divina, alla natura divina che da sempre ha e che è generata dal Padre, una natura umana creata per opera dello Spirito Santo nel grembo e dalla vera carne della beatissima e sempre Vergine Maria. Ella, per questo motivo, non solo può ma deve chiamarsi con perfetta verità Madre di Dio, non certo per il fatto di aver generato la Persona Divina del Verbo o la sua natura divina, ma perché Colui che è sceso in Lei, prendendo da Lei la “materia” della sua umanità sensibile (ossia il corpo animato dall’anima razionale creata da Dio) ed unendola in maniera eterna ed indissolubile (proprio perché si tratta di unione ipostatica e non semplicemente morale) è il Figlio di Dio. E se quando ci si chiede chi sia Gesù bisogna rispondere “il figlio di Dio incarnato”, quando ci si chiede di chi è Madre Maria santissima, occorre parimenti rispondere del “figlio di Dio incarnato”. Ma il figlio di Dio è, come sancì il Concilio di Nicea, “Dio da Dio e Dio vero da Dio vero”. Quindi la Madonna può, deve dirsi ed è (ovviamente in questo senso) davvero “Madre di Dio”. Per la sua dottrina cristologica, san Cirillo di Alessandria è passato alla storia come “Doctor incarnationis” (“Dottore dell’incarnazione”).
Vediamo ora nel dettaglio due passaggi della prima sezione (dottrinale) del Concilio di Efeso, riservandoci, nel prossimo articolo, di passare in rassegna e commentare tutti gli anatematismi conclusivi. 
Non diciamo, infatti, che la natura dal Verbo si sia incarnata mutandosi, né che fu trasformata in un uomo completo, composto di anima e corpo. Diciamo, piuttosto, che il Verbo, unendo a se stesso ipostaticamente una carne animata da un’anima razionale, si fece uomo in modo ineffabile […] Sono diverse, le nature che si uniscono, ma uno solo il Cristo e Figlio che risulta da esse; la differenza delle nature non è cancellata dall’unione, ma piuttosto la divinità e l’umanità formano per noi un solo Signore e Cristo e Figlio, con il loro incontro arcano ed ineffabile nell’unità (Denz 250).
Infatti non è stato generato prima dalla santa Vergine un uomo qualsiasi sul quale poi sarebbe disceso il Verbo: ma il Verbo si è unito con la carne fin dal seno della madre, è nato secondo la carne, accettando la nascita della propria carne. ... Perciò essi [i santi padri] non dubitarono di chiamare Madre di Dio la santa Vergine, non certo perché la natura del Verbo o la sua divinità avesse avuto origine dalla santa Vergine, ma, poiché nacque da lei il santo corpo dotato di anima razionale, a cui il Verbo è unito sostanzialmente, si dice che il Verbo è nato secondo la carne (Denz 251).

Articolo di Don Leonardo Maria Pompei — Blog.