Le sei specie della lussuria
Secondo san Tommaso d'Aquino, il vizio capitale della lussuria ha ben sei ambiti di specificazione, ossia le specie o se si preferisce le modalità particolari, specifiche e concrete con cui questo vizio si estrinseca: fornicazione, deflorazione, stupro, adulterio, incesto e vizio contro natura.
La fornicazione consiste nella congiunzione carnale tra due persone consenzienti al di fuori del sacramento del matrimonio, oppure nel compimento (sempre di comune accordo) di atti di libidine contro la pudicizia. La seconda forma è sempre peccaminosa, anche se posta in essere all’interno del matrimonio, dal momento che, in base al disegno divino riconosciuto e insegnato da sempre nella morale cattolica, la liceità del piacere sessuale si dà solo come coronamento dell’atto coniugale aperto alla vita compiuto da due persone unite dal vincolo sacramentale del matrimonio. Gli atti di cui si parla, sempre in base agli insegnamenti della costante morale cattolica sono leciti all'interno della relazione matrimoniale solo come preparatori dell’atto coniugale, ferma restando l’osservanza dei criteri oggettivi della legge naturale (per esempio un atto impuro contro natura non è mai lecito neanche se compiuto come preparatorio dell’atto coniugale). La fornicazione in senso stretto, invece, consiste in quelli che sono comunemente chiamati “rapporti prematrimoniali”. Si tratta di un peccato gravissimo, che tale resta nonostante tutte le rivoluzioni sessuali e culturali che abbiamo visto succedersi negli ultimi cinquant’anni. Le parole dell’Apostolo delle genti, semplici e forti (“Fuggite la fornicazione”, 1Cor 6,18), non hanno infatti perso nulla della loro forza cogente e obbligante. Questi peccati devono non solo essere completamente estranei alla vita dei figli di Dio, ma di essi non è lecito neppure parlare, come esorta di nuovo sempre san Paolo nella lettera agli Efesini (Ef 5,3).
Più grave ancora della fornicazione è la deflorazione, ovvero quel rapporto compiuto, sempre in modo consenziente e al di fuori del matrimonio, con una donna ancora vergine. Il danno compiuto da questo scelleratissimo atto, infatti, è irreparabile; per quanto ci si possa pentire e ottenere il perdono di Dio, la membrana che sigilla la verginità non potrà mai rimarginarsi e si perde la possibilità di poter dire al futuro sposo (umano o anche divino…) che, pur a costo di rinunce, ci si è conservati intatti in vista di un dono di amore integro, pieno, totale ed esclusivo. Questo, si badi, di certo non preclude l’accesso alla misericordia di Dio qualora ci si penta di tale peccato e se ne chieda perdono a Dio ed anche, se si cambia vita, alla possibilità di godere delle grazie e benedizioni di Dio sia sul matrimonio che sull'eventuale vita consacrata (ci sono alcuni santi che hanno peccato su questa materia); tuttavia il danno materiale e oggettivo che quest’atto produce è intrinsecamente e inesorabilmente irreparabile.
Tutti sanno che lo stupro è una grave forma di violenza carnale, sanzionata anche dal codice penale nella duplice modalità della violenza carnale e degli atti di libidine violenta. Alla malizia intrinseca della fornicazione e degli atti di libidine si aggiunge, in questo caso, anche l’ulteriore aggravante della violenza a cui la vittima, tuttavia, è tenuta moralmente a resistere con tutte le sue forze, come l’esempio luminoso ed eroico di una santa Maria Goretti ci ricorda e ribadisce. Analoghe considerazioni si possono fare sul delitto di incesto (unione sessuale tra parenti in linea retta o consanguinei in linea collaterale) che, fortunatamente, incontra la condanna penale di quasi tutti gli ordinamenti giuridici anche contemporanei, oltre che una viva repulsione nella coscienza sociale della collettività.
Diverso discorso vale per l’adulterio, ovvero la congiunzione carnale con persona già legata ad un’altra con il vincolo del sacramento del matrimonio, ormai da tempo depenalizzato in Italia e nel mondo in forza di legislazioni che consentono il divorzio. Agli occhi di Dio tale gravissimo delitto conserva tutta la sua abominevole gravità e nefandezza e se anche è diventato possibile commetterlo senza conseguenze davanti agli uomini (anzi, oggi addirittura con l’approvazione e il plauso di molti di essi), davanti a Dio non è né mai sarà così. Il perentorio “non licet” che il grande san Giovanni Battista sbatté in faccia all’adultero Erode Antipa (segnando con ciò la sua condanna a morte…) risuona oggi forte e chiaro come allora e guai a chi osasse stemperarne o minimizzarne la gravita morale. Si badi inoltre che la diffusione di materiale cinematografico, televisivo o comunque mediatico che inciti o “normalizzi” l’adulterio sarà, a detta del grande padre Pio, punito da Dio con severità e rigore.
